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Giuseppe Conte si è perso la Libia

Non hanno portato bene né all’Italia né alla Libia la trasferta pechinese di Giuseppe Conte e i suoi vertici col satrapo egiziano Al Sisi, con lo zar russo Putin, con il Primo Ministro etiope Amy, con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e con il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde.
Impressionato dall’appoggio americano ad Haftar, che lui stesso si è procurato dopo aver fatto imbestialire Trump per il suo ostinato appoggio al residuato marxista Maduro, e forse spaventato dalla dura presa di posizione di Haftar contro l’Italia, Conte ha improvvisamente e vilmente tolto l’appoggio dell’Italia a Serraj, spalancando le braccia a quello che Fathi Bashaga, attivissimo Ministro dell’Interno libico definisce a ragione “un Hitler in miniatura”.
Intanto intorno a Tripoli si scontrano i caccia governativi con quelli del golpista assediante, in una guerra che ha già fatto 300 morti, dei quali 90 bambini e 100 donne, duemila feriti e 45mila sfollati.
Problemi crescenti anche per la produzione di petrolio. La novità nella guerra sono gli sporadici e chirurgici raid con l’ausilio di droni per lo più da parte dell’aviazione di Haftar. Mohanned Younis, portavoce del Governo legittimo tripolino, accusa Haftar di “coprire le sconfitte militari bombardando con aerei stranieri i civili disarmati a Tripoli“. Secondo il Ministro dell’Interno di Tripoli Bashaga sabato notte i caccia di Haftar avrebbero colpito 9 km a sud-ovest di Tripoli, provocando 11 morti e trenta feriti. I caccia di Serraj avrebbero colpito posizioni e veicoli militari di Haftar a Souq el Khamis. Per precauzione l’Egitto ha chiuso il valico di confine con la Libia di Musaid-Salloum.
Bushaga non esclude un contrattacco e avverte che dopo la ritirata di Haftar la mappa politica della Libia sarà diversa da prima.

Giancarlo De Palo

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