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Elezioni israeliane, tutti pronti per l’«accordo del secolo», ma…

Oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Mosca per incontrare il presidente russo Vladimir Putin. È la prima volta che i due capi di Stato hanno un faccia a faccia da quando, a settembre, i siriani hanno accidentalmente abbattuto un aereo da ricognizione russo nel corso di uno degli attacchi israeliani in Siria.

Una settimana fa il tanto atteso incontro era saltato perché qualcosa all’ultimo aveva convinto Netanyahu a non partire. Il primo ministro aveva grane più grosse in casa.

In quelle ore la campagna elettorale israeliana aveva cambiato volto. Tre generali, Benny Gantz, Moshe Ya’alon e Gabi Ashkenazi, ciascuno con il proprio partito, si erano appena messi d’accordo per dare vita a un nuovo schieramento politico: “Kahol Lavan”, Blu e Bianco, come la bandiera del paese. Nell’alleanza era entrato anche Yair Lapid, leader di Yesh Atid, il principale partito di centro.

Per Netanyahu, che dal 2009 ha vinto ininterrottamente le elezioni puntando tutto sul desiderio di sicurezza degli oltre sei milioni di votanti, non sarebbe potuta arrivare notizia peggiore. La carriera militare dei tre generali parla da sola in fatto di sicurezza. Uno di loro, Ya’alon, in passato è stato ministro della Difesa dello stesso governo Netanyahu. A confermare la pericolosità degli avversari, domenica sono arrivati i risultati di un sondaggio ufficiale che ha dato vincente, anche se per pochi seggi, la nuova coalizione Blu e Bianco.

Ecco perché Netanyahu non è partito per Mosca: in quelle ore scadeva il termine per presentare gli schieramenti in vista delle elezioni del 9 aprile. E il primo ministro israeliano ha dovuto assicurarsi che tutti i partiti di destra, suoi potenziali alleati in una futura coalizione di governo, raggiungessero il quorum e restare in lizza con tutte le alleanze possibili. Tutti, compreso il partito estremista Otzmah LeYisrael, “forza a Israele”, fortemente antiarabo: una forza politica che molti a destra, anche nel Likud, il partito di Netanyahu, considerano apertamente razzista. Grazie alla nuova alleanza con un partito ultraortodosso, questa forza adesso è pronta per entrare nella futura coalizione di governo.

Almeno sulla carta. Perché le cose nella realtà dei giochi politici, in piena campagna elettorale, si stanno già mettendo diversamente. Queste elezioni riguardano Israele, è vero. Ma chi arriverà al governo a Gerusalemme, avrà necessariamente a che fare con qualcosa che ha già preso forma da diversi mesi: l’“Accordo del secolo”, il piano che l’amministrazione Trump ha pensato per risolvere una volta per tutte la questione palestinese. O almeno così si dice.

Lunedì, dopo che i sondaggi israeliani avevano dato per vincente Blu e Bianco, Jared Kushner, consigliere di Trump, in un’intervista a ‘Sky News Arabia’ faceva sapere che l’amministrazione americana “Vuole vedere i palestinese uniti sotto un’unica leadership che permetterà loro di vivere in dignità”. Uno stato? Non è ancora dato saperlo perché l’”Accordo del secolo” verrà reso pubblico solo dopo le elezioni israeliane, a governo fatto.

E mentre nella nuova coalizione Blu e Bianco non mancano i candidati a favore dei due stati, il problema di Netanyahu di fronte al misterioso accordo potrebbero essere proprio i partiti di estrema destra della sua futura coalizione di governo. Primo fra tutti Otzmah LeYisrael.

Yair Lapid, uno dei leader di Blu e Bianco, due giorni fa nel corso di un comizio ha lanciato un messaggio: se la sua coalizione vincerà, contatterà il Likud, il partito di Netanyahu, per formare un governo di unità nazionale.

Intanto su Netanyahu pesano parecchie incognite. Avichai Mendelblit, il procuratore generale che si sta occupando di tre casi di corruzione che coinvolgono il primo ministro, alla fine di questa settimana dovrà decidere se incriminarlo. E c’è anche altro: domenica un comitato statale ha stabilito che Netanyahu non potrà ricorrere a donazioni per pagare le sue ingenti spese legali e dovrà restituire quelle già incassate. Le pressioni su di lui sono fortissime.

In questi giorni si è aperto anche un caso giudiziario che rischia di indebolire il fronte ultraortodosso, pilastro delle alleanze di Netanyahu: il viceministro della Salute, Yaakov Litzman, uno dei leader dei partiti dell’estrema destra, è accusato di aver minacciato alcuni psichiatri per difendere una donna ultraortodossa sotto processo per crimini sessuali in Australia. La donna si trova in Israele e Litzman sta cercando di non farla estradare. La vicenda in questi giorni ha avuto una vasta eco sulla stampa israeliana.

La destra di Netanyahu e quella religiosa sono sotto pressione a poco più di un mese dalle elezioni. E intanto si delinea il disegno di una possibile alleanza tra i generali di Blu e Bianco e il Likud, con o senza Netanyahu. Tutto sembra “congiurare” perché in Israele in aprile si formi una coalizione di governo pronta ad accettare l’annuncio del nuovo “Accordo del secolo”. In pochi, però, sembrano preoccuparsi dell’altra grande incognita: quale leadership palestinese sarà pronta ad accettare l’accordo?

 

Monica Mistretta

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