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Cardito (NA): bimbo ucciso a colpi di scopa, confessa compagno della madre del piccolo




AGGIORNAMENTO 29 gen. – Ha confessato di aver ucciso il piccolo Giuseppe di 7anni a Cardito (NA), Tony Essoubti Badre, 24enne compagno della madre del piccolo, perché in un momento di follia, dopo aver visto che una sponda di un lettino che avevano appena comprato si era rotta, mentre i bambini giocavano li intorno, ha cominciato a prenderli a calci e pugni. Questa la motivazione sconcertante dell’uomo, che è nato in Italia da padre tunisino e madre italiana, e che è residente a Crispano, comune confinante di Cardito. Adesso è rinchiuso nel carcere di Poggioreale a Napoli, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, nell’attesa dell’udienza di convalida del fermo che dovrebbe avvenire domani. Ricordiamo che la sorellina di Giuseppe è ricoverata al Santobono di Napoli, con vari traumi al volto e al cranio.

LA NOTIZIA DELLA PRIMA ORA – E’ stato fermato dalla polizia il 24enne Tony Essoubti Badre, con l’accusa di aver ucciso a colpi di bastonate il figlio di 7 anni della sua attuale compagna e aver ferito la sorellina di 8 anni, che adesso si trova ricoverata al Santobono di Napoli con vari traumi alla faccia e al cranio e contusioni multiple sul corpo. Bedre ha colpito i figli della sua compagna a più riprese, tra sabato e domenica, fino a uccidere il piccolo di 7 anni, per poi uscire di casa lasciandoli in questo stato. La ricostruzione dell’aggressione è avvenuta, nonostante i traumi subiti, grazie alla piccola di otto anni che ha avuto la forza di raccontare alla polizia come e in quale modo erano stati vittime lei e il fratellino ucciso. Risparmiata la figlia di 4 anni, che l’uomo ha avuto con la mamma dei due ragazzini. La madre, al momento delle aggressioni, avvenute, come dicevamo, a più riprese tra sabato e domenica, non era presente e non si è accorta di nulla. Fortunatamente per la ragazzina stanno migliorando le condizioni di salute: non ha problemi motori ed è vigile. Tony Essoubti Badre, nato in Italia da padre tunisino e madre italiana, lavora come ambulante: messo sotto torchio dalla polizia per tutta la notte, continuare a negare ogni addebito, anche se la ricostruzione fatta dalla bimba è inequivocabile e aderente alla realtà delle percosse riportate.

 

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