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“Il populista Salvini non ha avuto abbastanza coraggio: l’Italia doveva uscire dall’Europa”… Parola di Tamburro

I lettori di LiberoReporter conoscono bene il precursore del sovranismo economico, il keinesiano Salvatore Tamburro, che abbiamo intervistato ormai molte volte nel corso degli anni. Siamo tornati da lui in questo difficile e delicato frangente della storia italiana, per conoscere, ora che la sua ideologia di nicchia si è trasformata in quella della maggioranza  governativa gialloverde, quali sia la sua attuale posizione.

Cosa pensa dell’attuale situazione economica?

L’attuale situazione economica italiana racconta di un governo, l’attuale come i precedenti, prono al diktat della Commissione europea e di scelte economiche che privilegiano solo Francia e Germania.
Pierre Moscovici (Commissario Ue) sembra essere indulgente col presidente francese Emmanuel Macron e severo col premier italiano Giuseppe Conte, dimenticando però che nei 10 anni trascorsi tra il 2008 e il 2017, la Francia ha sforato la soglia del 3% del deficit ben 9 volte!
Inoltre, va sottolineato che la famosa regola del “deficit al 3%” è letteralmente campata in aria: a supporto dei numeri, non esiste alcuna riflessione teorica (e lo ammette pure Guy Abeille, ideatore di questa regola, sotto l’allora governo di Mitterrand).
E che dire della Germania? Premetto che i tedeschi non mi stanno particolarmente simpatici; a maggior ragione quando pensano di dare “lezioni” di correttezza e di legalità agli altri Paesi. Pensassero a cosa stia accadendo in casa loro, in particolare alla Deutsche Bank: scandalo Libor, vendita allegra di Mbs, manipolazione del mercato dei cambi e dei metalli preziosi e, per ultimo, il peggior scandalo finanziario del post 2008, ovvero il riciclaggio di denaro operato dal ramo estone di Danske Bank, uno schema di aggiramento che potrebbe arrivare a un controvalore di 150 miliardi di dollari “ripuliti”.
In questo scenario apocalittico, l’Italia sembra essere l’alunno svogliato che va continuamente bacchettato e rimesso all’ordine. Credo invece che i rappresentanti di governo dovrebbero essere maggiormente coerenti con le promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale, in cui urlavano slogan come “Basta euro” o “Fuori dall’euro”, invece di chinare il capo a commissari europei non eletti da alcun cittadino europeo.

Quindi secondo Lei andava meglio la tanto criticata manovra originaria al 2,4%?

In realtà da un 2,4% ad un 2,04% cambia poco; di fatto non resta che ridurre le agevolazioni fiscali o valutare dismissioni immobiliari del patrimonio italiano, con riduzione della spesa pubblica. Ricordo che ridurre la spesa pubblica vuol dire offrire meno beni e servizi alla collettività. Nello scenario politico resta degna di nota questa preferenza pro Francia ed anti Italia, visto che Moscovici ha ribadito che “la Francia sarà l’unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019”.

Quindi la sua posizione è più radicale di quella dello stesso Governo Conte. Cosa pensa del sovranismo del rampante Salvini?

Sicuramente la mia posizione può apparire più radicale di quella di Salvini. Del resto se la tua casa è vittima di un incendio non puoi pensare di spegnere le fiamme con un bicchiere d’acqua. L’ideologia sovranista sta lentamente, ma progressivamente prendendo piede in tutta Europa, visto i danni finora inflitti dall’Unione europea, la cui ricetta economica si è rivelata nefasta per la classe media e per le piccole-medie imprese. Credo però che il vero sovranismo si riveli nei fatti, in azioni pratiche; invece finora sembra sono un valido strumento per raccogliere consensi politici tra i potenziali elettori.

E se fossi Lei al governo oggi al posto del bistrattato ministro dell’Economia Giovanni Tria, quali misure prenderebbe?

Ragionando per pura supposizione, visto che nella realtà, e soprattutto di questi tempi, non credo verrebbe mai nominato un economista keynesiano sovranista al Ministero dell’Economia, direi che avrei suggerito altre misure: 1) costituire una banca pubblica di interesse nazionale in grado di emettere moneta statale o, in alternativa, emettere delle cambiali autorizzate direttamente dal Tesoro quali sostitute dell’euro a corso legale; tali cambiali sarebbero state utilizzate e riconosciute per pagare le imprese che eseguono lavori pubblici o gli stessi dipendenti pubblici e riconosciute per il pagamento delle tasse; avrei stimolato la spesa pubblica in modo espansivo (il contrario dell’austerity subita finora), avrei disconosciuto le regole dell’Ue poichè contrarie alla Costituzione e agli interessi dei cittadini italiani (vedi fiscal compact, il six pack, il pareggio di bilancio); avrei, inoltre, applicato la teoria giuridica internazionale del “debito detestabile” per ripudiare tutto o parte del debito pubblico. Oggigiorno il mainstream ci fa credere che una uscita dall’euro sia impensabile, eppure la storia economia è colma di episodi di cambio di moneta e di ingressi/uscite da unioni monetarie, senza che avvenga alcuna apocalisse, come invece i sostenitori dell’Ue vorrebbero farci credere.

Il precedente della Brexit non è però certo invogliante!

Nella Brexit si è indetto un referendum e coloro che erano favorevoli al ritiro del Regno Unito dalla UE, eventualità a cui ci si è riferiti in genere come Brexit, sostenevano che la UE avesse un deficit democratico e che il fatto di essere membri minasse la sovranità nazionale. Ovvio che la Commissione europea e la Corte di Giustizia europea stanno dimostrando piena disponibilità affinché il Regno Unito possa ripensarci.

Sì, ma finora a rimetterci e a piombare nella confusione più totale è stato proprio il Regno Unito!

Perché stanno facendo di tutto per farlo ritornare nella temibile Ue. Anzi, bisogna dire che, guardando i dati la Gran Bretagna ha praticamente raggiunto la piena occupazione: i senza lavoro sono scesi al 4 per cento e si tratta di un livello considerato fisiologico per un’economia avanzata.

Giancarlo De Palo

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