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Siria: ancora accuse a Damasco di far uso di armi chimiche

La notizia che diverse persone siano state esposte  a gas cloro, dopo un bombardamento delle forze lealiste a Bashar al-Assad nella Ghouta orientale, è stata rilasciata dagli stessi ribelli, per mezzo della propria organizzazione sanitaria e non vi ancora alcuna conferma da altre fonti. Dal canto suo Damasco non ha emesso alcun commento ufficiale sulle accuse mosse dai ribelli, che hanno il controllo della zona da quattro anni. Di certo la tregua dichiarata tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, non è rispettata e già nella giornata di ieri è stata ripetutamente violata da entrambe le parti in conflitto. 

siria_banDiverse persone hanno riportato sintomi di esposizione al gas cloro dopo un raid del regime siriano sulla Ghouta orientale, sobborgo a est di Damasco in mano all’opposizione. E’ quanto denunciato in una nota dal servizio sanitario gestito dai ribelli che opera in quest’enclave sotto assedio da quattro anni. I raid rappresentano una violazione della tregua stabilita dalla risoluzione Onu, già violata ieri.

Secondo alcune testimonianze, è stato avvertito un forte odore di cloro dopo un’ “enorme esplosione” avvenuta nell’area di al-Chaifounia, località della Ghouta orientale. Almeno 18 persone sono state curate a causa dei sintomi di esposizione al gas a seguito dell’attacco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione con sede in Gran Bretagna, ha riferito che un bambino è morto per soffocamento nel sobborgo a est di Damasco, precisando tuttavia di non essere in grado di stabilire se il decesso sia legato all’uso di gas tossici.

L’esercito siriano non ha reagito a quest’informazione. Il regime di Damasco, dal canto suo, ha sempre negato l’uso di armi chimiche nella guerra con i ribelli.

Almeno 25 civili, tra cui sette bambini, sono rimasti inoltre uccisi nei raid aerei condotti su una delle ultime roccaforti del sedicente Stato islamico (Is) nella provincia siriana di Deir Ezzor, nell’est del Paese. Lo hanno riferito gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione con sede in Gran Bretagna. Secondo gli attivisti, il nuovo massacro è stato provocato dagli attacchi eseguiti ieri sul villaggio di al-Shafaah, definito dall’Osservatorio, “l’ultima sacca dello Stato islamico nella provincia di Deir Ezzor”.

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