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Puigdemont si dice pronto per il carcere… Ma aspetta l’estradizione e non tornerà di propria scelta

Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat catalana, destituito da Madrid e fuggito a Bruxelles per paura di essere arrestato dalle autorità spagnole, che lo accusano di sedizione, ribellione, abuso d’ufficio e disobbedienza, si dice pronto all’eventualità di finire in carcere, ma non si presenterà nuovamente in Spagna di sua spontanea volontà, ma attenderà l’eventuale estradizione concessa dal Belgio per il mandato di cattura europeo spiccato da Madrid nei suoi confronti e di suoi altri 4 ex ministri, riparati con lui a Bruxelles. Il fuggitivo leader indipendentista ha anche denunciato il «polso autoritario» di Mariano Rajoy…

rajoy-puigdemontPronto all’eventualità di un’estradizione in Spagna. Così si è definito Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat catalana riparato a Bruxelles, in un’intervista concessa questa mattina a Catalunya Radio. “Tutti sappiamo che possiamo finire in prigione se verrà concessa l’estradizione. Siamo preparati al fatto che ci estradino”.

Puigdemont, che si trovava con i suoi quattro ex consiglieri, Clara Ponsatí, Lluís Puig, Toni Comín e Meritxell Serret, non ha rinunciato a puntare il dito contro Madrid, denunciando il ‘polso totalitario’ di Mariano Rajoy: “A noi catalani hanno rubato una legislatura, un governo e un parlamento”. Il leader catalano ha anche ribadito la sua contrarietà all’applicazione dell’articolo 155 della costituzione ed ha lasciato trapelare l’intenzione di deferire il governo davanti al Tribunale di Strasburgo perché la Spagna “provi imbarazzo”.

“Abbiamo diritto di parlare di costituzionalità nei tribunali, di cosa hanno paura? Lo Stato spagnolo parla di costituzionalità solo quando gli conviene. L’attuazione del 155 è illegale”. Puigdemont ha quindi accusato lo stato spagnolo di aver compiuto “un golpe illegale”. “L’Europa non può avere prigionieri politici, non può avere un governo legittimo in prigione o in esilio”, ha aggiunto, dicendosi “indignato, triste e preoccupato”.

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