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Somalia: prove di disgelo con gli Emirati Arabi Uniti

Mohamed_Abdullahi_FarmajoIl presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed detto Farmajoo la prossima settimana si recherà  in visita ufficiale negli Emirati Arabi Uniti, UAE. Una viaggio che avviene dopo che tra i due Paesi i rapporti si erano raffreddati a causa di divergenze di opinioni sulla gestione della crisi nel Golfo e soprattutto per il fatto che Mogadiscio non ha preso le distanze dal governo qatariano di Doha al centro della aspra disputa in corso tra i Paesi arabi, Arabia Saudita in testa.  Una presa di distanze venuta a mancare nonostante che, a Mogadiscio, la richiesta sia stata fatta espressamente. Addirittura per aiutare il governo somalo a decidersi nella scelta di campo l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti gli hanno offerto aiuti economici per oltre 80 mln di dollari. Il motivo per il quale il governo di Mogadiscio finora abbia deciso di non voltare le spalle al Qatar risiede nel fatto che il governo di Doha è stato uno dei maggiori sostenitori dell’ascesa al potere in Somalia di Mohamed Abdullahi Mohamed. Intanto, accresce nella regione somala il rischio di veder vanificato il tentativo della comunità internazionale di ricostruire lo stato federale somalo. In questo periodo l’UAE ha infatti, stabilito stretti legami con le due regioni somale, il Somaliland e il Puntland, che recentemente hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Somalia. Un segnale forte anche in virtù del fatto che l’UAE  è  da sempre il Paese che, più di tutti gli altri, si è prodigato nel tentativo di ricostruire lo Stato somalo dopo la sua disgregazione ed è quello che ha anche fornito formazione militare all’esercito del rinato Paese del Corno D’Africa. La Somalia poi, è da sempre molto vicina all’Arabia Saudita, non gli ha fatto mancare il suo sostegno nemmeno nel conflitto Yemenita. Inoltre, il Paese arabo è il  più grande partner commerciale della Somalia.  Perderne quindi l’appoggio sta creando non pochi problemi alle autorità somale. Purtroppo alla Somalia non è stata perdonato anche il fatto che ha consentito alla compagnia aerea del Qatar, la Qatar Air di poter sfruttare il suo spazio aereo e questo dopo che gli altri Paesi, africani e arabi, glielo avevano negato. L’invito rivolto a Farmajoo a recarsi ad Abu Dhabi è quindi interpretato come un chiaro segnale di tentativo di disgelo che il presidente somalo ha subito colto al volo per riallacciare i contatti diplomatici tra i due Paesi. Questo viaggio segue quello compiuto lo scorso mese di agosto in Egitto, altro Paese della regione che è molto vicino all’Arabia Saudita.  Il Cairo ha, come molti altri Paesi della regione, rotto ogni rapporto con il Qatar. Il Paese arabo è accusato di finanziare i gruppi terroristici, come lo Stato Islamico, ISIS,  e di sostenere l’Iran, il principale rivale dell’Arabia Saudita. Accuse queste, che sono state sempre rimandate al mittente dal Qatar che è, insieme alla Arabia Saudita, uno dei sei Paesi membri del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico. A sostegno della buona fede del Qatar il fatto che negli ultimi vent’anni  ha rivestito un significativo ruolo internazionale, come moderatore e mediatore dei conflitti regionali e sovraregionali. Con molta probabilità il suo progressivo isolamento è un chiaro tentativo di riallineare i suoi obiettivi di politica internazionale con quelli delle altre monarchie del Golfo Persico e per rafforzare il fronte della Lega Araba. Purtroppo, la crisi che vede coinvolti i Paesi arabi del Golfo ha di fatto, indirettamente, coinvolto anche alcuni stati africani, specie quelli a maggioranza musulmana. Si è registrato infatti, in alcuni di essi, come Gibuti, Eritrea, Etiopia e Somalia, un aumento delle tensioni interne e ai confini, riaccendendo così antiche dispute territoriali e facendo prospettare possibili rischi di conflitti.  Da quando, all’inizio del mese di giugno scorso, la crisi si è acuita ed alcuni di questi Paesi, Gibuti ed Eritrea, hanno aderito al Consiglio di cooperazione del Golfo il rischio si è fatto più forte. Ovviamente è chiaro che un ruolo fondamentale in tutto il discorso lo riveste l’Arabia Saudita. Il viaggio ad Abu Dhabi del presidente somalo è di certo il frutto del lavoro di mediazione del presidente egiziano, Abdel Fatah El-Sisi e costituisce forse l’ultima occasione di riavvicinamento tra i due Paesi. Comunque sia dietro questa apertura alla Somalia, da parte del governo di Abu Dhabi, si affacciano di certo motivi economici, politici e religiosi. La Somalia, come Gibuti ed Eritrea, è infatti, in quella parte del mondo, uno dei sette stati che insieme anche all’Etiopia, Kenya, Sudan, Sudan del Sud e Uganda formano la regione del Corno d’Africa.  Molti di essi poi, tra cui la Somalia, si affacciano sul Golfo di Aden o meglio sullo stretto di Bab-el-Mandeb che  quel tratto di oceano che collega il Golfo di Aden al Mar Rosso ponendoli di fatto, nel punto più importante, dal punto di vista geo-strategico, del mondo. Questo perché, un pò per la sua conformazione, un po’ per la sua posizione, esso è da considerare un vero e proprio check-point marittimo naturale posto proprio nel punto in cui l’Europa, ossia l’Occidente, si collega via mare con l’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Estremo Oriente. Pertanto, appare chiaro che possederne il controllo determina un alto potere soprattutto economico. Nell’ultimo decennio, dal 2008, con il pretesto di combattere la pirateria marittima somala, almeno 42 nazioni, tra le quali lo stesso Iran, hanno inviato in quel mare le loro unità navali da guerra per garantirsi praticamente, una posizione strategica di controllo e sorveglianza.

Ferdinando Pelliccia

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