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Giancarlo Tulliani arrestato a Dubai: in attesa di estradizione in Italia cognato di Fini

dubaiDestinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per riciclaggio nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma, Tulliani, fratello della compagna dell’ex leader di An Gianfranco Fini, è stato arrestato giovedì scorso.

“Giancarlo Tulliani si era recato alla polizia perché si lamentava del fatto che c’erano dei giornalisti che lo seguivano – dice all’Adnkronos l’avvocato Titta Madia, difensore di Tulliani – La polizia, nel raccogliere la sua denuncia, ha visto il mandato cattura internazionale e lo ha arrestato. Tulliani è ora con un avvocato del posto, in attesa del procedimento di estradizione”.

La notizia dell’arresto di Tulliani a Dubai è arrivata mentre si trova in missione ad Abu Dhabi il ministro degli Esteri Angelino Alfano. A quanto apprende l’Adnkronos, il cognato di Fini è stato arrestato prima dell’arrivo di Alfano. Due giornalisti che erano sulle tracce di Tulliani sarebbero stati fermati per aver fatto delle riprese in aeroporto e in seguito liberati grazie alla concomitanza del viaggio di Alfano, con l’esigenza di non turbare i rapporti tra i due paesi alla vigilia dell’arrivo del ministro e grazie al suo intervento personale.

Giancarlo Tulliani è latitante dal 20 marzo scorso. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti era stata emessa dal gip Simonetta D’Alessandro nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sul presunto riciclaggio internazionale e le slot machine, ma l’arresto non era stato eseguito perché Tulliani si era reso irreperibile. La stessa inchiesta, che ruota intorno ai rapporti della famiglia Tulliani con l’imprenditore Francesco Corallo, considerato il ‘re’ delle slot machine, aveva portato all’arresto di quest’ultimo il 13 dicembre 2016. Insieme con Corallo, furono arrestati l’ex parlamentare Pdl Amedeo Laboccetta, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica e Arturo Vespignani. In concomitanza con gli arresti scattarono perquisizioni a carico di Giancarlo e Sergio Tulliani, quest’ultimo suocero di Fini. Tra le operazioni al centro dell’inchiesta anche la vendita della casa di Montecarlo, già di proprietà di An, che sarebbe stata acquistata da società legate all’imprenditore Corallo che poi avrebbe riversato il denaro alla famiglia Tulliani.

Nell’ambito della stessa indagine, il 14 febbraio scorso i finanzieri eseguirono un sequestro preventivo di beni nei confronti di Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani per un valore di circa 5 milioni di euro, con riferimento ai reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dal 2008. Ed è di quello stesso giorno la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Gianfranco Fini. Nel comunicato stampa della Gdf reso pubblico il 14 febbraio veniva spiegato che “le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare (di Corallo e degli altri, ndr), nonché l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani, hanno fatto emergere nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio compiute da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani”.

Secondo gli inquirenti “i membri della famiglia Tulliani, dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi – proseguiva la Guardia di Finanza – hanno ulteriormente trasferito ed occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell’associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero”.

Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sarebbero stati “i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari siti nel comprensorio di Roma e provincia” nonché “il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale, di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani”.

 

(fonte: Adnkronos)

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