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Cesare Battisti: è colpevole, lo hanno deciso i giudici e deve scontare la sua pena in Italia

Cesare_BattistiDopo un breve periodo di oblio torna alla ribalta il caso Cesare Battisti. Una storia in cui  una sola certezza sembra poter confortare tutti ed è quella che Battisti è colpevole e lo hanno deciso i giudici e senza se  e senza ma deve scontare la sua pena in Italia. Anche se lui crede il contrario. Tanto è vero che nel 2011 rilasciò un’intervista al  quotidiano francese ‘Le Monde’  in cui beatamente affermava: “Vorrei una riconciliazione con il popolo italiano. Serve un’amnistia, altri Paesi ci sono riusciti”.  La sua è una complessa vicenda che ha innescato, nel corso degli anni, anche forti tensioni diplomatiche specie tra l’Italia e il Brasile. In Italia Battisti è stato condannato per omicidio e non per questioni politiche. Il pseudo esule è stato infatti, condannato in contumacia nel 1991 all’ergastolo  per quattro omicidi compiuti in concorso con altri terroristi tra il 1978 e il 1979. Per almeno due di questi omicidi l’ex terrorista rosso è stato riconosciuto come esecutore materiale. Si tratta di sentenze passate in giudicato. Gli omicidi sono quello del gioielliere Pierluigi Torreggiani e del macellaio Lino Sabbadin, militante del Msi, entrambi uccisi il 16 febbraio del 1979, a Milano e Mestre, di quello del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno del 1978, e dell’agente della Digos Andrea Campagna assassinato a Milano il 19 aprile del 1978.
Cesare battisti sfugge alla Giustizia italiana nel 1981 quando riuscì ad evadere dal carcere di Frosinone e a rifugiarsi prima in Francia a Parigi godendo della protezione dello scudo della ‘dottrina Mitterand’ e poi, in Messico a Puerto Escondido. Oggi ‘si gode la vita’ in Brasile dove è scappato ed è stato accolto come rifugiato politico.  Per ‘convincere’ il governo brasiliano ad accogliere la sua richiesta di asilo Battisti ha dato fondo a tutte le sue possibilità. Famosa una sua lettera che chiudeva con una frase rivolta direttamente all’allora presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva: “Consegno la mia vita nelle mani di Sua eccellenza e del popolo brasiliano”. Parole che devono aver colto nel segno visto che poi, l’ex presidente Lula, come ultimo atto del suo mandato presidenziale, si prese la responsabilità di decidere contro l’estradizione dell’ex terrorista rosso in Italia concedendogli l’asilo politico. Lula in quel momento dimenticò però, che la legge brasiliana vieta la concessione di visti a cittadini stranieri condannati o processati in un altro Paese per crimini Immagine1dolosi che prevedano l’estradizione. E’ difficile pensare che ci si possa rendere ‘complici’ di un pluriomicida, ma evidentemente a volte la ragion politica vale più di ogni altra cosa. Battisti dal suo ‘esilio dorato’ in Brasile continua a difendersi dando la sua di versione dei fatti e a proclamarsi innocente dicendosi soprattutto non pentito in quanto non ha fatto nulla. Il pseudo esule però, partecipò materialmente a quei 4 delitti e questo è stato accertato tanto che la sua condanna è passata per tutti e tre i gradi di giudizio. L’immagine che Cesare Battisti vuole trasmettere di se all’esterno è quella di cercare di apparire come una vittima del sistema contro il quale non aveva altra scelta che quella delle armi. Una tesi sempre contestata  da Alberto Torregiani, il figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso a Milano nel 1979 da un comando dei Pac di cui faceva parte anche Battisti. Alberto, allora ragazzino, rimase ferito. Da allora è costretto a vivere su di una sedia a rotelle.  Alberto da sempre di Battisti dice che: “Le sue esternazioni sono senza valore. Il Paese vuole solo giustizia, vuole che Cesare Battisti sconti la sua pena”. Tanto si è detto sul caso Cesare Battisti e sulla sua mancata estradizione in Italia dal Brasile e tanto si dirà ancora, ma come finirà l’intera vicenda tutto è ancora da stabilire.

Ferdinando Pelliccia

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