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Usa: Comey in Senato, “Trump disse pure e semplici bugie su conduzione Fbi”

L’ex direttore dell’Fbi James Comey, ha testimoniato ieri davanti alla Commissione Intelligence del Senato americano. Per Comey non vi sono dubbi sul fatto che la Russia abbia interferito nelle elezioni presidenziali, ma ha anche affermato che le ingerenze non hanno comunque alterato il voto. Comey ha anche affermato che le dichiarazioni del presidente Trump, secondo il quale l’Fbi era nel caos e guidata male, sono da considerasi “Pure e semplici bugie”.

comey-ex-fbi9 Giu – La Russia ha “senza dubbio” interferito nelle elezioni presidenziali del 2016. E’ quanto ha detto l’ex direttore dell’Fbi James Comey, aggiungendo di essere, però, “sicuro” che nessun voto espresso nelle elezioni sia stato alterato a causa di queste interferenze. Comey sta testimoniando davanti alla Commissione Intelligence del Senato Usa sul cosiddetto Russiagate. Quanto alle accuse del presidente Donald Trump, secondo il quale il Bureau era nel caos e guidato male, Comey ha risposto: “Si tratta di bugie, pure e semplici”.

8 giugno – Davanti alla Commissione Intelligence del Senato americano, dove dovrà presentarsi oggi per rendere testimonianza, l’ex capo dell’Fbi James Comey, dichiarerà di aver ricevuto pressioni dal neo presidente Donald Trump, affinché abbandonasse l’indagine che l’agenzia stava conducendo in particolare sull’ex consigliere della sicurezza nazionale Michael Flynn, nell’ambito del Russiagate. A rivelarlo è il New York Times.

Il presidente americano Donald Trump chiese al capo dell’Fbi di abbandonare l’indagine sull’ex consigliere di sicurezza nazionale Michael Flynn, coinvolto nel Russiagate. E’ quanto dirà l’ex direttore dell’Fbi James Comey, licenziato da Trump il 9 maggio scorso, nella testimonianza che terrà oggi davanti alla commissione Intelligence del Senato.

Su Flynn, Comey riferisce che il presidente gli chiese di “lasciarlo andare” perché “è un bravo ragazzo”, aggiungendo di aver bisogno di lealtà: “Mi aspetto lealtà” gli disse nell’incontro del 14 febbraio alla Casa Bianca. “Io risposi solo ‘sì è un bravo ragazzo’ – spiega Comey – infatti io ho un’esperienza positiva con Mike Flynn quando era direttore dell’Agenzia di Intelligence all’inizio del mio mandato all’Fbi. Ma non dissi che lo avrei lasciato andare”.

L’allora direttore dell’Fbi disse poi all’Attorney General Jeff Sessions che non voleva essere lasciato solo con Trump, nel timore che il presidente potesse di nuovo chiedergli di insabbiare l’inchiesta sul coinvolgimento di Michael Flynn. E’ questa la rivelazione del ‘New York Times’ alla vigilia dell’attesissima audizione al Congresso.

Secondo il giornale, Comey – in un colloquio dello scorso febbraio, cioè dopo aver ricevuto le pressioni di Trump – disse a Sessions di considerare inappropriate questo tipo di interazioni e che l’Attorney General doveva fare di più per proteggere l’indipendenza dell’Fbi dalle ingerenze della Casa Bianca. Le fonti citate dal ‘Times’ riportano che Sessions rispose che non poteva garantire che Trump non avrebbe più cercato di parlare da solo con Comey che, comunque, non aveva riferito al ministro della Giustizia dettagli specifici del suo incontro nello Studio Ovale con Trump.

Secondo quanto rivelato nelle scorse settimane dai media americani, in questo ormai famoso colloquio del 14 febbraio, Trump disse di sperare di “trovare un modo per far cadere la cosa, lasciare in pace Flynn”, secondo gli appunti che l’allora direttore dell’Fbi ha riportato in un memo.

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