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Alitalia: lavoratori votano “No” al preaccordo per il salvataggio, in arrivo commissario




Vittoria netta per il “No” al preaccordo per il salvataggio della compagnia di bandiera italiana Alitalia. Con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67% i lavoratori hanno bocciato senza appello l’accordo che  prevedeva anche 980 esuberi e tagli medi degli stipendi dell’8%. Tra le soluzioni adesso l’arrivo del Commissario e la successiva liquidazione in sei mesi.

alitaliaI lavoratori di Alitalia dicono no. Chiamati ad esprimersi con il referendum, gli oltre 10mila lavoratori hanno detto no al preaccordo per il salvataggio, aprendo così la strada al commissariamento della compagnia. Sottoposto a referendum a Roma, Milano e sedi periferiche, l’accordo – che prevedeva, tra l’altro, 980 esuberi e tagli medi degli stipendi dell’8% – è stato sonoramente rispedito al mittente. Il ‘no’ vince nettamente, affermandosi con 6.816 voti, contro 3.206 sì, vale a dire con il 67%.

“Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia”, hanno dichiarato in un comunicato congiunto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “A questo punto l’obiettivo del Governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori”.

Soddisfazione, invece, da parte dell’Usb, che rivendica di essere stata “l’unica organizzazione sindacale che ha partecipato alle trattative ad assumersi la responsabilità di non sottoscrivere l’intesa”. “La bocciatura della pre-intesa conferma appieno la nostra linea politica e, pertanto, ribadiamo al Governo la nostra ferma richiesta di continuare i negoziati”, sottolinea il sindacato, che lancia “un appello a tutte le forze politiche e sociali di questo Paese affinché si percorrano tutte le ipotesi, senza escludere l’intervento diretto dello stato e la nazionalizzazione prevista dalla Costituzione italiana (art. 43)”.

La vittoria del no apre uno scenario complesso. L’unica soluzione al momento è l’arrivo di un commissario e la successiva liquidazione nel giro di sei mesi. Oggi si dovrebbe riunire il Cda, per deliberare la richiesta di amministrazione straordinaria speciale. Probabile la contestuale uscita dei soci per consegnare di fatto ‘le chiavi’ dell’azienda al governo.

Formalizzata la richiesta, il ministero dello Sviluppo Economico procederebbe con la nomina di uno o più commissari (fino a 3). Senza acquirenti o nuovi finanziatori al commissario non resterebbe infine che chiedere il fallimento della compagnia, con la conseguente dichiarazione di insolvenza da parte del Tribunale. Il curatore fallimentare inizierebbe la procedura liquidatoria, con 2 anni di cassa integrazione, Naspi e quindi disoccupazione per i lavoratori, contestualmente la cessione ‘spezzatino’ degli asset della compagnia.

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