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Warning: il disegno perverso della nuova Difesa

 

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Fra le notizie di attualità che pervengono d’oltre-oceano, sparse nei vari social, c’è anche quella relativa all’approdo in Senato, dopo un parto assai lento e altalenante, del testo dell’Atto numero 2728 relativo alla riorganizzazione della Difesa, discendente da quel Libro Bianco che, d’ora in poi, per i significati e contenuti così stantii e privi di concettualità, chiameremo non più sciapo, ma come suggerito da qualche attento lettore, Libro Color Isabella.
Cioè un libro dal color Isabella che, come alcuni sanno, é quel bianco sporco, tendente all’ocra  -molto simile al colore della divisa Esercito – che la biancheria della regina prese per un suo voto di non cambiarsela prima che suo marito tornasse dalla Guerra durata un po’ più del previsto: visto che quel progetto ha tonalità e contenuti sostanzialmente Esercito-centrici, é stato voluto da un Ministro donna come Isabella, ed ha atteso più di “un bien” per vedere la luce, protraendosi ben più del previsto, forse é il termine che meglio si addice e caratterizza quel tomo. Ma, a parte le battute sul colore, finalmente – dopo un parto ultra biennale – sono stati pubblicati i documenti correlati a tale progetto e si può, quindi, prendere atto  ed esaminare la “Relazione illustrativa”, quella Tecnica e perfino le proposte di modifica al Codice dell’Ordinamento Militare vigente.
Certo, se si tenta un confronto con ciò che avviene negli Stati Uniti, anche per progetti assai meno stravolgenti, assale lo sconforto: rammento gli “hearings”- dibattiti pubblici e in diretta TV- per la confirmation del Generale Mattis quale SECDEF, ed ora quelli del giudice Gorsuch per la conferma quale giudice a capo della Corte Suprema, e mi chiedo come mai da noi un argomento così importante e vitale per la Security della nostra gente abbia proceduto volutamente sottotraccia, in modo covert, senza trasparenza, e senza un chiaro e critico dibattito, ma col solo coinvolgimento per la sua stesura di alcuni amanuensi “omnipresenti”  tra via XX settembre ed il Colle, e qualche vacua comparsa televisiva con domande gia‘ concordate a trasmissioni italiche del tipo Porta a Porta, Tagadà ecc di basso spessore e nessuna critica, neppure di fronte a palesi strafalcioni e dichiarazioni di facciata. Avrei desiderato vedere un analogo dibattito per l’assunzione- designazione di quel Profumo a capo di Leonardo che fino a prova contraria é una nomina governativa alla nostra massima industria, e ci tocca tutti: ma nel suolo italico tutto tace anche di fronte a storture del genere. É una questione di merito, ma anche di metodo che nel mondo anglosassone é democratico e aperto, mentre nel nostro é assolutista e chiuso. Non ci meraviglia più nulla, anche se i fatti e le decisioni sembrano peregrine o dettate da interessi sconosciuti ai più: é questa la nostra informazione istituzionale circa una problematica che coinvolge la nostra Difesa e Sicurezza? Siamo tutti soddisfatti della comunicazione così artefatta su un argomento esiziale per la nostra tutela e sicurezza? Evidentemente sì, perché nessuno sembra lamentarsi e tutti accettano supini ciò che certi soloni dettano dai loro alti scranni.  Non vedo da noi qualcuno che, come capita negli USA con Trump, sia così determinato da convincere la maggioranza degli italiani a supportarlo nel realizzare un programma mirato a restituire al nostro Paese la Sicurezza, una Difesa degna di quel nome e almeno parte del prestigio e del benessere acquisiti fino ad una ventina d‘anni fa. Purtroppo, in Italia oggi il potere è saldamente in mano a politici ambiziosi ma scarsi, dai bassi contenuti valoriali, e di alti burocrati e magistrati opinabili e a carrozzoni-lobbies terzomondisti, quindi tutti ideologicamente schierati a favore di un bieco populismo senza mai sollevare onde e prendere posizione anche di fronte a fenomeni devastanti come l‘immigrazione clandestina: la cadrega e gli interessi personali prevalgono nettamente, non solo fra i politici, ma si estendono a macchia d’olio anche in altri ambiti, non esclusa la dirigenza militare.  Questo malefico combinato-disposto avrà, da noi, l’effetto di accrescere consensi a favore di ipocriti globalismi e liberoscambismi, mentre sotto-sotto imperversa un individualismo spietato, come dimostra il neo progetto Difesa, che tutto sommato é un  modello antitetico a Valori nazionali (Patria ed Onore), ed a creare un sistema davvero efficace ed efficiente: il nuovo LB, frutto di una politica da teatrino, persegue infatti l’obiettivo di un’Europa sovrannazionale e la richiama nella relazione illustrativa ad ogni pié sospinto, a giustificazione dei suoi pasticci, mentre in effetti considera ancillare, se non uno spreco di risorse, investire nella autentica tutela della nostra sovranità nazionale. Magari avessimo un populista come Trump che investe massicciamente sulla Difesa e Sicurezza e stronca quell’approccio obamiano che, oltre a ridurre il Budget, aveva già avviato un incredibile processo c.d. di “segregation” (di cui da noi non si parla) cioé di risparmi coatti a scapito delle manutenzioni e addestramento delle loro FFAA. Il predicatore messianico, creatore dell’ISIS, ha combinato guai dovunque, oltre a  ridurre i bilanci della Difesa, per favorire l’welfare e gli ambientalisti, entrambi ridotti ora ai minimi termini da Trump, insieme con l’immigrazione clandestina: esattamente come da noi!
Tornando a bomba al Libro color Isabella, probabilmente, nel caso in specie, é stata adottata una strategia blindata  per evitare ostacoli e critiche, oppure per prendere tempo su decisioni  non facili – F-35 in particolare – e politicamente impopolari; ciò é profondamente ingiusto in un sistema che si proclama democratico in quanto le conseguenze di quella  trasformazione radicale della Difesa ricadranno inevitabilmente sulla testa  di tutti noi, ignari .
Da lì ne discende un preoccupato Warning, una sveglia, affinché il torpore e menefreghismo italico lascino il posto ad un approccio pro-attivo, consapevole dei reali contenuti discendenti da quel Libro Isabella e delle trasformazioni assai perniciose che toccano direttamente ciascuno di noi, e non ultimo anche lo stesso sistema democratico con la nomina di un Capo Assoluto della Difesa. Che,  sempre più – proprio dopo aver letto ed esaminato la documentazione ufficiale presentata al Senato – appare anacronistica, utopistica e perfino insensata, in quanto eleva al rango “divino ed unico” il Capo di SMD, riducendo il resto dei Capi di SM al ruolo di ancillari consigliori, deresponsabilizzati anche per l’impiego operativo delle forze loro assegnate. In sostanza si rileva un disegno, nella sua stesura complessiva, assai pernicioso, frutto di ideologie e ambizioni da “superuomo” con ampissima autonomia e concettualmente  privo dei necessari equilibri, pesi e contrappesi, tipici e coerenti con un sistema democratico. Di più; dalla lettura ed analisi di tutti i documenti, dalla relazione illustrativa all’articolato del Codice modificato, emerge – fuori dalle righe e dalle specifiche variazioni apportate –  un disegno illogico quanto perverso che si basa su alcuni evidenti pilastri ed assunti non del tutto cristallini, anzi! Che poi, con tutta evidenza, sono sintetizzati nelle varianti al Codice: dal potere smisurato del Capo di Stato maggiore della Difesa, alla riorganizzazione dei Vertici con accorpamenti e dipendenze opinabili, fino alle deleghe al Governo – una sorta di cambiali in bianco se non intervengono le Commissioni parlamentari – per la revisione dello Strumento operativo delle FFAA, per la rimodulazione del modello professionale e delle carriere del personale, nonché per la riorganizzazione del sistema formativo militare. Dalla lettura e analisi dei documenti, e anche dalle dichiarazioni dei vari Capi emerge un quadro assai preoccupante, frutto di ambizioni smodate che hanno portato prima al vacuo Libro Isabella e poi ai provvedimenti discendenti, invece assai più concreti nella loro attuazione. Che, posti nel loro insieme, scaturire una sorta di combinazione aurea, un prodotto alchemico in cui gli ingredienti – e le modifiche – sono parecchi, ma mescolati insieme finiscono per creare una miscela esplosiva.
Se il Libro Isabella é una fola, anche il resto non é da meno, e tutto può quindi essere rappresentato come una favola, piena di personaggi ingordi, di gelosie e di rancori che, tuttavia, non ha il bel finale col suo tipico principe azzurro, e non si può dire che noi, i sudditi, vissero poi felici e contenti.
Una metafora ci aiuterà a capire la sostanza e le furbate di quel disegno.

“C’era una volta un bel principato con il primogenito, certo Mastro Ciliegia che, assunto almeno in apparenza il potere dal Re Highlander, ormai ritiratosi in una splendida residenza su un Colle, si dimenava per mettere in un angolo le odiate due sorelle, Barbara ed Aurora, due donne di classe con uno stile ed un portamento di alto lignaggio, lontani anni luce dalla grettezza del fratello maggiore, ambizioso, accidioso e geloso. Mastro Ciliegia aveva numerosi fratellastri, anch’essi assetati di potere, di terre o soldi, che odiavano le sorelle ed erano spesso in combutta fra loro per annichilirle e mortificarle. Al Re, omnipresente ed ancora incredibilmente potente sulla scena d‘azione, interessava mantenere il potere dall’alto, a livello statuale, meno – si fa per dire – l’eredità ed i quattrini che aveva racimolato con avidità per tutta la vita, anche con azioni opinabili. A Mastro Ciliegia interessava il potere sopra tutti i fratelli, il che poteva essere dato per scontato, ma soprattutto sulle sorelle che, giustamente, pretendevano la loro parte in modo dignitoso, a fronte del loro efficace apporto sempre dato per le fortune di quel Regno. La situazione diventava via via meno favorevole al predetto, poiché le due sorelle nel tempo avevano acquisito sempre più popolarità accattivandosi la stima e l’apprezzamento della gente di quel regno. In piena difficoltà e livido di gelosia, il Ciliegia non sapendo più a che santo votarsi, pensò al Re ma non bastava; allora si ricordò della fata Nasina che forse, dall’alto delle sue magie, avrebbe potato aiutarlo. Si presentò quindi nel regno magico cosiddetto Politica, invocando l’assistenza della maga-fata che, trovandosi in una situazione fluida, prese subito al volo le istanze del Ciliegia, chiedendo tuttavia un ritorno in termini di poteri aggiuntivi ed autonomia nel suo mandato. Fu trovato subito un accordo con l’avvio di un disegno-progetto che contemperava le diverse desiderata; bisognava partorire subito un Tomo, il cosiddetto Libro Color Isabella per infinocchiare la gente con tutta una serie di panzanate, fumose, promettendo di tutto e di più al popolino ignaro. Più di otto mani lavorarono alacremente su quel Libro , dai baistroccoli ai nessuno (in inglese:  none), sotto la direzione oculata di Highlander: venne partorito un volume ossequioso alla fata, che riusciva così a rinviare certe decisioni, e il cui potere si vedeva così innalzato, insieme con le proprie ambizioni, fino a sperare  che potesse diventare la numero Uno di quel regno. Il Ciliegia doveva però promettere di portare a termine tali idee entro un anno, ingarbugliando il suo sistema di governo, aumentando così di molto il proprio potere e dando qualche osso anche ai sottopanza fratellastri ed a altri suoi fedeli, compatti contro la causa delle due sorelle. La fata si era fatta prendere la mano e non si era accorta del disegno pretestuoso del Ciliegia, tant’é che costui ebbe l’imprimatur di Capo Unico e assoluto di quell’Ambaradan, allargando i suoi poteri anche sugli armamenti con una assoluta discrezione nella scelta e nelle nomine dei suoi fidi in modo da relegare le due sorelle a semplici consigliori cortigiane. Di più, riuscì a creare una schiera di suoi fedeli, fra i fratellastri, nominandoli capi di alcuni settori logistici e formativi in modo che nelle valutazioni dei sottoposti, con la loro prezzolata presenza, esistesse una larga schiera di voti a suo favore: le due sorelle, deresponsabilizzate e neglette furono così relegate al ruolo di cortigiane, senza arte né parte.
Inoltre per pagare le voglie spasmodiche di quattrini dei suoi più vicini collaboratori, fece in modo che fosse loro garantito una sorta di vitalizio, camuffato da una speciale indennità di rischio “perpetua”, estendibile anche alle due sorelle prossime alla pensione, in modo che non avessero più da lamentarsi. La stirpe del Mastro Ciliegia venne così assicurata con alcune modifiche legislative, e con esse ebbero fine, naturalmente, quelle gelosie pre-esistenti con le consorelle che, nonostante tutto poterono usufruire ad personam ancora di alcune reggie-castelli e di alcuni cavalli bianchi per i loro movimenti, ma non ebbero più alcun supporto per la gente loro assegnata, costretta a mendicare”. La morale, come per ogni fiaba, c’é: fidarsi é bene, non fidarsi é meglio, se mancano i grilli parlanti. In altri termini, la grande sete di potere si concretizza solo se il Capo elargisce pre-bende agli amici, ed anche agli avversari che diventano così sudditi prezzolati e ne compra l’ obbedienza. Loro possono anche fidarsi perché hanno dei ritorni, talvolta anche fuori luogo o illegittimi. Peccato che a rimetterci sia sempre il popolo bue tenuto all’oscuro di quelle manovre e da quelle vicende, ma sempre più vessato da gabelle ineludibili  per pagare le ambizioni di quei signori:  il popolo é meglio che non si fidi di quei tranelli e pasticci orditi alle sue spalle.

Fuor di metafora c’é una realtà molto prossima, e forse più allarmistica, della fiaba: vediamola assieme.

La Ministra, all’assunzione dell’incarico, tre anni orsono, si é trovata al centro di un fuoco incrociato riguardo, fra l’altro, la decisione di annulare il programma JSF e dei velivoli F-35, spinta dai pacifinti, Verdi, dagli welfaristi, e dagli elementi del suo stesso partito liberal-democratico, tutti contro le stellette ed ogni spesa a loro favore! Non sapendo che pesci prendere, ecco che i Capi della Difesa vanno in suo soccorso, garantendo non solo di accettare le sue determinazioni vagotoniche, ma idea! propongono di elaborare un Libro Bianco che servirà solo a prendere tempo, giustificato verso l’esterno con la necessità di apportare riforme copernicane alla Difesa per renderla più snella, efficace, efficiente ed economica, per evitare duplicazioni, per studiare le future minacce nel loro complesso, e bla, bla… altre amenità del genere per imbonire i protestatori antimilitaristi. E con la promessa di ridurre, razionalizzare e in definitive tagliare il Bilancio Difesa (questo sì che piace ai predetti…) già ai minimi termini di sopravvivenza: si dà il caso che, se mai, saranno tagliati alcuni dipendenti, (poco, circa 50000) per fare cassa a favore di quel comparto. (sic! sulla pelle della gente,  con l’attesa di quei soldi mai pervenuti…). “La connettività sociale con la Difesa…” era il leit motiv politico per la nascita di quel Tomo profetico che la Ministra affermava fin dalla prima segretata presentazione; peccato che in quel L.B. si rinvengano solo frasi fumose, male scopiazzate da altri, con delle indicazioni del tutto generiche per quanto attiene alle riforme riorganizzative della neo-Difesa: la palla é quindi passata all’alta dirigenza “esercito-centrica” che ha utilizzato surrettiziamente quelle indicazioni  di massima per dar corpo ad un disegno-progetto pernicioso nella realizzazione dei provvedimenti esecutivi. Si é quindi utilizzato lo strumento vago del L.B. per un fine, Cicero-pro-domo-suo, e della sua Componente,  che ha partorito una serie di modifiche stravolgenti l’attuale organizzazione, sostanzialmente a scapito di Marina ed Aeronautica, ridotte a semplici e poco utili comparse. Non solo, come recentemente é stato dichiarato improvvidamente dal Capo di SMD,  Capo di Tutto, “ci vuole assolutamente un Comandante Unico ed assoluto, in quanto bisogna evitare che gli aerei colpiscano le navi e viceversa, come occorso durante la seconda Guerra mondiale, e così le gelosie fra le diverse FFAA…”: un’affermazione fuori luogo e quanto meno azzardata per far passare una palese iniquità!
Il L.B. ed i provvedimenti discendenti puzzano sempre più di Zolfo e gli autori denotano ora una certa debolezza censurando la stampa “diversa” e quella non allineata e coperta, che manco entra a far parte, pare, della Rassegna stampa. Nel merito poi di quelle affermazioni c’é molto da dire per chiarire gli equivoci e capire da dove discendono quelle “gelosie” cui si accennava prima: da sempre il futuro Capo Unico nutre una palese allergia ed invidia nei confronti delle Armi consorelle, in particolare una quasi intolleranza nei confronti della Marina, sperimentata. Se é parzialmente vero che esistono antiche friction fra Marina ed Aeronautica, soprattutto per la discussa ma efficientissima componente dell’Aviazione Navale mai digerita dall’Arma sorella, con eventi anche nefasti occorsi durante la seconda Guerra mondiale, anche a causa della mancanza di una Aviazione organica imbarcata (vedansi la flotta inglese di Cunningham dell’epoca…), é indiscutibile che le vere gelosie afferiscono ad altri aspetti ed altri attori. Ciò che é stato affermato distorce la storia, quella vera, e ri-colpisce quei morti per la Patria appartenuti soprattutto alla “terza dimensione”, che su navi, aerei e sommergibili sono stati oggetto di fuoco amico. La storia l’hanno scritta i nostri soldati e nessuno, neppure il Capo della Difesa, può permettersi di sviarla; spiace constatare che nessuno abbia avuto il coraggio di contraddirlo pubblicamente. Da sempre i Capi dell’ Esercito non vedono di buon occhio la Marina; Cadorna anche di fronte ad impellenti esigenze si rifiutò di impiegare la Flotta per dargli supporto con le Navi da Battaglia in quanto non voleva dar lustro a quella FA anche se poi finì travolto dal disastro di Caporetto; nel secondo conflitto mondiale la stessa Flotta, priva – per gelosie e incomprensioni – delle Navi Portaerei, fu tenuta all’oscuro dal Comandante Supremo Badoglio del già firmato armistizio, creando le condizioni per la tragedia e la indignitosa consegna delle navi agli avversari.  E se ci furono alcuni casi di fuoco amico fra Marina ed Aeronautica, non sarà certo la riorganizzazione col neo-Capo Supremo ad evitarle, visto che, anche allora ne esisteva, ahimé, uno – unico ed assoluto – come Badoglio! Che considerava Marina ed Aeronautica delle “appendici”, trascurabili rispetto alla Guerra sul fronte terrestre; da lì i disastri da Punta Stilo, a Matapan in cui le richieste di supporto aereo immediato alle nostre Navi in mare furono sempre negate o ritardate rovinosamente, a causa delle cd. esigenze prioritarie dell’AMI, a cui Badoglio, pur avendo il Comando Supremo, non pose mai alcun decente correttivo: cioè a dire che il novellato Comando Unico c’entra come a cavoli a merenda e servirà a poco se non nulla contro eventuali gelosie!
Le motivazioni del fuoco amico, se mai, sono ben altre e vanno ricercate soprattutto nello scarso addestramento al riconoscimento amico-nemico, nella scarsa cooperazione ed abitudine a collaborare , ma anche alla mancanza di informazionI in real-time: un po’ come succede oggi che si dedica assai poco all’addestramento, alla formazione, per tacere dell’efficacia dei mezzi al tiro, ecc.

A proposito di gelosie dell’Esercito verso la Marina, giusto per aggiungere una perla al quadro, é doveroso rammentare il comportamento dell’allora Capo di SMD -Esercito, pro-tempore, che nell’immediato post-11 settembre 2001, dopo aver ingoiato la decisione politica di inviare il  gruppo Garibaldi in mare Arabico per l’operazione Enduring Freedom contro i santuari talebani, fece fuoco e fiamme affinché i nostri Harrier imbarcati non potessero lanciare missili, per “non far fare troppa bella figura alla Marina”. Con gli americani che non capivano tali gelosie e che insistendo su quelle ben note capacità, alla fine fu costretto a far fare da puntatore ai nostri, lasciando all’altro velivolo in coppia il compito di sganciare bombe o missili. Forse un esame di coscienza e di storia sarebbe necessario prima di sparare simili stupidaggini, del tutto inventate per “pagare” il proprio ruolo.

Ma, sciocche gelosie a parte, e soprassedendo sul metodo che pure é importante, ora si tratta di entrare nel merito delle modifiche organizzative da implementare con successivi ddl , dettagliando con una logica e lucida diagnosi le ricadute negative  che ci dovremmo aspettare se quell’insieme di articolati dovesse essere approvato.

WARNING… (continua… col Bis): sperando che anche questo non venga censurato…

Giuseppe Lertora

 

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