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Warning bis: la strategia mascherata e la diagnosi del Libro Bianco

 

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Dopo le dissertazioni , metafore e considerazioni fatte con WARNING 1, sciocche gelosie a parte, ora si tratta di entrare nel merito delle modifiche organizzative della Difesa di cui all”Atto numero 2728 , cercando di analizzarne criticamente i contenuti e le varianti proposte, razionalizzandone la sintomatologia per pervenire ad una qualche diagnosi ed eventuale terapia, a fronte di probabili ricadute negative, qualora  quell”articolato venisse approvato.

Fin dall’inizio, quando, oltre 2 anni fa, la Ministra ed il suo stretto entourage, presentarono il Libro Bianco,  meglio definito poi come Libro Color Isabella, ad una platea di studenti senza inviti ai militari, suscitò l’impressione di non trattarsi proprio di un best-seller, anche per la mancanza di chiarezza, le frasi involute tipiche del linguaggio burocra-politichese, e la palese vuota retorica. Nella sostanza affiorava un’imbarazzante povertà intellettuale-professionale; tante parole senza definire soprattutto le probabili minacce future che l’Italia doveva affrontare, né veniva delineato uno strumento militare che avesse senso per poter contemperare le esigenze reali del nostro Paese in termini di Difesa, ed anche di Sicurezza: tutte le riforme venivano rinviate a successivi provvedimenti tesi a modificare, come vedremo, anche marcatamente, l’attuale  Codice dell’ordinamento militare soprattutto sotto il profilo organizzativo, dei ruoli e dei poteri. Il Libro Color Isabella é un elaborato ambizioso, un castello costruito sulla sabbia, un progetto per incrementare surrettiziamente i poteri di pochi e rendere il sistema Difesa un monolite appannaggio di una sola Forza Armata, l’Esercito, schiacciando le restanti del tutto annichilite, sulla pelle del personale e mirando a ridurne ulteriormente il Bilancio: il resto, comprese le affermazioni auliche su un target di E-cubo (efficacia, efficienza, economicità) é fuffa! Avrebbe dovuto svelarci, come il terzo segreto di Fatima, le minacce che incombono e graveranno sulle nostre teste, in particolare quelle che interessano ed attraverseranno il Mare Nostrum (di cui non si parla mai quasi ci fosse un’intolleranza allo iodio salmastro…) e come contrastarle, ma nulla di tutto ciò si rinviene nell’utopistico tomo. In compenso quel Libro é servito come grimaldello per modificare la struttura organizzativa della Difesa con colpi d”accetta e slogan che forse possono far presa su qualche politico, ignorante di quel comparto (si riducono i ranghi, i soldi, si accorpa e si evitano pure… le gelosie fra le FFAA ed il fuoco amico, ecc, e chi più ne ha ne metta…), mentre la realtà é assai, se non diametralmente, opposta: i ddl, già benedetti in prima istanza, sono una cambiale in bianco, in mano ad un “generalissimo”, un super-uomo, egocentrico, con poteri omni che stravolgerà l”attuale sistema con esiti e risultati inaccettabili, quanto balzani, personalizzati e perfino antidemocratici. Di sicuro la trasformazione della Difesa ci costerà “una tombola” per ora non svelata e forse ( ? ) non quantizzata, tanti sacrifici e molte incomprensioni anche sui ruoli da far digerire e assorbire a tutti i livelli, visto che, a stento, ora abbiamo assimilato quella trasformazione organizzativa fine anni novanta, fatta da certo Saragoza e voluta dal Ministro pro-tempore Andreatta. Con la stessa caparbietà di allora, oggi si procede col L.B. che, tuttavia, non ha la stessa chiarezza e finalità, ma si annuncia con una strategia mascherata da una semantica ibrida e insulsa, mentre il vero volto di quel disegno si scopre dopo, quando coglie nel segno avvalendosi delle modifiche formali e schiaccianti, contenute nell’articolato proposto. A conferma della pochezza di quel volume, e dei provvedimenti discendenti, sembra che il Senato – a cui sono stati presentati gli atti per quelle modifiche – li abbia respinti richiedendo una riscrittura meno farraginonosa, meno criptica, e in definitiva più chiara e comprensibile. Una figuraccia, passata tuttavia sotto silenzio mediatico, mentre forse valeva la pena darne notizia vista l’irritualità del respingimento da parte dell’Alta Camera.

Nel mondo militare la chiarezza ed il metodo sono importanti, perché la forma spesso é sostanza; ora si tratta di entrare nel merito delle modifiche organizzative da implementare con successivi ddl , dettagliando con una logica analitica i sintomi intrinsechi di quel disegno “ strambo e forse malato”, e tentando una lucida quanto obiettiva diagnosi. In via preliminare chiediamoci “il perché” di questa rivoluzionaria proposta di modifiche.

Partiamo dal sintomo primario, pur senza sconfinare nel patologico e nella psichiatria, ma attenendoci solo alla scienza dell’organizzazione: si studia e si affronta un problema se esisté “l’origine del problema”.  Esiste allora un problema Difesa? Sì, altrimenti il Libro Isabella e le modifiche conseguenti non sarebbero necessarie e si sarebbe speso tempo ed energie inutilmente. Se la Difesa non va ed é quindi malata, esiste l’origine del problema; ma se tutti finora, in tutte le sedi, hanno sempre affermato con elogi sperticati, che la Difesa é straordinariamente efficiente anche nei teatri internazionali, che nell’efficacia operativa come il soldato italiano non c’é nessuno, e via dicendo, perché si é imbastito tutto quel costoso e complicato disegno riformatore? Ciò é forse dovuto alla tipica cultura gattopardiana italiana, oppure al carattere  italico, egocentrico, individualista, cesarista e perfino masochista?
In altri termini esiste un malato o é immaginario e basterebbe un’aspirina per curarlo, mentre lo stiamo assoggettando a una cura da cavallo?
La definizione del suo stato di salute é quindi della massima importanza e, per quanto noto e dichiarato a tutti i livelli, la Difesa gode di buona salute: se si trattava di decurtare ulteriormente il personale e ridurre ancor di più il Bilancio, non c’era motivo per imbastire un disegno, ed uno studio complessivo stravolgente l’intera organizzazione attuale. Qui si ipotizza un sintomo tipico del popolo italico: il masochismo come risultato di egoismi ed egocentrismi, per cui si prova gusto facendosi del male.

Gli altri sintomi più marcati si rinvengono nella disamina dell’articolato, a partire dalle novellate competenze del Ministro della Difesa che avrebbe una maggiore autonomia in termini politico-militare, con un rafforzamento della direzione politica e industriale, e una più ampia delega legislativa conferita dal Governo, come nel caso dei DDL in parola; l’aumento del potere che in pratica si sostanzierebbe con una maggiore libertà di manovra dal Parlamento stesso, viene puerilmente motivato e giustificato letteralmente “nell’ottica di una graduale definizione di una politica di Difesa Comune Europea”. Che é, come ben noto, pura utopia da quando fu varata l’allora Comunità europea, e tale resterà nei tempi a venire per gli egoismi, i nazionalismi, gli interessi industriali di parte, ed anche per le storiche e differenti tradizioni dei 27 Paesi membri. Forse il sintomo più attagliato, in questo intercalare, risulterebbe la mania di grandezza a prescindere, e l’innamoramento della propria funzione con punte di narcisismo incompreso.

Ma, nel prosieguo, l’articolato rivela le modifiche sostanziali e più preoccupanti: in primis quella del “generalissimo”, unico superuomo in Comando con poteri assoluti sia nei confronti dei Capi di Stato Maggiore di singola Forza armata, ridotti a Force provider deresponsabilizzati e senza portafoglio, sia nel gestire la totalità degli aspetti di tutte le FFAA, compreso il loro impiego Operativo. “Non si muove foglia che Dio (Lui) non voglia”.  Solo il Capo della Difesa assumerà il titolo di Comandante, nel senso che gli altri non comandano più nulla ed al massimo controllano: perciò anche l”attuale Comandante del COI, il Comando operativo interforze – da sempre appannaggio dell”Esercito, salvo un’eccezione- viene declassato a Vice Comandante operativo, pur essendo un anziano 3 stelle. Alle dipendenze del COI passano – e questa é cosa gravissima, ma da sempre storicamente agognata dall’Esercito che non ne ha uno suo proprio –  tutti i Comandi operativi responsabili dell’IMPIEGO delle singole FFAA, come CINCNAV, cioé la Squadra Navale, Aerosquadra, la Squadra aerea, ecc: un accorpamento frutto di appetiti storici, finalmente realizzati!

Proseguiamo nel disegno perverso, prendendo atto di sintomi da super-IO.

Il Segretario della Difesa viene sdoppiato (ma non si doveva accorpare, ridurre, ecc) e, per la neo-funzione DNA, direttore nazionale armamenti, si crea un posting 3 stelle ex-novo, alle dirette dipendenze di Lui – il Capo – che ora può contare sulla dipendenza diretta di tutte le direzioni tecniche da Navarm, Armaereo , Geniodife, ecc, (prima dipendevano dal Ministro attraverso il Segretario Generale…)  preposte ai contratti di procurement e acquisizione mezzi. Non basta; anche per la formazione viene creato un Comando interforze, (poi ci sarà anche uno per la Cyber warfare…), anch’esso 3 stelle che farà parte pure del Comitato di Vertice, come i predetti, ed anche delle Commissioni di Avanzamento per condividere col  Capo Unico sia i progetti interforze, sia le promozioni degli Ufficiali di tutte le FFAA a partire da una stella.

La prevalenza poi, in tali Commissioni di Vertice, dei generali dell’Esercito promossi dallo stesso – a prescindere che si tratti di esaminare e valutare Ufficiali di altre FFAA, sarà sempre netta e certamente foriera di storture anche per la scarna, se non nulla, conoscenza dei meriti dei soggetti valutandi che mediamente operano nella Forza armata di appartenenza . Ed é perfino scritto che solo “chi avrà svolto incarichi in ambito Difesa – che significa Esercito, visti i numeri in gioco –  avrà chances per un buon profilo di carriera” (mi considero fortunato in quanto, dopo oltre 43 anni di servizio in Marina, ho avuto tanti riconoscimenti, pur non avendo mai lavorato “in” Difesa, ma sempre “per” la Difesa…):  poveri Ufficiali MM ed AMI; se non vestiranno la divisa Ocra avranno le ali tarpate! Quando, poi, si tratterà di valutare le greche degli Ufficiali dei Corpi Tecnici, gli Ingegneri, i Commissari, i Medici, quelli delle Capitanerie di Porto, per avere mano libera non faranno, d’ora in poi, parte delle Commissioni i rispettivi Capi di Corpo che, in buona sostanza sono quelli che fanno loro le note caratteristiche per tutta la vita e li conoscono meglio di tutti essendo della loro “famiglia”: anche qui si deciderà sulla base di pezzi di carta, di meriti presunti ( ? ) e piuttosto sulla base di giudizi di quei preponderanti 3 stelle Esercito presenti. É giusto aver eliminato i Capi di Corpo, evidentemente ritenuti inutili a fronte dell’onniscenza del Capo di SMD e dei suoi sub-pari?
Una domanda sorge spontanea: ma il manuale Cencelli che prevede una sorta di equilibrio e bilanciamento fra le cariche di Vertice delle diverse FFAA, vista la preponderanza Esercito che nei 3 stelle avrà la presenza di 5-6 generali contro 1’Ammiraglio o i1 Generale Aereo , come si esplicherà nel futuro viste anche le neo-figure che non vestiranno – di massima – né la divisa blu e neppure quella turchese? E le promozioni di Vertice che – secondo le modifiche – non avverranno più col vecchio sistema “normalizzato”, cioé tot promozioni a scelta l’anno,  ma – udite, udite – in relazione ai posti 3 stelle definiti di volta in volta “in funzione della necessità di ricoprire precisi incarichi proposti dal Capo di SMD (sic) e approvati dal Ministro…”: cioè un potere discrezionale mai visto, e variabile che produrrà contenziosi infiniti del personale. Intollerabile e insensato, quanto ingiusto; ma se il “generalissimo”, anche per le promozioni e gli avanzamenti giocherà un ruolo assoluto senza discussioni e contrappesi, quali sono le considerazioni dei soloni esperti in materia, e quelle dei politici?
Se i Capi di Forza Armata, ammainata la bandiera di combattimento, saranno solo delle comparse minori nelle valutazioni dei propri Ufficiali, quale stima, considerazione e motivazione potranno essere garantite in futuro dai propri dipendenti, ben sapendo che non contano nulla?
E non bastano certo le interviste del Capo che giustifica il suo ruolo Unico e supremo anche nelle Commissioni di avanzamento “per una sorta di garanzia”: ma de che? Qui sta il sintomo maggiore del masochismo che sconfina, naturalmente e secondo la psichiatria, nella distruttività del sistema.

Lo sbandieramento dell’Unicità di Comando é uno slogan che può far presa solo sugli sprovveduti, ma assai pernicioso una volta realizzato; il Capo – se di leader trattasi – dovrebbe assolvere i compiti del Coordinamento delle Forze e del loro Controllo, avere una visione strategica, occuparsi di pianificazione e acquisizione dei mezzi necessari, battendosi per avere un Bilancio adeguato per l’addestramento e le manutenzioni (che oggi é decisamente insufficiente), ma NON dovrebbe avere responsabilità per l’impiego operativo che dovrebbe restare, invece, nei Capi delle singole FA per essere davvero più efficace e pronto. Qualcuno si chiede quanti passaggi bisognerà fare – domani – per arrivare al Capo Assoluto, spiegandogli cosa si deve fare, se di altra FA, cosa bisogna “impiegare”, facendogli capire il problema e i vari aspetti correlati, mentre oggi essendo la responsabilità diretta dei Capi di FA, tutto é più immediato, snello ed efficace? Perché si vuole rovinare ciò che funziona? Perché si mutua dagli americani solo il Pentagono e la strana disponibilità per il Ministro di un Portavoce? (novità stigmatizzata nell’articolato… che neppure il SECDEF Mattis ha, e neppure Premier e Presidenti…),  mentre non si copia da loro, che fanno le guerre ovunque, sull’impiego Operativo che é responsabilità dei Capi delle Componenti fino ai Comandanti di area, mentre il Capo della Difesa ha tutt’altri compiti?
Noi siamo geni per burocratizzare la struttura, altro che snellirla! Sperare poi, che, come recita la Relazione, si “adotti un sistema di gestione su sei livelli per la prontezza e utilizzabilità delle Forze…” é aria fritta;  perché invece non si pretende da tutte le singole FFAA un’efficienza, o meglio una “combat readiness” mezzi-uomini, non inferiore al 70% degli organici assegnati? Se così fosse, e non sarebbe certo una pretesa stramba, ma pragmatica e centrata su quell’E-cubo tanto sbandierato dal L.B., ne vedremo delle belle!!  Ancora sull’impiego; vi immaginate le attività della Marina, per esempio, nella lotta alla pirateria, nel contrasto della migrazione clandestina, per tacere di interventi drammatici di soccorso (sovviene il ricordo del sinistro della Norman Atlantic… con 450 persone recuperate al limite delle possibilità con l’impiego rapido di tutti i mezzi disponibili…) che deve scalare le vette, a tappe burocraticamente forzate, prima di far decidere il grande Capo?
Forse oggi solo alcune decine sarebbero in vita: possibile che non si voglia capire l’assurdo di quella modifica? Rammento un evento, fra i molti, a proposito dell’impiego “oculato” delle Forze, in cui il Capo della Difesa pro-tempore – che per fortuna non aveva la responsabilità finale dell’impiego –  dovendo mandare una Nave in Oceano Indiano per l’antipirateria insisteva per inviare un Pattugliatore Costiero, perché – basandosi solo sulle “tabelle di onerosità” – era più economico rispetto ad una Fregata, sottovalutando incoscientemente che una simile Nave era nata per operare in modo “costiero” e non avrebbe mai potuto farlo in un Oceano, per caratteristiche, performances ed autonomia: forse sarebbe affondata, ma avremo sicuramente risparmiato! Possibile che, nessuno di questi soloni abbia studiato davvero la Storia nei loro iter formativi, e non vogliano riconoscere, come già rimarcavano i Latini, l”importanza della Storia  “historia magistra vitae” in tutte le attività, in primis circa la Difesa? Se l’idea del Capo Unico e supremo, già rovinosamente sperimentata – con Cadorna e la disfatta di Caporetto, con Badoglio e i tragici eventi post-armistiziali – ha avuto conseguenze drammatiche per il popolo italiano, come é pensabile ripercorrere la stessa strada oggi con un Unico Capo, disconoscendo totalmente le lezioni della Storia? Mah!

Ma lo sconcerto totale viene in appendice, come al solito; relegate nell’art.1094 ci sono due innovazioni che a dir poco gridano vendetta: la prima riguarda l’estensione del mandato ai Capi fino ad un triennio (forse per completare l’opera dei DDL?) e l’altro la prebenda dell’indennità speciale di rischio garantita  anche in pensione a prescindere dall’età, dallo stato giuridico e dalle responsabilità dei Vertici. Per il primo aspetto si giustifica l’anno aggiuntivo affinché i Vertici   “abbiano un tempo sufficientemente lungo ( ? ) per una proficua azione di direzione, bla, bla.”.: che un tre stelle abbisogni di tre anni di carica per far qualcosa é quasi offensivo, e fino a ieri la Legge Madia ne impediva l’estensione: ma si sa, siamo in Italia e tutto é possibile.
Il secondo aspetto é ancora più grave: se i Vertici sono deresponsabilizzati non dovrebbero più prendere la SIP che peraltro viene estesa perpetuamente anche in pensione (circa 24000 euro\mese); non solo, trattandosi di indennità connessa al rischio non si vede come, all’atto della pensione non finisca, visto che dopo, l’unico rischio é cadere da una seggiola leggendo un libro
Surrettiziamente si fa riferimento alla Guardia di Finanza ed al suo Capo, sproloquiando sul limite di età che guarda caso non é 63 anni come i restanti Vertici, ma 65: un tentativo subliminale di allungare il brodo per tutti fino a 65? Chissà: vedremo; intanto plaudiamo alla rottamazione tanto auspicata da questo Governo!

Ma continua, quell’articolo di modifica, nel preoccuparsi di quelle tutele-prebende e statuisce che “qualora il Tizio non abbia raggiunto i limiti di età previsti per quel grado… può far domanda di lasciare, senza alcuna penalizzazione, né nell’indennità di buonuscita, e neppure sulla SIP…” che, cosi, a prescindere da ogni evenienza, spetta anche nella pensione tutt’intera. Inclusi ovviamente i pseudo-Vertici, ancorché senza responsabilità. Meraviglia che la stessa solerzia non sia stata posta nei riguardi del personale volontario che sarà in gran parte a tempo determinato, di 7-10 anni, per poi trovarsi, quale precario a 30 anni, in mezzo ad una strada?
Per tacere sul riordino delle carriere dei Sottufficiali in cui già nuvole piene di tuoni si stanno addensando.  In compenso le ultime notizie che in qualche modo afferiscono il personale della Difesa sono balzane e stupefacenti: un altro progetto “a capocchia” prevederebbe di far svolgere il servizio civile, secondo il combinato disposto dello “ius-solì” e della “cittadinanza breve”, a 3000 clandestini o profughi, mentre i nostri giovani aspiranti – legittimamente – ad entrare nelle FFAA segnano il passo!
Forse ciò rappresenta un favore a quei soggetti, di norma malavoglia, ma sarebbe un regalo particolarmente apprezzato per “ristrutturare e ringiovanire” il comparto Difesa, nel solco del dettato del L.B.; un dubbio solamente: ma costoro giureranno fedeltà alle Istituzioni e alla Patria, oppure saranno forze mercenarie a gioco libero? Chi darà le garanzie del caso, visti i pregressi, deteriori esiti degli obiettori di coscienza?: ovviamente, come per gli avanzamenti equi, il neo-Capo di SMD, che tutto può!

Sarà interessante, si fa per dire, seguire le news relative all”audizione del 6 aprile pv in ambito Commissione Difesa Senato: ma che ci azzecca se non portano le stellette? Forse la copertura finanziaria é di nostra competenza, visti i pingui bilanci? Nulla di personale, ma scusate le Belinate a ruota libera, che forse non tutte le sono! Il sintomo di prima acchito é quello di “acefalite” prorompente, e del populismo sfrenato: ma evidentemente l’Italia può permettersi questo ed altro!

Il cumulo dei sintomi qui diventa una patologia preoccupante e più grave: si va dall’individualismo, all’egoismo, al nepotismo, per finire in vanagloria e distruttività generalizzata.

In relazione ai sintomi avvertiti , nel caso si trattasse di persona singola, dovremo intervenire subito perché non si tratta più di sintomi ma di malattia psichica grave, oltre il disagio, che porta al masochismo, ad uno spinto egocentrismo, e quindi ad una distruttività individuale o del sistema. Sintomi che inducono a rilevare gelosie di intensità inusitata, e una morale evanescente, nel senso che tutto é possibile anche raccontando le più incredibili bugie, e nulla é proibito: l’unico limite é quello di non far nulla che vada a vantaggio della collettività, in questo caso della Difesa, ma si pensa solo ai propri interessi. Non manca infine neppure il sintomo della recita, o mania di protagonismo che considera ogni riforma proposta come il “non plus ultra”, e spesso usa la maschera, simbolo stesso della recita, per nascondere il vero nelle interviste, usando paroloni senza senso, vuoti slogan e dichiarazioni di facciata.

Che dire, in conclusione; le riforme della Difesa sono davvero “mascherate”, ancorché rivoluzionarie e antidemocratiche e la diagnosi, se vengono approvate le modifiche dell’articolato, é quella di un sistema che volutamente e paradossalmente stiamo facendo ammalare, mentre oggi malato non é!
Per ciò abbiamo ritenuto importante lanciare messaggi di Warnings che si spera risveglino le coscienze e fermino il decorso di quella malattia immaginata-immaginaria.

L’ unica terapia ipotizzabile é, pertanto, il ricorso ad un ritrovato buon senso, e onestà intellettuale, con una sorta di autoterapia “in regime di autotutela” da parte degli autori dell’articolato, e più in generale della riorganizzazione della Difesa, palesemente male architettata, e in futuro più malata; altrimenti non resta che confidare nella conoscenza e nella cosciente determinazione delle competenti Commissioni Parlamentari che, anziché approvare quei famigerati DDL, li discutano approfonditamente e possano, per il bene autentico della nostra Difesa e Sicurezza, e di tutta la gente, porre fine a quel disastroso progetto centrato solo sul masochismo e… sulla cultura dell’inutile.
Che Dio illumini le menti… e ce la mandi buona!   

Giuseppe Lertora                      

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