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Separazioni. Il Tribunale di Milano supera le pronunce della Cassazione in tema di ‘Maternal Preference’

divorzioMilano  – Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2014 sono state 89.303  le separazioni e 52.335 i divorzi.  Rispetto a una decina di anni fa,  le unioni interrotte da una separazione, dopo 10 anni di matrimonio, sono quasi raddoppiate passando dal 4,5% dei matrimoni andati a rotoli nel 1985, all’11% delle nozze del 2005.

Dopo la separazione, a veder peggiorare la propria condizione economica sono soprattutto le donne (il 50,9% contro il 40,1%), in particolare quelle che al momento della fine del matrimonio non hanno un’occupazione a tempo pieno (54,7%) o hanno figli (52,9%). Le percentuali più elevate di mogli a rischio di povertà sono le madri single (24,9%). Ma non finisce qui:  il 26 ottobre c.a. il Tribunale di Milano, ha pubblicato un decreto in materia di affido destinato a suscitare numerose polemiche, superando apparentemente la pronuncia della Cassazione sul tema della “Maternal Preference”, la regola per cui in età da scuole elementari va sempre e comunque preferita la mamma come genitore collocatario, sostenendo, di fatto, l’esatto opposto. Si apre, quindi, la strada al collocamento dei minori dai papà a fronte del principio della bigenitorialità e della parità genitoriale, fondata sul criterio della neutralità del genitore affidatario (c.d. gender neutral child custody laws) (Tribunale di Milano, sez. IX civ, decreto 19 ottobre 2016).

Tornando alle condizioni economiche che le madri separate si trovano ad affrontare dopo una separazione o un divorzio: “I dati assumono un peso diverso se si pensa che in  Italia ha un lavoro retribuito meno di una donna su due (46,1% il tasso di occupazione femminile), con differenze rilevanti tra Nord e Sud (56,1 al Nord, 30,5% al Sud). Va considerato inoltre il gender pay gap, quella differenza, tutt’altro che trascurabile, di stipendio tra uomini e donne che inevitabilmente va a gravare sul bilancio familiare nel nuovo nucleo familiare post separazione”, commenta l’avvocato Lorenzo Puglisi, Presidente e fondatore dell’associazione Familylegal, che si occupa di diritto di famiglia e in particolare di separazioni e divorzi.

Il dato curioso è che quasi tre volte su quattro è la moglie (73% dei casi) ad attivare il processo di separazione. Ciò nonostante– aggiunge ancora Puglisi, la percentuale delle donne separate o divorziate in famiglie a rischio di povertà è più alta (24%) rispetto a quella degli uomini nella stessa condizione (15,3%) e a quella delle donne in totale (19,2%)”.

Nel nostro Paese si conclude consensualmente circa l’85% delle separazioni e il 72% dei divorzi. Le separazioni nelle quali viene stabilito un assegno di mantenimento all’altro coniuge (di solito, il marito alla moglie) sono ormai solo 1 su 5 e non sempre viene previsto un contributo a favore del coniuge economicamente meno forte anche in caso di elevati dislivelli reddituali. I numeri diminuiscono ulteriormente con il divorzio: quelli che si concludono con un assegno al coniuge (di solito alla moglie) erano il 15% nel 2007, il 13,3% nel 2008, il 12,8% nel 2009 e si stima circa il 9% nel 2015. Meno di 1 su 10.

Venendo al capitolo casa, uno dei più annosi rispetto alle questioni ‘accessorie’, i dati evidenziano come la casa sia assegnata al coniuge presso il quale vengono collocati i figli minori o non economicamente autosufficienti. Allo stato attuale più di una separazione su due si conclude con l’assegnazione della casa coniugale alla moglie (57,8% nel 2000, 56% nel 2009).  Tuttavia “Il decreto emesso dal Tribunale di Milano sembra aprire le porte ad una valutazione sostanzialmente paritetica delle funzioni genitoriali e conseguentemente il collocamento presso i papà causerebbe la perdita per le madri dell’assegnazione della casa coniugale, anche nei casi in cui le stesse ne siano comproprietarie”, specifica Puglisi in proposito.

Se è vero che con la separazione donne e uomini si trovano in egual modo ad affrontare una situazione di crisi economica è pur vero che l’emergenza abitativa – soprattutto nelle realtà urbane – colpisce ancora prevalentemente gli uomini. “I dati evidenziano una situazione difficile, da nord a sud. A Milano, dopo la separazione, il 32,5% degli uomini e il 39,3% delle donne torna per lo più a casa dei genitori, mentre una percentuale minore si sposta in un’abitazione in affitto (il 36,8% e il 30,5%)”.

Un capitolo a parte riguarda la situazione di povertà assoluta che spinge gli ex coniugi a rivolgersi a mense e a dormitori pubblici. Sia i dati Istat che quelli forniti dalla Caritas concordano: le persone separate/divorziate rappresentano il 12,7% delle persone che si rivolgono ogni anno alla Caritas Italiana, la metà di loro (50,9%) ha problemi di povertà.

Gli stessi dati confermano che le conseguenze peggiori le soffrono le donne sole e con figli, separate e divorziate. Sono le donne le persone a maggior rischio di povertà. Il dato esplode in presenza di figli: le donne monogenitore sono povere nel 10,4% dei casi, dato che sale al 15,4% se il figlio è minorenne.

La stessa Caritas conferma che del 12,7% di separati/divorziati che chiede aiuto alla Caritas, il 66,5% è donna, il 33,5% è uomo e che “non ci sono modifiche significative nel tempo di questo rapporto”.

 

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