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Russia al voto: si rinnova Parlamento, primo voto per la Crimea

Giornata di voto in Russia, dove gli elettori saranno chiamati a scegliere i nuovi deputati della Duma, i presidenti di sei regioni altre ad alcune assemblee legislative. Si voterà anche in Crimea ed è la prima volta da quando è stata annessa alla Federazione russa. Non mancano le polemiche e le tensioni con l’Ucraina proprio in virtù della decisione di Mosca di aprire i seggi nel territorio annesso nel marzo del 2014.

russiaUrne aperte in Russia dove si eleggeranno i deputati della Duma, i governatori di sei regioni e le assemblee legislative di diverse regioni e città: 225 parlamentari verranno eletti con il maggioritario secco nelle circoscrizioni, i restanti 225 con il voto di lista proporzionale e lo sbarramento al 5%. Si vota anche in Crimea, per la prima volta da quando è stata annessa alla Federazione, nel marzo di due anni fa.

Nonostante l’esito delle elezioni appaia pressoché scontato e non tale da modificare gli attuali equilibri in Parlamento, il test elettorale si rivela decisivo per verificare la tenuta dell’establishment russo anche in vista delle presidenziali del 2018.

A contendersi i seggi della Duma saranno 14 partiti, di cui solo due di opposizione. Opposizione che si presenta all’appuntamento elettorale frammentata e assente da tutte le tv. Il partito del principale oppositore di Putin, Alexej Navalny, non è stato autorizzato a presentare una lista. Favorito nella competizione elettorale è Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, che alle elezioni del 2011 ha ottenuto 238 seggi, seguito dal partito comunista della Federazione Russa, da Russia Giusta e dal partito liberal-democratico.

Nonostante la recessione economica che sta attraversando la Russia e le crescenti tensioni con l’Occidente provocate dalla crisi in Ucraina e dal conflitto in Siria, alcuni analisti hanno definito la campagna elettorale in corso come una delle più noiose degli ultimi anni. L’apatia diffusa nell’elettorato fa presagire una bassa affluenza al voto.

Alta la tensione in Ucraina, che contesta la decisione del Cremlino di aprire i seggi anche in Crimea, annessa a Mosca a seguito di un controverso referendum sull’autodeterminazione della penisola, nel marzo del 2014. Da Kiev una portavoce del ministero degli Esteri Mariana Betsa ha fatto sapere che il voto russo non può aver luogo nel Paese, nemmeno negli uffici diplomatici e consolari. La controparte russa Maria Zakharova ha replicato affermando che il voto si svolgerà regolarmente presso le sedi dell’ambasciata russa e gli uffici consolari in Ucraina per gli 80mila cittadini russi residenti nel Paese.

Kiev ha chiesto poi di non inviare gli osservatori elettorali dell’Osce in Crimea, avvertendo che l’eventuale presenza di personale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa sarà considerata come una violazione delle frontiere ucraine. In proposito il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, ha detto che la Russia “non ha intenzione di discutere l’organizzazione delle elezioni sul suo territorio con nessun altro Stato”.

Il voto in Crimea viene contestato anche da Washington. “Gli Stati Uniti non riconosceranno i risultati delle elezioni per la Duma russa organizzate oggi in Crimea, sotto occupazione russa”, ha annunciato il dipartimento di Stato americano. “La nostra posizione sulla Crimea è chiara: la penisola resta parte integrante dell’Ucraina”, ha sottolineato il portavoce della diplomazia americana John Kirby. “Le sanzioni contro la Russia resteranno in vigore fino a quando la Russia non lascerà il controllo della Crimea all’Ucraina”, ha proseguito.

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