LiberoReporter

Strage Orlando: Fbi indagò sul conto del killer. Ex moglie: “era mentalmente instabile”

mateen

Omar Mateen, il killer del club gay a Orlando, dove sono morte 50 persone

Un uomo violento e mentalmente instabile, ma non un estremista religioso. Così l’ex moglie del killer della strage in un locale gay di Orlando descrive Omar Mateen. La donna, Sitora Yusufi, ha spiegato ai giornalisti che la convivenza con l’ex marito è durata appena quattro mesi e che la sua famiglia l’ha dovuta letteralmente liberare dalle sue mani.

I due si erano conosciuti tramite un sito di incontri online e si erano sposati nel 2009. “All’inizio era una persona normale che amava scherzare e divertirsi”, ha raccontato la Yusufi ai giornalisti che si erano riuniti davanti alla sua casa a Boulder, in Colorado. Ma poco dopo le nozze, Mateen è diventato molto violento. Secondo la donna soffriva di una sindrome bipolare e “una storia con gli steroidi” poteva aver scatenato le sue furie. L’uomo l’ha tenuta praticamente “in ostaggio” e isolata dal resto del mondo fino a quando la sua famiglia è arrivata in Florida e l’ha “letteralmente liberata.. dalle sue braccia”.

La Yusufi è tornata in New Jersey dove abitava, lasciando tutte le sue cose in casa del marito pur di fuggire. Da allora la donna non ha avuto più alcun contatto con Mateen. Il loro divorzio si è concluso nel 2011.

Svegliata ieri mattina dai familiari che le hanno telefonato per avvertirla della strage di Orlando, Yusufi ha espresso il suo dolore per le 50 vittime. A quanto ha raccontato, l’ex marito “praticava la religione, aveva la sua fede”, ma non mostrava segni di radicalismo islamico. La donna, che si descrive come aperta a tutte le religioni ma non aderente a una particolare fede, ha insistito sul fatto che a suo parere il massacro non è stato causato da fanatismo religioso o politico quanto da una malattia mentale. “Era mentalmente instabile, malato”, ha sottolineato.

Fbi indagò due volte sul conto del killer

L’Fbi si era occupata per due volte di Omar Mateen, l’uomo ritenuto responsabile della strage in un locale gay di Orlando, ma in entrambi i casi aveva chiuso le indagini. Ron Hopper, agente speciale del Federal Bureau of Investigation, ha riferito che Mateen fu interrogato due volte nel 2013 in seguito a “commenti incendiari con i colleghi” che potevano far pensare a legami con terroristi, si legge sul Washington Post.

L’inchiesta, ha spiegato Hopper, fu chiusa perché non fu possibile verificare i dettagli dei suoi commenti. L’anno seguente, l’Fbi verificò possibili legami fra Mateen e Moner Mohammad Abusalha, il primo cittadino americano a commettere un attentato suicida in Siria, che viveva come lui a Fort Pierce, in Florida. “Avevamo stabilito che il contatto era stato minimo e che al momento non rappresentava una relazione importante o una minaccia”, ha detto Hopper.

Mateen lavorava per una delle maggiori compagnie di sicurezza del mondo, la G4S, malgrado la testimonianza di un ex collega lo descriva come mentalmente instabile. Con un numero di dipendenti pari alla popolazione di Washington, la G4S lavora con le forze di sicurezza americane per i pattugliamenti di confine, ha fornito servizi di sicurezza alle Olimpiadi di Londra e ha partecipato agli sforzi per spegnere i recenti incendi in Canada.

Mateen lavorava per la compagnia da quasi 9 anni. Era stato impiegato come guardiano in una struttura carceraria minorile e nella sicurezza di un elegante resort con campi da golf a Port St. Lucie, in Florida. Secondo un suo ex collega, Mateen era chiaramente instabile ma la compagnia non era intervenuta in alcun modo nei suoi confronti.

Daniel Gilroy, ex poliziotto, ha raccontato a Florida today di aver lavorato con Mateen al golf resort PGA Village, ma di essersi dimesso dopo che G4s non era intervenuta di fronte ai commenti omofobi e razzisti del suo collega. “Me ne sono andato perché tutto quello che diceva (Mateen) era tossico. La compagnia non faceva niente, quell’uomo era pazzo e instabile, parlava di uccidere delle persone”. Non solo, Mateen cominciò a perseguitare Gilroy, con chiamate e sms continui.

Un comunicato diffuso da John Kenning, chief executive regionale per il Nord America della G4S, ha confermato che Mateen lavorava per la compagnia dal 10 settembre 2007, espresso condoglianze per le vittime e la disponibilità a collaborare alle indagini. Basata in Gran Bretagna, la G4S conta 623mila dipendenti in 110 paesi e ha lavorato spesso come contractor per la sicurezza americana. Secondo il suo sito web, ogni dipendente deve superare uno screening psicologico e dei propri precedenti.

4 COMMENTS
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends