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Brexit: il dopo voto, crolla la sterlina e borse in picchiata

indiciborsaLa Brexit spinge il crollo della sterlina, che nel corso dello spoglio man mano che si affermava il ‘leave’ dall’Unione europea, è arrivata a perdere il 10% sul dollaro, raggiungendo quota 1,33. Si tratta del valore più basso degli ultimi 30 anni.Oltre alla sterlina, anche l’euro subisce le ripercussioni e si attesta a poco meno di 1,10 dollari (1,096), in calo del 3,7%.

Contraccolpo della Brexit anche sullo spread tra Btp e Bund, che si attesta a 167 punti base dopo aver toccato un massimo di 185. Ieri aveva chiuso a 130 punti. Il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni è al momento all’1,5%.

Forti ripercussioni sulle Borse. Crollo verticale per la piazza finanziaria di Tokyo. Il Nikkei 225 cede il 7,9% a 14952,02 punti.

La Brexit spinge verso i beni rifugio. La quotazione dell’oro è in rialzo del 4,52% a 1.322,95 dollari l’oncia. Calano le quotazioni del petrolio in seguito al risultato del referendum. Un barile di Wti viene scambiato a 47,23 dollari, in calo del 5,75%, mentre il Brent è a quota 47,93 dollari, incassando -5,86%.

“Prenderemo tutte le misure necessarie per garantire la stabilità monetaria e finanziaria”, scrive la Banca d’Inghilterra in una nota ufficiale. “Abbiamo intrapreso un’ampia pianificazione di emergenza, lavorando a stretto contatto con il ministero dell’Economia britannico, con le altre autorità nazionali e le banche centrali degli altri Stati”, continua la nota

Standard and Poor’s intanto sarebbe pronta a declassare la Gran Bretagna. In sostanza, dichiara il portavoce Motitz Kramer al Financial Times, “l’attuale valutazione del credito di tripla A è insostenibile nelle circostanze attuali”.

In seguito alla decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea, Ihs Global Insight sta tagliando sostanzialmente le previsioni di crescita del Pil all’1,5% (dal 2%) per il 2016, 0,2% (dal 2,4%) per il 2017 e 1,3% (dal 2,3%) per il 2018. Il voto referendario “è una cattiva notizia per l’economia del Regno Unito, certamente nel breve e medio termine”, evidenzia a un’ora dalla diffusione dell’esito definitivo della consultazione Howard Archer, capo economista Ihs Global Insight, per Uk ed Europa.

“Le incertezze economiche – prosegue Archer – si riferiscono non solo a ciò che accadrà subito dopo il Regno Unito avrà lasciato l’Unione europea, ma in relazione a quanto tempo esattamente occorrerà per il divorzio”. Considerato che ci vorranno due anni per l’uscita ufficiale, “questa uscita ritardata potrebbe rivelarsi inaccettabile per i paesi dell’Unione Europea”.

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