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Stati canaglia/1: la Corea del Nord

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Forse non c’è Stato al mondo, nell’attuale condizione geopolitica “globale” nella quale versa la Terra, con una Guerra Mondiale de facto in corso, che non abbia un suo aspetto canagliesco, se consideriamo indici quali il coinvolgimento nella guerra stessa della popolazione civile, l’appoggio – molto spesso nascosto o insospettabile, quando non è palese – al Terrorismo internazionale, le attività “sporche” e incoffessabili dei servizi segreti, le torture, la persistenza della pena di morte, l’assoggettamento prono alle implacabili leggi della follia, lo sfruttamento del lavoro, soprattutto minorile, l’illecito espansionismo,  l’autoproclamazione della Nazione in dispregio della comunità internazionale (leggi Isis), le condizioni in cui versa la libertà di espressione e di stampa, e via discorrendo.

Apriamo questa serie sui cosiddetti “Stati canaglia” con la Corea del Nord per motivi di stretta attualità, ma anche perché questo Paese faceva parte, assieme allo sventurato Iraq e al sempre più emergente Iran, di quel famoso “Asse del Male”, evocato, nel suo “Discorso sullo stato dell’Unione”, tenuto a pochi mesi di distanza dall’11 Settembre 2001, da quell’altro Presidente “canaglia” che fu senza dubbio il guerrafondaio George W. Bush.

Già con la sua denominazione ufficiale, la Repubblica Popolare Democratica di Corea ci riporta alla situazione della Guerra Fredda e del Comunismo “reale” (che nel suo caso vale nei due sensi, tanto che la sua definizione effettiva supera addirittura, come vedremo, quella di “Regno comunista della Corea” o “regime comunista dinastico”, come inappuntabilmente e meno scherzosamente la definisce l’insuperabile Calendario Atlante De Agostini), precedente la Caduta del Muro di Berlino del 1989 e soprattutto l’implosione dell’Unione Sovietica del 26 dicembre 1991. Da allora la situazione di questo piccolo Paese (la sua superficie è tra un terzo e la metà di quella dell’Italia), che conta circa 25 milioni di abitanti, con una densità di oltre 200 per kmq, l’ha precipitato in un isolamento politico ed economico senza precedenti.

A ciò vanno aggiunte le sanzioni economiche imposte dalle Nazioni Unite, a causa del suo continuo “prendi e lascia” giocato disinvoltamente con il trattato internazionale di non proliferazione nucleare, trattato a mo’ di carta igienica, secondo la migliore tradizione nazista. Tant’è. Come spiega puntualmente il già citato Calendario: “la politica di alternare gesti distensivi con provocazioni (programma nucleare, operazioni militari) è funzionale al rafforzamento della posizione del paese nelle trattative internazionali in cui offre distensione in cambio di aiuti per la propria dissestata economia. “E cos’altro fa una canaglia o un rapinatore  se non puntarti un’arma, intimandoti appunto: “o la borsa o la vita?”

Kim Jong-un, pericoloso fantoccio hitleriano

Il comunismo nordcoreano è approdato nel Paradiso Marxista: infatti l’Hitler da strapazzo che ha guastato l’Epifania al mondo intero – spiazzando scienziati, politici e tecnici, e mettendolo ancora più in crisi -, quello stesso Kim Jong-un che si è fatto fotografare, a metà del dicembre scorso, nell’atto di firmare l’ordine del primo test nucleare dell’anno appena, e così male, cominciato, non è che un fantoccio, nipote del defunto Kim Il-sung , “Presidente eterno” della Corea del Nord, come perentoriamente stabilisce l’emendamento costituzionale del 1998, padre di Kim Jong-il. Padre a sua volta del “Re” protagonista della nostra storia. Neppure la Cina, che pure agli Stati-canaglia può ben essere assimilata, con il suo comunismo più capitalista del più selvaggio capitalismo, ha osato mai tanto con il proprio padre della patria, Mao Tze-tung, che pure fu il massimo ispiratore dell’ordinamento sociale della Corea del Nord e della sua successiva Costituzione, risalente al 1972.

Il “Presidente Eterno” della Corea del Nord, Kim Il-sung (1912-1994).

Il “Presidente Eterno” della Corea del Nord, Kim Il-sung (1912-1994).

La Corea del Nord e la Corea del Sud si formarono alla fine della Seconda Guerra mondiale, quando – ben prima della Guerra di Corea del 1950, che non si è mai conclusa con un trattato di pace, dato che ognuna delle due Coree continua a rivendicare come “propria” l’altra metà, ma solo con l’armistizio del 27 luglio 1953 che ne confermò sostanzialmente i confini – le truppe di invasione sovietiche, provenienti dal Nord si imbatterono all’altezza del 38° parallelo con quelle americane, che risalivano la Penisola dal Sud. Fu così che nacque la divisione de facto, avvenuta in modo molto simile a quella delle due Germanie. Prima del 1945 della Corea non c’era traccia, perché essa dal 1910 era parte integrante dell’Impero Giapponese, essendo l’espansionista Arcipelago nipponico suo vicinissimo dirimpettaio al di là del Mare del Giappone, per l’appunto.

Dopo i test nucleari dell’ottobre 2006, del maggio 2009 e del febbraio 2013, sappiamo di certo, a ben nove giorni dall’avvenimento, solo che il fantoccio di Pyongyang (la capitale nordcoreana) ha celebrato con due giorni d’anticipo il proprio compleanno dell’8 gennaio, invece che con l’accensione anticipata di 33 candeline della grande torta che non si sarà fatta mancare, con una spaventosa esplosione che ha provocato un terremoto di magnitudo 5,1, cioè di intensità maggiore di quelli dovuti ai test del 2009 e del 2013.

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La notizia è stata presa dapprima molto sul serio da radio e tv, dato che era stata annunciata la sperimentazione addirittura di una bomba H, tanto da provocare a New York un’immediata convocazione del consiglio di sicurezza dell’ONU, conclusasi in brevissimo tempo con l’unanime condanna dell’accaduto, mentre successive analisi, tra cui la campionatura effettuata dai giapponesi dell’atmosfera locale, hanno indotto allo scetticismo gli osservatori stranieri, i quali non ritengono abbastanza “raffinata” la tecnologia nucleare nordcoreana, al di là dei farneticanti proclami di Kim Jong-un e della sua vecchia e amata presentatrice televisiva, riesumata su schermi panoramici in occasione della “trionfale” occasione dell’annuncio dell’avvenuta esplosione.

Scetticismo che non vorremmo serva solamente a ridere sulle spacconate del più giovane capo di Stato del mondo. La situazione geopolitica internazionale e lo stato del Pianeta, a rischio tsunami, sono talmente tesi e gravi, che questo lusso proprio non possiamo permettercelo. Anche perché il terremoto è stato scientemente provocato, e ha avuto il proprio epicentro a 400 km a nordest di Pyongyan, e cioè vicino al sito nucleare di Punggye-ri.

Per chi non lo sapesse, la bomba H, o bomba all’idrogeno, con il nome di Ivy Mike, fu sperimentata per la prima volta dagli USA il primo novembre 1952 su un atollo delle isole Marshall, da loro al tempo occupate, sprigionando un’energia tra i 10,4 e i 12 megatoni: mille volte di più di quella sventuratamente lanciata su Hiroshima!

Ma attenzione: di fallimento, o almeno di fissione nucleare solo parziale, i “dottor Stranamore” americani parlarono, quasi incitando la Corea del Nord a mostrare al mondo di saper fare di meglio, anche in occasione del primo test atomico del 2006.

Fatto sta che, sia pure da Cenerentola, e nonostante le continue accuse di bluff, proprio secondo le informazioni divulgate per prima proprio dalla CIA, la Corea del Nord, passando nei suoi altalenanti negoziati con Stati Uniti, Corea del Sud, Russia, Cina e Giappone, da una staffa all’altra, è entrata a far parte, nel corso di questo Terzo Millennio, con il numero 9, dell’ancora ristretto “club nucleare”, sebbene non le vengano accreditate che 10 testate. Una “bazzecola”, di fronte all’avversario di sempre, gli Stati Uniti (7700) e degli ex fedeli alleati, Russia (8500)  e Cina (“solo” 240?). Questi tre Paesi si sono dotati di armi nucleari prima della moratoria stabilita dal Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, assieme a Francia (300?) e Regno Unito (225?), i quali, essendo perciò membri di diritto del club, godono anche di un seggio permanente alle Nazioni Unite, a differenza degli abusivi India (stimata tra le 80 e le 100 testate), Israele (“solo” 80?) e Pakistan (90-110), il quale è stato il grande fornitore della Corea del Nord, dato che le sue due principali alleate, Russia e Cina, non si fidavano abbastanza dei Kim, soprattutto la seconda, che vorrebbe avere mano libera nell’area, nella quale, proprio in virtù del conflitto intercoreano e della mai conclusa guerra, sono continuamente presenti, e sgraditi, gli Stati Uniti. Come se non bastasse il Giappone, contro il quale la Cina continua senza mollare la propria rivendicazione di isole.

Con il suo oltre un milione di uomini in servizio e i suoi quattro in riserva, la Corea di Kim Jong-un, il Re di fresco compleanno, può ben vantarsi di essere lo Stato più militarizzato al mondo. Ma il suo bello e ordinato Paese (nel quale però i pochi e selezionati turisti non godono di libertà di movimento), ne vanta molti altri, di primati: omicidi politici, anche di parenti dello stesso Re, uno dei più bassi livelli del rispetto dei diritti umani, come più volte denunciato da Amnesty International, secondo posto per tasso di corruzione percepito, e questo nonostante i bei grattacieli e la faraonica metropolitana. Le sanzioni e le spese, quasi esclusivamente e mastodonticamente militari, gli hanno dato anche, ultimo ma non certo ultimo, il primato di Paese economicamente più dissestato del mondo. “Reporters sans Frontières” li classifica un punto più avanti (172simi su 173, posto riservato all’Eritrea) per quanto riguarda la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti.

I plaudenti nordcoreani sono stati descritti dalle organizzazioni umanitarie come “uno dei popoli più brutalizzati del mondo”. Anche perché, a chi non plaude causa propaganda ed isolamento asfissianti ed alienanti, o si limita ad applaudire a mani storte, può sempre aprirsi un campo di concentramento, o, per bontà di Sua Maestà, di rieducazione (a questo si deve la ricomparsa improvvisa di leaders scambiati dalla contropropaganda filooccidentale per assassinati?). Ancora Amnesty ha pubblicato le immagini satellitari ad alta definizione dei vari campi. Secondo i testimoni riusciti a fuggire da quello famigerato di Yodok, i prigionieri vivono in stato di schiavitù, sono frequentemente sottoposti a torture e ad altri trattamenti inumani. Non si contano le esecuzioni pubbliche, evidentemente a scopo dimostrativo. Il numero dei prigionieri è sconosciuto, ma si sa che solo trenta di loro sono stati rilasciati da Yodok a partire dagli anni Cinquanta. Uno degli ex detenuti ha affermato che tra il 1999 ed il 2011, circa il 40% degli altri prigionieri, nudi durante i freddissimi inverni, malnutriti e occupati in lavori manuali estenuanti e insensati, è morto di stenti. Per essere ammessi nei campi di prigionia basta cercare di raggiungere la Corea del Sud o parlar male del Regime. Ultimo orrore: poiché nei campi vivono segregate anche intere famiglie, vi nascono bambini ai quali è negata perfino la vista della “loro” patria.

kim-jong-un-vignetta-le-mondeCome abbiamo visto, parlare della Corea – e questo, dobbiamo ammetterlo, a differenza dalla Germania di Hitler, dall’URSS di Stalin e dalla Cina di Mao e dei suoi successori comunisti, espansionisti e ipercapitalisti – è un continuo passare dal tragico al comico, anche grazie, certo, al suo feroce e sanguinario Re Travicello, faccia pulita e taglio di capelli sbarazzino, quasi Re Bambino, nonostante quei trentratré anni da lattante con i denti con tante ogive, come lo ha sapientemente disegnato Plantu su Le Monde.

Avviamoci dunque alla conclusione cercando di riuscire ancora a sorridere. Infatti, questo dittatore da strapazzo “non finisce mai di stupire: dopo l’attacco al cast americano di ‘The Interview(nella fiction i protagonisti volavano in Corea del Nord per ucciderlo), si scatena contro le ‘Choco Pies’, le merendine al cioccolato prodotte dalla Corea del Sud”, come riferisce la BBC:
La sua rabbia parte dal distretto industriale di Kaesong: punto di incontro, dal 2004, tra le due Coree, dove i sudcoreani hanno il permesso di lavorare. Le regole dell’accordo stabiliscono però che i lavoratori non possono essere pagati per gli straordinari: quindi si è diffusa velocemente la tendenza a pagare in “cibo” gli operai. Questo però ha incrementato un fiorente traffico in nero di prodotti alimentari, come le imputate merendine, pagate a peso d’oro dagli operai del Nord, dove le ristrettezze alimentari trasformano una semplice barretta di cioccolato in un lusso preziosissimo: una confezione di ‘Choco Pies’ valeva al mercato nero dalle 6 alle 14 sterline, corrispondenti a più di una paga giornaliera media per questi operai. Una volta scoperto il traffico Kim Jong-un, forse per paura che gli operai socializzassero troppo con quelli della Corea del Sud o forse per paura di una concorrenza alle merendine interne, ha vietato in modo perentorio il pagamento con i ‘Choco Pies’ per gli straordinari. Ammessi solo salsicce, caffè e spaghetti.

Vladimir Putin con Kim Jong-Il

Vladimir Putin con Kim Jong-Il

Dittatore chi-ama dittatore, se così si può dire. Non per nulla, il nostro eroe del giorno, Kim Jong-un vanta un prezioso e prevedibile, giovane amico nella martoriata Siria: Bashar Al-Assad, che nell’estate scorsa ha avuto la delicatezza di intitolare a suo nonno Kim Il-sun, il solo, l’autentico, il vero “Presidente eterno” della Corea tutta, un grande “parco a tema” di Damasco, subito calpestato da funzionari d’alto rango appartenenti alle reciproche diplomazie al servizio di questi fulgidi e platonici  tiranni. Per l’occasione la celebre agenzia di stampa siriana Sana ha diramato un dispaccio secondo il quale – udite, udite – giardini e relativo, immortale monumento erano inaugurati “in occasione del settantesimo anniversario della liberazione della Corea”. L’agenzia ha ovviamente ricordato anche la verità della quale abbiamo già parlato, e che cioè la Corea era una colonia del Giappone fino alla resa di quest’ultimo nel mese di agosto del 1945, alla fine della seconda guerra mondiale. Nel corso della cerimonia per l’apertura di Kim Il-sung Park, nel distretto di Sussa Kafar, lunedì 17 agosto 2015 i funzionari di alto livello del governo siriano dichiararono che le relazioni tra Siria e Corea del Nord sono forti. Non c’è dunque da sorprendersi se due grandi figli e nipoti di così nobili nonni, padre e zio (chi si ricorda di Rifaat Al-Assad, sanguinario direttore dei temibili servizi segreti siriani, fratello del defunto Presidente Afiz Al-Assad?) siano così intimi da aver “progettato” addirittura di sfilare mano nella mano per le vie di Parigi contro il terrorismo (?). Sembra che la Francia non abbia loro concesso il visto d’ingresso… Eppure il gossip sul risorto Bashar, nei giorni scorsi dato per morto dai soliti social networks, lo vuole in una fantomatica visita al Louvre intento a fotografare col cellulare, “hackerato”, nudi femminili e maschili, oltre che di infilare un anello prezioso nell’anulare della fidanzata, lui, il capo di Stato che secondo voci sarebbe il più ricco del mondo, grazie agli oculati investimenti, alle sue catene di ristoranti, nonché ai raffinati ed esclusivi prodotti fashion destinati alla miriade di fan sparsi per il mondo…

Peccato resti inviso al popolo siriano, così atrocemente martoriato da una guerra civile senza fine. Sì, forse un giorno dovrà cedere e andarsene in esilio. Ma l’amico Vladimir si sta già preparando alla bisogna e non gli farà certo fare la fine di Saddam Hussein o di Mu’ammar Gheddafi.

Giancarlo De Palo

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