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Questione donne di conforto: crisi risolta tra Giappone e Corea del Sud?

donne di conforto coreaneIl Giappone in tempo di guerra, tra il 1930 e il 1945, ha ridotto in schiavitù sessuale almeno 200mila donne, in gran parte cinesi e sud coreane. Si tratta delle cosiddette ‘donne di conforto’ che nel corso della seconda guerra mondiale vennero strappate alle loro famiglie e sotto coercizione allietarono i soldati e gli ufficiali giapponesi impegnati al fronte nei bordelli militari. Una verità storica, riconosciuta anche a livello internazionale, la cui negazione ha finora sempre indispettito i sud coreani che da sempre, si aspettano le scuse ufficiali e un risarcimento per tutte le vittime. Attualmente di queste donne restano ancora in vita una cinquantina. Oggi sembra che Giappone e Corea del Sud abbiano raggiunto un accordo sull’annosa questione delle “donne di conforto”. Tokio è disposta a scusarsi e  a versare, come indennizzo, un miliardo di yen, circa 7,8 milioni di euro, per le cosiddette ‘donne di conforto’. Ancora una volta l’intesa raggiunta è stata definita dai più, storica.  Sarà davvero quella definitiva? Già in altre occasioni tra le due potenze asiatiche si era giunti ad un intesa sull’intera vicenda, ma poi, il Giappone aveva fatto marcia indietro. Per questo motivo il dubbio sorge spontaneo. E a rafforzarlo vi è anche la dichiarazione del capo della diplomazia sudcoreana, Yun Byung-Se. Il ministro ha dichiarato che: “L’accordo sarà definitivo e irreversibile se il Giappone si assumerà le sue responsabilità. L’ennesima intesa è giunta al termine del colloquio bilaterale tenutosi a Seul  con il suo omologo giapponese Fumio Kishida. Il Giappone già nel 1993 aveva presentato a quello di Seul le sue scuse per quanto accaduto durante l’ultimo conflitto mondiale. Si tratta della cosiddetta dichiarazione Kono, dal nome del suo autore l’allora Segretario Capo di Gabinetto, Yohei Kono. Con essa Tokio si scusò per aver ridotto in schiavitù sessuale centinaia di donne coreane durante la seconda guerra mondiale. Un riconoscimento di colpa che poi, nel giugno del 2014, nel pieno di una crisi diplomatica tra i due Paesi asiatici, il Giappone manifestò la volontà di voler ritirare scatenando le proteste ufficiali del governo di Seul .

Ferdinando Pelliccia

 

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