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Fs: azzerati vertici, presto nuove nomine con Mazzoncini in pole

Arriva il ribaltone ai vertici delle Fs Italiane. Dopo l’accelerazione impressa negli ultimi giorni dal Governo per un cambio della guardia, il consiglio di amministrazione della holding di Villa Patrizi ha rassegnato in blocco le dimissioni nella riunione convocata questa mattina di buon’ora, alle ore 9. Escono così di scena l’amministratore delegato Michele Mario Elia e il presidente Marcello Messori, a capo dell’azienda dal maggio 2014, in occasione della tornata di nomine ai vertici dei grandi gruppi in mano pubblica.

Sarà così un nuovo management a guidare il gruppo nel processo di privatizzazione che dovrebbe prevede la quotazione in borsa del 40% nel corso del 2016. E in pole position, come i rumors ventilano con sempre maggiore insistenza da giorni, è il manager toscano Renato Mazzoncini, ad di Busitalia. Un nome non certo nuovo visto che era già circolato in piena estate quando già si parlava di una possibile uscita di Elia. Attesa anche per la nomina del nuovo presidente. Nella rosa dei candidati, Simonetta Giordani, consigliere, a questo punto ex, delle Fs spa e già sottosegretario ai Beni Culturali con il governo Letta.

Ad annunciare le decisioni del board del Fs è stata una stringata nota del gruppo: “il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato spa ha rassegnato le dimissioni. Un’assemblea per la nomina del nuovo Consiglio sarà convocata il più presto possibile”. Tempi brevi assicurati anche dall’azionista, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che “ha apprezzato la scelta del management e dell’intero consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato di fare un passo indietro rinunciando al proprio incarico nella società”.

“A tutti gli amministratori, e in particolare a Marcello Messori e a Michele Elia nei rispettivi ruoli di presidente e amministratore delegato, va la gratitudine del Governo per il lavoro svolto. Provvederemo rapidamente – ha affermato Padoan – alla nomina del management chiamato a condurre la società nel processo di valorizzazione avviato formalmente con il dpcm varato questa settimana dal Governo”. Ringraziamenti anche da parte del ministro vigilante, il titolare delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, “per la preziosa collaborazione nel conseguimento dei risultati dell’azienda”.

Il ribaltone ai vertici delle Ferrovie, in cui molti vedono l’analogia con quanto è avvenuto in Cdp, era nell’aria ormai da giorni, dopo l’incontro della settimana scorsa a Palazzo Chigi tra il Premier Matteo Renzi ed Elia e Messori, ma fino a ieri massima era l’incertezza su come si sarebbe svolto l’epilogo di questa partita. Le dimissioni di Elia non erano, infatti, scontate e non era esclusa una sua ‘resistenza’ fino alla fine. A quel punto, lo scenario che si prospettava erano le dimissioni di almeno cinque consiglieri che avrebbero determinato la decadenza dell’intero cda. Ma, secondo alcune ricostruzioni, la svolta, che ha portato alle decisioni di questa mattina, sarebbe maturata nella serata di ieri.

Alle divergenze tra Elia e Messori vengono imputati i ritardi subiti dal processo di privatizzazione delle Ferrovie. Anche se in realtà, a loro volta, rispecchiano le diverse vedute all’interno del Governo, tra un modello di privatizzazione che vede la quotazione dell’intero gruppo e un modello, che, invece, punta alla privatizzazione dei servizi di mercato, scorporando la rete.

Quanto ai risultati raggiunti dalla gestione Elia, questi confermano un gruppo in buona salute che, nel 2015, vede un incremento degli utili del 60% da 303 milioni a 500 milioni, dei ricavi previsti a quota 8,5 miliardi e un’accelerazione degli investimenti da 4,3 miliardi del 2014 a 5,3 miliardi di quest’anno.

Una situazione, quella in cui sono maturate le dimissioni dei vertici del gruppo, che non risulta chiara ai sindacati. “E’ un fatto irrituale, difficile da comprendere e non giustificato dalle condizioni dell’azienda”, ha detto il segretario generale della Filt Cgil, Franco Nasso, per il quale “sta ora al Governo chiarire le reali intenzioni sul Gruppo Fs”. Secondo il numero uno della Filt “la discontinuità nei vertici, collegata all’ancora confuso progetto di privatizzazione, sono ragione di forte preoccupazione”.

Per il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, le dimissioni del Cda “quale conseguenza della diversità di vedute con il Governo rispetto alla privatizzazione di Fs, evidenziano quanto sia sbagliato affrontare una scelta così complessa e strategica per il Paese con mere logiche di far cassa”. Critiche anche dall’Ugl. “Il Governo Renzi sta giocando a risiko con un servizio essenziale per il Paese: ora potrà nominare i vertici ad esso graditi e portare avanti l’operazione di privatizzazione parziale e di quotazione in borsa di Ferrovie dello Stato Italiane senza dover fare i conti con un management che aveva sollevato giuste riflessioni sull’operazione”, ha detto il segretario generale dell’Ugl Trasporti-Attività ferroviarie, Umberto Nespoli.

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