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3 ottobre ’90: due mondi ritrovavano l’unione; è la fine della Guerra Fredda

In queste ore, un quarto di secolo fa, la tanto agognata riunificazione delle due Germanie.

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Nozze d’argento per l’attuale Repubblica Federale di Germania. In queste ore a Berlino (e non solo) si festeggia il quarto di secolo. La spaccatura geo-politica era cominciata ufficialmente nel lontano 1949, anno in cui, per volontà degli alleati NATO nasceva la RFT (Repubblica Federale Tedesca) anticipando di pochi mesi la “Sovietica” RDT (Repubblica Democratica Tedesca) o anche nota come DDR sotto il controllo del Patto di Varsavia. E’ dal secolo scorso che questa nazione al centro dell’Europa fa parlare di se, per tutta una serie di motivazioni. Nel bene o nel male è stata il fulcro di tutto, durante il secondo conflitto e soprattutto dopo, nel lungo periodo denominato Guerra fredda. Terra d’incontro nel 1945 tra la grande armata Rossa e gli angloamericani, dopo la resa incondizionata divisa in 4 aree (Francese, Britannica, Statunitense e Sovietica) e già, con il blocco terrestre da parte di Mosca datato ’48, oggetto di attrito tra le due superpotenze. Per quasi mezzo secolo la sottile linea di confine tra le due Repubbliche ha segnato il punto di demarcazione tra il cosiddetto mondo occidentale libero e l’oligarchia stalinista. Tutto appariva risolto, da quel lieto incontro (dopo tante battaglie) avvenuto proprio nella capitale in macerie del Terzo Reich, tra il “super” Maresciallo Georgij Zukov e gli uomini del Generale D. Eisenhower. Al termine delle ostilità il vecchio continente ferito e martoriato dopo anni di sangue e morte sembrava tirare finalmente un sospiro di sollievo, inconsapevole del fatto che – in realtà – di li a poco sarebbe nato un vero e proprio braccio di ferro. Il pianeta ha vissuto per decenni in un terribile clima di tensione, in una contrapposizione politico-militare senza precedenti ed in alcuni frangenti perfino sotto l’incubo dell’olocausto atomico. Si è rasentato in certi istanti l’impensabile, quell’inferno nucleare che, solo per casualità e circostanze talvolta fortuite si è, per grazia di Dio, scongiurato.

E mentre in tutta l’era della Guerra fredda Truman fa il polso duro a Stalin, Eisenhower a Kruscev, Kennedy si impantana nella disastrosa questione di Cuba, Nixon sperimenta un improbabile lieve disgelo nell’intento di offuscare lo “schifo” del Vietnam e l’attore Reagan inginocchia il maniacale Breznev, il popolo, la povera gente, nettamente divisa da quel muro di cemento armato, vive due momenti completamente diversi; due modus vivendi agli antipodi. Il liberismo capitalista Statunitense si frappone ideologicamente al totalitarismo moscovita, a quell’utopia chiamata “comunismo reale” poi letteralmente implosa alla fine degli anni Ottanta. Per quattro decadi l’economica occidentale sotto l’egida di Washington cresce a dismisura mentre il grande blocco orientale affama il suo stesso “gregge” tra imposizioni, stenti e paure. E’ il macabro gioco di una Guerra non convenzionale, dove le due terre di Germania sono al centro dell’universo. Un tipo di gioco in cui a dettare le regole così come a farne le spese sono anche i numerosi agenti dei Secret Service di CIA e KGB, talvolta artefici di un sistema estremamente delicato e in altre circostanze vittime del loro stesso modo di operare. 007 che spariscono nel nulla, probabilmente morti ammazzati, disciolti e neanche sepolti, fatti fuori nei Gulag gli oppositori del folle regime dell’Est e assassinati con subdole forme cospirative i leader non in linea con i delicati equilibri internazionali; Kennedy e Moro in testa. Un “game” che è ormai storia ma che spesso viene a galla perché lascia ancora non poco amaro in bocca. Quel muro fatto costruire nel 1961 per evitare fughe di massa verso un Ovest pieno di speranze è l’emblema assoluto di un epoca che ha segnato profondamente non solo una nazionale, non un continente ma il mondo intero, che è stato altresì’ costretto ad assistere attonito ed inerme ad un momento particolarmente fragile. Il blocco terrestre del 1948, i test nucleari negli Atolli, la Crisi missilistica di Cuba nei primi Sessanta, l’abbattimento del ricognitore U-2 sui cieli dell’URSS, gli Euromissili di Reagan, l’operazione Able Archer 83 e l’assillante controspionaggio dall’una come dall’altra hanno messo a dura prova i principali centri di potere del Globo.

White House, Langley (CIA), Pentagono, Cremlino e Lubjanka (KGB); un filo sottilissimo che ha rischiato di spezzarsi e trascinarci tutti inesorabilmente verso un baratro senza fine. Il terrore (mai dimenticato) delle famigerate valigette dei Capi pronte al lancio, ha tenuto in stato dall’allerta, per tutta la seconda metà del XX secolo, gran parte del pianeta! C’è voluto un saggio Michail Gorbaciov e la sua Perestrojka, una Polonia di Walesa ardita, cattolica e temeraria, un implosione scontata dell’immenso agglomerato dei Satelliti Urss e un inevitabile collasso del sistema politico-militare post Afganistan del rudimentale apparato Sovietico per far scendere una volta per tutte la parola fine su questa lunga spada di Damocle. Tutto è terminato nel novembre del 1989 con il crollo della barricata in cemento, acciaio e filo spinato al centro di Berlino e l’anno seguente con la riunificazione storica tra la RFT e la DDR.

Germania nella Grande guerra, Germania nel tragico secondo conflitto, Germania in tutta l’era post bellica e ancora Germania oggi. C’è solo da capire quanto questa “fusione” tanto agognata, avvenuta 25 anni fa, sia stata veramente utile sotto il profilo politico europeo. Vero è che per alcuni popoli quel periodo pre-reunion non è stato dei più facili ma è anche sacrosanto affermare che per certi aspetti e per gran parte dell’occidente libero, mai vi furono periodi più belli di quelli vissuti anche sotto la scure del rischio atomico. L’Italia per esempio, la bellissima “portaerei” naturale del Mediterraneo, ha vissuto sin dagli anni Sessanta un epopea senza precedenti, toccando l’apice dello sviluppo economico e sociale negli anni d’oro; i magnifici Ottanta. Da quel 3 Ottobre del 1990 di sicuro qualcosa è cambiato, l’intero scenario internazionale mutato, le barriere ideologiche abbattute e gli equilibri mondiali totalmente rimodulati. Prima, nel caso nostro, c’era la forte influenza americana, un nemico certo e concreto da temere ma anche un padre padrone da venerare, ora c’è l’Europa unita e un nuovo sistema monetario ancora da accettare. Via le frontiere, via le contrapposizioni e via tutto il gigantesco contesto che ci aveva contraddistinto per cinquant’anni. La ricomparsa e/o resurrezione dei “crucchi” al potere è stata di certo piacevolmente gradita dai paesi dell’Est, da valutare però – con molta attenzione – se nella stessa maniera, tale ritorno in auge della piccola/grande Germania abbia avuto lo stesso effetto anche sui nostri governi – o meglio ancora – sui quei popoli che un tempo erano felicemente affacciati sul “balcone” che guardava al di là dell’atlantico.

Mirko Crocoli

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