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Il Papa negli USA: gli appelli e le sfide dell’ umanità

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di Giuseppe Lertora –  Florida (USA) 01/10/2015.  Se dovessimo valutare e misurare gli esiti dei messaggi lanciati da Papa Francesco nel corso della settimana trascorsa negli Stati Uniti, non potremo non ammettere, comunque la si pensi in termini religiosi, che il suo massacrante viaggio, a seguire quello Cubano, ha avuto grande presa e seguito sulla gente Americana. La comunicazione e’ stata superlativa e tutte le maggiori testate televisive, dalla CNN a Fox, e a prescindere dal colore politico,  hanno trasmesso in diretta la settimana papale ed i vari interventi, dalla Casa Bianca, al Palazzo di Vetro, al raduno dei giovani a Filadelfia: il Papa e’ stato al centro delle notizie 24 ore su 24, con commenti e sentimenti generalmente assai positivi.

I messaggi sono stati  incisivi, talvolta border-line con argomenti meramenti politici, ma sempre di alto profilo, certamente coerenti con la sua ‘’mission’’ di capo della Chiesa Cattolica. Tant’e’ che a volte, considerando le percentuali di cattolici nella multietnica terra statunitense, limitati a circa 70000 fedeli su circa 500000000 abitanti, vale a dire circa uno su 7000 cittadini, viene il sospetto che certe notizie siano assai amplificate, in quanto interessano soltanto una minoranza numericamente quasi trascurabile: forse e’ proprio l’universalita’ della Chiesa Cattolica a fare la differenza, e si e’ visto col raduno milionario di Filadelfia. La potenza del Papa e’ misteriosa; anche Stalin si chiedeva ‘’quante Divisioni avesse in organico  il Pontefice romano’’.   Il messaggio principale, forte, chiaro e tangibile, e’ stato quello della frugalita’; di fronte ai tappeti rossi schierati dovunque al suo arrivo, il Papa e’ arrivato a bordo di una piccola e modesta Fiat 500L scortato da megaSuv, auto blindate della sicurezza, con un corteo degno di un Re: un insegnamento di umilta’, di semplicita’ nell’uso di strumenti moderni, in linea col  suo spirito francescano, tipico del suo operare. In altri termini il forte messaggio trasmesso con l’uso della Cinquecento, definita la sua ‘’Fiat One’’ in opposizione ‘’all’Air Force One’’ del Presidente Americano, e’ un palese appello universale all’umilta’ poi richiamato, sovente, nelle Sue  allocuzioni.   Cioe’, si puo’ stare al passo con il benessere, lo sviluppo e la modernita’, anche con un approccio piu’ modesto, piu’ accorto e piu’ morigerato; soprattutto i  popoli piu’ fortunati possono  farlo senza particolari condizionamenti e sacrifici, risparmiando energie, e l’energia globale che non e’ infinita, come puo’ pensare qualche sciocco utopista. Lo spreco di energia  e’ particolarmente evidente in una societa’ come quella statunitense, con consumi abnormi e spesso ingiustificati , dimentica che prima o poi finiranno le sorgenti energetiche, e senza  considerare che in altre parti del pianeta milioni di persone muoiono tuttora di sete e di fame, privi di energia e, anche, di ogni fondamentale diritto di una vita decente e dignitosa. Tali asimmetrie sociali e squilibri di vita sono le cause principali per l’innesco e l’aggravio di alcuni fenomeni che interessano l’intero pianeta, l’umanita’ nel senso piu’ ampio del termine; in primis l’eccesso indiscriminato nel consumo di energia  nell’industria,  nei trasporti, nonche’ a livello individuale crea le condizioni per un inquinamento planetario con cambiamenti climatici che negli ultimi decenni hanno causato calamita’ dovunque, con disastri mai riscontrati in precedenza. Non solo; oggi consumiamo energia come se le fonti del petrolio, del gas e del carbone fossero inesauribili, mentre e’ lapalissiano che, se non risparmiamo d’ora in avanti, tali risorse avranno una durata assai limitata a una, massimo due generazioni future: il rischio assai probabile e’ che si debba cambiare modo di vita drasticamente, tornando ad una societa’ arcaica, agricola e sostanzialmente de-industrializzata poiche’ mancheranno le materie prime, e quindi l’energia! Oggi  gli Stati Occidentali sono i grandi e insensati divoratori di energia, ma nel palcoscenico mondiale si stanno affacciando i Paesi in via di tumultuoso sviluppo industriale  e sociale che, con numeri demografici abnormi (Cina, India..) sono destinati a creare sbilanciamenti nell’uso dell’energia, nell’impoverire ulteriormente le residuali risorse, ma anche nel produrre ‘’pollution’’ di ogni genere senza filtri iniziali, cosi’ come gia’ fatto dai paesi industrializzati negli ultimi decenni. Carenza di energia significa non solo problemi nell’industria, ma nella societa’ mondiale che ha raggiunto   i 7 miliardi con un trend entro il 2050 verso i 9 miliardi di esseri viventi, secondo le proiezioni dell’ONU: energia vuol dire poter sfamare tutta quella gente con sistemi fortemente industrializzati; energia significa qualita’ della vita dignitosa di ognuno di noi; energia significa vita futura accettabile e sostenibile su cui da oggi bisogna far mente locale per non gettare nel baratro le generazioni dei nostri figli e nipoti.  Ma cosa stiamo facendo, concretamente, per non finire in quel baratro in cui lo squilibrio fra produzione di energia e suo consumo diventa insostenibile  sia per l’esaurimento di quelle fonti primarie, che per gli iperbolici consumi della societa’ moderna?  E cosa stiamo pianificando sia a livello dei dirigenti governativi, sia a livello individuale per limitare i consumi ed evitare quindi che la terra divenga un pianeta saturo di anidride carbonica, totalmente inquinato e invivibile?  I Grandi leader attuali  dovrebbero pianificare e investire sulle fonti usuali e classiche di energia, prevedendo massicci investimenti sulla ricerca di altre fonti di energia nuove oppure rinnovabili, e contemporaneamente adottare delle policy di uso energetico quotidiano piu’ morigerate, ma anche regolamentare e pretendere che tutti lo facciano, evitando di uccidere con le emissioni di sostanze inquinanti la nostra gia’ povera atmosfera.  Certo se guardiamo in casa nostra, nel nostro Belpaese c’e’ da rabbrividire; non abbiamo alcuna risorsa energetica e importiamo l’85% del fabbisogno , fra petrolio, gas e carbone,mentre continuiamo a spendere senza ritegno cio’ che importiamo pur pagandolo caramente; non c’e’ una politica che si curi di questi problemi vitali, ne’ una qualche pianificazione industriale che tenga conto di tali importanti fattori, ne’ tanto meno una consapevolezza di cio’ che domani potrebbe accadere con effetti devastanti innanzitutto sul popolo italico. Non spendiamo un solo euro in ricerca sulle nuove fonti energetiche; non ci limitiamo nei consumi pur pagandoli sempre di piu’; non ci curiamo dell’inquinamento se non con qualche domenica a piedi, ma continuiamo a comprare Suv e a girare sempre piu’ con l’auto anche per andare al gabinetto; non rispettiamo minimamente gli accordi internazionali sulla ‘’pollution’’; una per tutte: secondo il Protocollo di Kyoto l’Italia avrebbe dovuto ridurre le emissioni di CO2 del 6,5% entro il 2010, mentre –ahinoi- non solo non le ha ridotte ma le ha aumentate del 11,5%!! Noi siamo in prima linea nello spreco dell’ energia e nel menefreghismo; per cio’ la crisi energetica ci capitera’ fra capo e collo, piu’ pesantemente di altri Paesi, senza che i nostri governanti si preoccupino di queste future e concrete apocalissi, continuando a navigare a vista: le parole ed i messaggi di Papa Francesco riguardano tutti, mentre noi pensiamo che al solito provvedera’ ‘’lo stellone’’ che, pero’, sara’ anch’esso privato di energia vitale per intervenire.

La tecnica ‘’dello struzzo’’, di nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere e provvedere a cio’ che accade e’ la nostra modesta politica attuale che si limita ad una navigazione miope e davvero di piccolo cabotaggio, intravvedendo solo i vantaggi del momento, il posto da onorevole, la redistribuzione populistica della ricchezza ‘’a pioggia’’ per l’welfare, l’ipocrisia nell’accoglienza di tutti i migranti a prescindere. Perche’ noi italici per primi, vista la nostra atavica precarieta’, non ascoltiamo e mettiamo in pratica il messaggio lanciato dal Papa che, fino a prova contraria, e’  Vescovo di Roma ed ha pure origini italiane? Possibile che la Fiat One passi cosi’ inosservata e negletta nei suoi piu’ profondi e importanti significati?

L’altro messaggio forte dato all’ONU, quindi in pratica a tutto il mondo, ma in modo mirato all’inquilino della Casa Bianca, ha riguardato i migranti. ‘‘Quale figlio di una famiglia di emigranti, sono lieto di essere ospite in questa Nazione, che in gran parte fu edificata da famiglie simili’’ . Un richiamo alla comune identita’, gradito poiche’ trasversale, da Democratici e Repubblicani. Al tempo stesso un appello per tutti; tuttavia il target era  soprattutto l’ amministrazione Obama, che veniva cosi’ sollecitata non solo ad un migliore  e piu’ ampio ‘’rifugio’’ dei migranti, ma ad un loro dignitoso trattamento umanitario.  Con l’ implicita esortazione ad  affrontare grandi sfide e prendere decisioni non facili, senza –aggiungo io – operare sempre col tipico concetto di ‘’leading from behind’’! che ha aggravato la sicurezza globale di tanti  popoli, spingendoli a migrare altrove. Infatti, anche gli Stati Uniti sono interessati direttamente da migliaia di persone che migrano verso Nord alla ricerca di una vita migliore per se’ e per le proprie famiglie, allo stesso modo che tutti noi, cittadini piu’ fortunati, vogliamo per i nostri figli: la risposta non e’ tanto nei numeri da accogliere, ma nella risposta che deve essere ferma, ma umana, giusta e fraterna, secondo il precetto biblico ‘’ Fai agli altri cio’ che vorresti fosse fatto a Te’’. Una preghiera accorata per  consentire l’accesso dei migranti alla ‘’terra dei loro sogni’’ verso un futuro di libertà’, evitando discriminazioni e respingimenti, e rifuggendo invece atteggiamenti mentali caratterizzati da ostilità’.

I migranti possono essere un ‘’dono’’,- dice il Papa-  come lo sono stati coloro che hanno migrato prima venendo a costituire una Grande Nazione come gli US: e’  ovvia e scontata la preghiera del Papa nell’accoglienza di quei poveracci. Ma non ha lanciato ne’ anatemi, ne’ scomuniche  ai vari  Governi  che opereranno secondo norme e logiche di sostenibilità’;  forte e assai opportuno e’ stato, pertanto, ‘’il pesce’’ rivolto ai migranti stessi: non possono comunque esimersi dall’ essere dei buoni e responsabili cittadini, devono rispettare le leggi e integrarsi nella società’ ospitante, dando  un positivo e schietto contributo nella società’ in cui vivono.

Un ‘’pesce’’ altrettanto pesante e’stato dato nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; dopo aver omaggiato tutti gli uomini e le donne di tale Organizzazione per l’impegno profuso e i sacrifici fatti a beneficio dell’intera umanita’ negli ultimi 70 anni, ha richiamato la necessita’ di modifiche sostanziali a tale Organismo ormai obsoleto per fronteggiare al meglio, con tempestività’ e incisività’ di azioni, le sfide enormi relative alla protezione dell’ambiente, all’assistenza dei popoli piu’ vulnerabili del Terzo Mondo, e infine per evitare nuove guerre.

Quindi messaggi certamente ‘’alti’’ e portati all’attenzione con una comunicazione di rilievo; non sono tuttavia mancate le critiche dettate da ali estreme che comunque si aspettavano dal Papa la trattazione approfondita e la spinta sull’acceleratore di temi scabrosi sociali quali l’aborto, la pena capitale, le unioni omosessuali, le donne nel sacerdozio, e via dicendo.  Lui, ha preferito puntare sulla centralità’ dell’essere umano, sui principi universali della dignita’, sulla necessita’ dell’umanita’ e della solidarietà’ nei confronti di tutti, ricchi e poveri; e particolarmente sulla solitudine esistenziale e collettiva dei giovani d’oggi che abbisognano di sentirsi capiti, di essere ascoltati nelle loro istanze e nei loro progetti con la costruzione di un dialogo aperto e costruttivo che porti a demolire gli individualismi, gli egoismi e quindi gli antagonismi conflittuali senza senso.

Vista da Oltreoceano, scevra da condizionamenti fideistici,e senza essere influenzata da meline mediatiche nostrane, la visita di Papa Francesco e’ stata certamente un grande evento che ha scosso le coscienze  di milioni di persone di diverse etnie e religioni. Soprattutto ha posto in evidenza i grandi temi sociali ed etici del nostro tempo, sorvolando su alcuni di ordine morale che avrebbero provocato soltanto irritazioni e prese di posizioni politiche indesiderate, mentre ha toccato aspetti e fenomeni, quali il deterioramento climatico ed energetico, gli esodi migratori, e i problemi esistenziali  sociali dell’uomo moderno, richiamando la centralita’ dell’uomo, la sua dignita’ ma anche  precise responsabilita’ sociali, individuali  e dei leader attuali, invitandoli a gettare anch’essi lo sguardo umanitario, solidale, e concreto  ben oltre l’orizzonte, travalicando le minuzie quotidiane. E non e’ poco se, a prescindere dal credo, tutti – leader e cittadini comuni-, li recepiamo come nostri, facendoli diventare una giusta  e concreta ‘’road-map’’ per il nostro futuro  e quello dei nostri  figli.

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