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Atene nel cuore: non abbandoniamoli nelle mani di Juncker e della Merkel

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28 paesi, la maggior parte di essi ridotti all’esasperazione e due sole “teste” al Comando Supremo. Una Signora tedesca, probabilmente di razza ariana, con pochi scrupoli che, sui palchi della politica internazionale, talvolta non si fa troppe remore a sbeffeggiare i nostri leader come se fossero burattini, e un finanziere Lussemburghese, con qualche scheletro nell’armadio in un passato pieno di curiosità. Digitate sui vostri bei telefonini iPhone o sui tablet che avete in casa la parola “LuxLeaks” (oppure cliccate qui) e forse comincerete a capire chi si nasconde veramente dietro il nostro attuale Presidente della Commissione Europea. Ops…, scusatemi, dimenticavo, già Presidente dell’Eurogruppo, nel suo piccolo ma ricco Granducato già Primo Ministro, capo dei “dicasteri” delle Finanze, del Lavoro, del Tesoro, nonché Presidente del Consiglio Europeo.
Un’intensa inchiesta giornalistica ha portato alla luce, nel periodo in cui costui era leader della sua nazione, un mix di detassazione, frode fiscale e passaggi di miliardi nelle banche lussemburghesi da capogiro. Potenti multinazionali con sedi in gran parte del mondo che, con lui e grazie a lui, all’epoca (non tanto lontana), si sono trovati a beneficiare di un vero e proprio paradiso fiscale. Una babele di lussuria ineguagliabile che ha gonfiato all’inverosimile gli istituti di credito divenuti la rovina dei nostri popoli. Una storia messa a tacere naturalmente che, quella di Roberto Calvi in confronto, sembra la simpatica vita di Peter Pan. Non siamo “comunisti” ne “fascisti”, qui la politica (quella vera) è esente, in quest’Europa germanocentrica c’è solo finanza, giochi di potere, spregiudicatezza nei confronti dei paesi del buon vecchio mediterraneo e forza monetaria distruttiva. Chi, nel profondo del cuore, non si commuove nel vedere con quale immenso sacrificio i nostri cari amici di Atene si trovano costretti ad affrontare un dramma così assurdo? Chi, nel profondo dell’animo, non prova sostegno e stima nei confronti di un coraggioso Robespierre di nome Tsipras e del suo ex moderno Don Chisciotte, l’economista centauro Varoufakis, ora dimessosi (per “concedere” maggiori manovre di intervento al suo premier), che hanno tentano e tentano tuttora ostinatamente un’impossibile lotta contro certi ultra poteri forti? Audacia da vendere, non v’è che dire, quel tipo di ardimento che negli ultimi anni, noi italiani, abbiamo definitivamente perduto. Forse siamo ancora quelli che non hanno mai finito una guerra con lo stesso alleato con cui l’hanno iniziata, oppure, coloro che Churchill, ironicamente definiva “strambi”, poiché dalla sera alla mattina, da 50 milioni di mussoliniani siamo passati a 50 milioni di antifascisti, pur non avendo mai avuto 100 milioni di abitanti. Scherzi a parte, dato che c’è poco da sorridere in questo particolare momento per la meravigliosa Grecia. Il suffragio universale ha deciso. Pensateci bene, il popolo segue il suo leader pur sapendo che l’esito di quel referendum lo porterà ad una probabile condanna a morte. Un’agonia che si protrae fuori dai bancomat da giorni, una sofferenza atroce, la quale però non li ha sconfitti nell’orgoglio, nel desiderio di non inginocchiarsi, supinamente, di fronte a certi “lestofanti mascalzoni” e senza un briciolo di umanità. LEONI feriti ad Atene e conigli ladri e sfruttatori a Strasburgo, Bruxelles e nei palazzi del potere. La tradizione tedesco-barbarica sta a quella latina come l’olio sta all’acqua, altro che UE o Stati Uniti d’Europa.
Chi decide ormai è una vera e propria oligarchia, che risponde ai “voti” del mercato finanziario. La Grecia è la culla della cultura, dello sport e della “saggezza”, l’Italia la segue di gran carriera con la gloriosa epopea dell’impero romano e i “cuginelli” iberici di Spagna e Portogallo, sono i pionieri, i navigatori e gli scopritori per antonomasia. Vedete cari signori, c’è qualcosa che non va. Alla metà del XX secolo ci hanno conquistato con le armi e con l’oppressione, ed ora ritornano inesorabili, con l’egemonia economica. Stessa sostanza ma con forme diverse. Poteva avere una logica l’Unione delle Nazioni mediterranee o gli Stati Uniti del Mediterraneo, con Italia in testa e Grecia, Spagna, Portogallo e Tunisia al nostro fianco, perché uniti dallo stesso filo storico, motivazionale e umano. Ogni nazione la sua moneta e non sotto i diktat di queste quinte colonne che a tutto pensano tranne che al buon vivere di coloro che fecero la storia dell’umanità. E, credetemi se vi dico che non ci si può inventare l’America “Europea” in pochi anni, poiché loro, oltreoceano, in quanto ad unità storico-repubblicana compiono la bellezza di oltre 200 anni d’età. Se “muoiono” i nostri vicini di casa oltre stretto senza aver alzato un dito allora moriamo dentro anche noi, perché se dobbiamo stare accanto a qualcuno nel momento del bisogno, non c’è attimo migliore di questo per dimostrarlo. Vi ricordate Fabrizio Quattrocchi? Facciamo vedere chi sono gli italiani, non ci “appecoroniamo” ancora e per l’ennesima volta come già stiamo facendo da anni con i nostri Maro’. Diamo un segno forte noi del popolo visto che ai governanti non gliene frega nulla, stringiamoci noi veramente a corte, per una lunga mano tesa a quel signore anziano sdraiato fuori dalla banca ellenica che piange, disperato, per non aver potuto ritirare la sua misera pensione. Tiriamo fuori le palle! Facciamolo per lui e per quelli come lui, che sono in molti. Senza un po’ d’umanità e un minimo di vicinanza reciproca il mondo della brava gente andrà lentamente scomparendo, lasciando tutta la “torta” a quei “signori” di nome Juncker e Lady Merkel.

Mirco Crocoli

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