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Un Angelo di nome Alfredino… 34 anni fa la tragedia di Vermicino

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Ci sono cose che non si dimenticano, ricordi stampati indelebilmente nella memoria collettiva, attimi che sono eterni, quasi fossero attaccati nella pelle e che non possono in alcun modo lasciarci. Quando si parla di Alfredino (Alfredo Rampi) e della sua tragica vicenda e pressoché impossibile non sentirsi coinvolti emotivamente. Lui era un bambino di appena 6 anni (classe ’75). Era dolce, innocente e vulnerabile ma il destino lo fece cadere in quel maledetto pozzo artesiano a Vermicino, vicino Frascati, il 10 giugno 1981. 60 metri di profondità e tanta angoscia che ha tenuto l’intera nazione inchiodata davanti ai televisori. Una diretta continua di 18 ore a reti unificate, una sofferenza senza fine, un dolore che ha travolto tutti gli italiani.
In tanti hanno provato a calarsi giù, in quello stretto e arduo tunnel, per salvare una piccola creatura che aveva tutta una vita davanti. Oggi, basta soltanto citare il suo nome e la mente va subito a quella drammatica storia che, per chi l’ha vissuta, ha reso ognuno di noi un po’ diversi.
Accorsero sul posto molte autorità, compreso l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Si tentò l’impossibile, il tutto per tutto: dal pompiere eroico al magrissimo facchino sardo; dal canale parallelo fatto costruire in tempi da record alla corda con un possibile aggancio per il fanciullo; dal gruppo di Speleologi al muratore coraggioso. Nulla.
Il destino appariva segnato, dinnanzi a 10 mila persone presenti sul posto e in un collegamento video dal sapore amaro e drammaticamente raccapricciante. Quando sembrava ormai che la mano di qualche buon “samaritano” avesse stretto a se il corpicino di Alfredo, con manette o cappi di fortuna, il fango, il buio e un attimo che sembrò eterno, non risparmiò la caduta di altri 20 metri in profondità. Pertini e non solo, vista la grande mobilità da parte dei cittadini, considerata la mancanza di strutture adeguate e di personale idoneo, ma anche sorpresi dall’umanità che si strinse attorno a quel “buco”, decisero di dar vita al corpo della Protezione Civile, prima di allora solo idea sulla carta. Quando il suo cuoricino, dopo 3 giorni, cessò di battere la commozione fu devastante; ovunque, in ogni casa, in ogni dove.
Dalle primissime ore in cui si sentiva la sua voce si è passati con il trascorrere del tempo “tiranno” a dei fievoli lamenti fino all’arresto totale del suo respiro. Si pregava per Alfredino: nelle chiese, nelle scuole, nelle strade. Si cercava disperatamente un Dio che aiutasse l’angelo di Vermicino, quella straordinaria creatura che, inconsapevolmente, avevo messo il piede nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ci vollero 28 giorni prima di ridare alla famiglia il corpo ormai esanime del piccolo, oggi sepolto al Cimitero Verano di Roma.
Caro Alfredino, anche se non puoi sentirci, vogliamo comunque mandarti un grande abbraccio, tu che sei stato nei pensieri di tutti, in quei minuti interminabili. Il tuo sacrificio, il tuo martirio, la tua sofferenza ha portato alla creazione di un organo governativo che oggi salva vite umane, quello della Protezione Civile. Sei tu il vero “artefice” di questi nuovi soccorritori; sei tu, piccolo grande angioletto, colui che ha donato la propria vita per salvarne tante altre e, se c’è un Dio che esiste, allora speriamo tanto che lassù stai almeno sorridendo, conscio che, il tuo immolarti ha portato a qualcosa di bello, di unico. Ciao piccolo, ciao stella che brilli nel cielo, sei ancora nei nostri cuori, parola di uno che ha il tuo stesso anno di nascita… Quel 10 giugno 1981 vive, oggi più forte che mai!

Mirko Crocoli

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