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Novecento: D-Day 6 giugno ’44, il grande sbarco… L’ultimo atto

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Francia nord-occidentale, il D-Day sulle coste della Normandia è scattato; in queste ore, 71 anni fa, l’apocalisse nelle spiagge del vecchio continente. Si tratta di Overlord; un attacco senza precedenti. Il comando supremo delle forze di spedizione alleate è assegnato al Generale Dwight D. Eisenhower (futuro presidente Usa), insieme a Bernard Montgomery, comandante del 21° gruppo delle armate inglesi e al Generale George Patton, comandante della 3° armata statunitense, già vittoriosi nell’operazione Husky (Campagna d’Italia).
I grandi preparativi teorici e tattici coordinati dal gruppo denominato “Cossac” (Capo di Stato Maggiore del Comandante Supremo Alleato) sono diretti dal generale Morgan. L’impiego è massiccio: quasi 3 milioni di uomini, 160 mila ad inizio sbarco, 1 milione e 450 mila entro il 25 luglio, 2 milioni entro il 25 agosto; 5 mila navi, 8 mila carri armati e 12 mila aerei.
Il 24 luglio, con la successiva operazione “Cobra”, comandata dal Generale Bradley nelle vicinanze di Saint–lo, gli alleati mettono a segno la grande offensiva di sfondamento delle linee nemiche, costringendo i Tedeschi all’inevitabile ritirata. Dopo il disastro dell’offensiva “Barbarossa” ad Est e il conseguente avanzamento dei Sovietici in aggiunta alla presa del Mediterraneo, all’imponente “Overlord” seguita – come detto – da “Cobra” a Nord Ovest, il gruppo dei liberatori accerchia le forze militari del Fuhrer in una stretta mortale.
Ad aspettarli c’è il Vallo Atlantico, in difesa della fortezza chiamata Europa, voluto e fatto costruire da Adolf Hitler nel 1942. Una lunga linea di 1300 km tra la Norvegia e la Francia, con recinzioni, “asparagi” di Rommel, casematte, batterie costiere, cannoni e mitragliatrici, nascoste in piccoli bunker di cemento armato. Un vero incubo per gli alleati che in quelle spiagge cadono in migliaia sotto il fuoco nemico.

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Ma i preparativi, già iniziati l’anno prima, soprattutto a livello tattico logistico sono ineccepibili e, in quel contesto, si opta anche per una grossa strategia d’intelligence che è poi la chiave vincente. Durante la seconda guerra mondiale vincono i depistaggi, lo spionaggio e le informazioni degli 007, prima ancora dell’uso dei carri armati e della fanteria. Nella battaglia di Midway (Pacifico) e anche nella successiva missione Overlord (Europa) è essenziale l’operato dei Secret service, che anticipa sia lo scontro navale nell’atollo, sia a Omaha beach.
Viene effettuato un gran lavoro di inganni, finte postazioni e false comunicazioni che risulta essere di grande supporto. Senza il “Codice Magic”; l’utilizzato per decrittare efficacemente le comunicazioni dei giapponesi e senza le operazioni “Bodyguard” e “Fortitude”, gli alleati non avrebbero sicuramente ottenuto quel grande successo che poi ha portato alla disfatta nipponico-nazista. Nei mari asiatici l’OSS americana riesce a decodificare i messaggi della flotta di Yamamoto ed anticiparla nelle mosse tattiche sull’isola di Midway. La “Bodyguard” suddivisa in altre piccole
operazioni top secret denominate “Coccarda”, “Ironside”, “Titanic” e “Fortitude”, facente parte del grande progetto sbarco è considerata la più importante strategia d’inganno militare della storia. Gli angloamericani di Eisenhower – infatti – strutturano un piano a dir poco magnifico e senza precedenti per la riconquista del vecchio continente. Vengono schierati centinaia di finti mezzi corazzati in gomma, legno e cartone nelle zone della bassa Inghilterra così da sviare i ricognitori tedeschi; vengono lanciati manichini vestiti da paracadutisti nella Manica così da attirare l’attenzione della marina di Hitler; inventano inesistenti formazioni militari con stemmi fasulli, armate e brigate completamente fuorvianti e iniziano una serie di false comunicazioni via radio per trarre in inganno l’alto comando di Berlino. Gli Alleati, facendo credere fino all’ultimo che sarebbero sbarcati a Calais, distolgono il nemico dal vero obiettivo costringendolo a mantenere le divisioni corazzate nei posti sbagliati anche dopo l’invasione della Francia da parte di Patton. Agenti doppiogiochisti tra i quali Joan Pujol Garcia – nome in codice “Garbo” – ingannano mirabilmente tramite la “Fortutide” con comunicazioni e messaggi non veritieri. Inviano al Fuhrer indicazioni sbagliate, luoghi di sbarco inesatti creando un vero e proprio immenso gioco d’intelligence. Parola d’ordine: “fumo negli occhi”. È questa la missione di Washington e Londra, e a cadere nella trappola sono uomini del calibro del Feldmaresciallo Rommel e del Generale von Rundstedt.

5 i punti scelti che verranno poi contraddistinti con i famosi nomi in codice Omaha beach, Utah, Sword, Juno e Gold, zone rispettivamente per Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Scozia e Paesi del Commonwealth. Si era deciso di dare l’avvio allo sbarco qualche giorno prima ma le condizioni meteo non lo hanno permesso. Anche se la bufera e il mare in tempesta non si erano totalmente calmati non si è voluti andare oltre la notte tra il 5 e il 6 giugno 1944. Tutti sui mezzi navali dunque, mentre gli arerei alleati bombardano nelle ore precedenti gran parte dell’entroterra per indebolire la contraerei e le difese del Terzo reich. Testimoni della Wermacht, all’epoca giovani soldati presenti sulle coste in quelle prime ore del D-Day parlarono al termine delle ostilità come di un muro nero di proporzioni immense che si avvicinava, una quantità di mezzi d’ogni genere che oscurava l’alba e che si era preso tutto il mare visibile ad occhio nudo. Troppi fronti aperti per Hitler, troppo azzardo. Impossibile conquistare il pianeta con un solo esercito. L’operazione Overlord non è stata altro che l’epilogo, l’atto finale di una disfatta annunciata.
L’impero Sovietico aveva già eliminato l’offensiva tedesca a Stalingrado e si apprestava ad arrivare a Berlino; il sud, con lo sbarco in Sicilia e successivamente la presa d’Italia totalmente in mano alleata. Serviva naturalmente il colpo di grazia, l’evento bellico più eclatante, l’attacco in grande stile che non ha lasciato scampo alle ormai isolate armate germaniche. Molte le perdite da parte delle forze liberatrici nelle prime ore di combattimenti, perché vulnerabili sotto l’incessante attaccato proveniente dalle roccaforti nelle alture, e non particolarmente precisi i bombardamenti aerei. Sembrava dura nelle primissime battute, ma l’entità numerica di mezzi e uomini è stata talmente imponente che lo sfondamento è risultato – nelle settimane successive – inevitabile.
Sud, Est ed Ovest si sono dati appuntamento a Berlino, la dove si sono incontrati poco dopo per la spartizione e la riconquista di un Europa ormai ridotta in macerie e senza più una nazione militarmente autonoma.
Overlord, ovvero lo sbarco in Normandia, è in assoluto l’atto conclusivo che ha messo la parola fine al secondo e ultimo conflitto mondiale.

Mirko Crocoli

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