LiberoReporter

La Turchia non cede sul Genocidio degli Armeni, cresce numero ambasciatori richiamati




genocidio-armenoLa Turchia prosegue sulla strada della negazione del Genocidio degli Armeni, di cui proprio in questi giorni ricorrono le celebrazioni del centenario. Nessuna intenzione di fare i  conti con la storia per i turchi discendenti di quell’impero Ottomano che proprio nel 1915, mise in atto una pulizia etnica nei confronti della popolazione armena. Ankara invece sta adottando la misura del richiamo dei suoi ambasciatori in tutti quei paesi che via via, come un domino scatenato dalle parole di Papa Francesco, stanno riconoscendo come genocidio la strage del 1915, di cui oggi ricorre l’anniversario. Vaticano e Austria sono le prime “vittime” dell’intransigenza e della cecità turca, ma non tarderanno ad arrivarne delle altre, visto che il numero di paesi che sta riconoscendo il genocidio perpetrato ai danni della popolazione armena, sta crescendo di ora in ora.

Oltre a Città del Vaticano e all’Austria, per altri motivi Ankara ha richiamato in patria altri suoi ambasciatori:

  • a Tel Aviv, Oguz Celikkol, è stato richiamato nel 2010, dopo che un commando israeliano assaltò la Mavi Marmara, una nave che intendeva infrangere l’embargo a Gaza, uccidendo 10 attivisti turchi. Da allora, i rapporti tra i due paesi sono ridotti al livello di secondo segretario.
  • Il 23 novembre 2013 l’Egitto ha espulso l’ambasciatore turco al Cairo, dichiarandolo “persona non grata” in seguito alle dure prese di posizione dell’allora premier e attuale presidente turco Recep Tayyip Erdogan sulla destituzione dell’ex presidente islamico Mohamed Morsi, da lui definita “golpe militare”. Da allora, Ankara non ha più nominato un nuovo ambasciatore al Cairo.
  • L’ambasciatore turco in Siria, Omer Onhon, è stato richiamato nel 2012, quando Ankara ha anche chiuso la sua ambasciata a Damasco per l’aggravarsi della situazione della sicurezza nel paese. Il richiamo è anche legato al fatto che, dall’esplodere della rivoluzione del 2011, Ankara non riconosce più il governo del presidente Bashar al-Assad, un tempo suo stretto alleato.
  • Rapporti tesi e allarme sicurezza sono i due motivi per i quali la Turchia non ha un ambasciatore in Libia. Dopo la caduta di Muammar Gheddafi, a Turchia ha nominato ambasciatore a Tripoli Ahmet Dogan, ma il governo libico si è rifiutato di accettare le sue credenziali e, nel 2014, il parlamento del paese africano ha disposto il richiamo del suo rappresentante ad Ankara e ha accusato il governo del paese di sostenere i terroristi in Libia.
  • L’ambasciatore turco in Yemen, Fazli Corman, è stato richiamato lo scorso febbraio, quando tutto il personale della sede diplomatica di Sanaa è stato evacuato per motivi di sicurezza, a causa degli scontri tra ribelli sciiti e gruppi sunniti, sfociati poi in un tentativo di golpe e nell’intervento militare di una coalizione guidata dall’Arabia Saudita.
loading...
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends