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I Mali d’Italia: fra insicurezze, paure e nichilismo

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I sondaggi, spesso pilotati, come i convegni e gli insulsi dibattiti, insieme con gli interminabili talk show che i media ci propinano, pur avendo dimostrato d’essere quanto di più inutile, e talvolta perfino deviante e dannoso per la nostra società, sono -volenti o nolenti- gli strumenti moderni fra le tecniche di comunicazione che più influenzano la massa, quali indicatori della percezione della pubblica opinione nei vari aspetti sociali, e non solo di quella nostrana. Ultimo in ordine di tempo, è il “Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa, edizione del Febbraio 2015, in cui si tenta, mediante un esteso sondaggio, di illustrare la percezione e la rappresentazione sociale della sicurezza e delle paure che affliggono l’Italia e anche l’Europa. Presentato formalmente alla Camera circa una settimana fa, i contenuti nei diversi campi avrebbero dovuto essere comunque materia di riflessione, mentre l’unico aspetto che la stessa Presidente di quell’alto consesso ha posto in evidenza nei social è stato quello per cui “il 71% dei cittadini è favorevole a dare la cittadinanza a figli di immigrati nati in Italia. Ma sottacendo che tale dato era comunque sceso da oltre l’80% dello scorso anno, secondo i grafici allegati, così come la generale percezione buonista verso gli immigrati, anche di quelli regolari, aveva subito flessioni presumibilmente a causa dell’ingente  e incontrollato flusso migratorio proveniente dalla Libia, non esente da possibili commistioni col terrorismo islamico.  E ciò costituisce, quindi, causa d’insicurezze  sociali ansiogene generalizzate, certamente oggettive ed in larga misura prevalenti  rispetto all’estrapolazione di un dato singolo sul diritto di cittadinanza che, fra l’altro, ha un sapore di strumentalizzazione politica, più che influenzare la percezione generale di paura o di insicurezza.
Per quanto da prendersi con le molle, atteso la colorazione politica della fondazione promotrice, la messe di dati statistici riportati nel Rapporto induce ad alcune successive analisi, chiavi di lettura e imparziali deduzioni, con conseguenti logiche riflessioni sui diversi aspetti toccati inerenti alla sicurezza sociale.
Il rilievo della percezione della sicurezza nella nostra società è tema assai complesso; un luogo di conflitti di vario genere e di fenomeni che generano insicurezze e paure in una sorta di crocevia dove i confini fra legalità e illegalità diventano assai sfumati. Fra gli elementi maggiormente ansiogeni emergono, con riferimenti espliciti, per una notevole maggioranza, le minacce del terrorismo islamico che prevalgono addirittura su aspetti legati alla devastante criminalità, e mettono in secondo piano anche la crisi economica e la conseguente disoccupazione. Così verso l’Islam e gli arabi, gli indicatori sono assai poco amichevoli; una persona su quattro -ma in realtà il dato è in forte difetto- esprime una malcelata fiducia nei confronti dei migranti, mentre si toccano picchi del 90% d’insofferenza e di diffidenza nei confronti dei Rom. I flussi migratori, con i numeri abnormi ormai ben noti, hanno alimentato comunque una crescita della tensione fra gli italiani, anche perché incombe su tutti la disoccupazione e per i migranti, normalmente senza un qualsiasi regolare lavoro, si prefigura un futuro d’illegalità destinato a finire nelle già cospicue file della criminalità organizzata o anche singola. La criminalità, anche di quella micro, che riempie le cronache quotidiane italiane, vede sempre più spesso stranieri arrivati illegalmente  nel nostro paese per cui la percezione di insicurezza resta molto alta per l’aumento dei reati: “l’86% degli italiani ha registrato una netta crescita dei fenomeni criminali ed ha paura  per la mancata tutela da parte delle forze dell’ordine; il 50% ha denunciato l’aumento considerevole della criminalità locale nelle zone di residenza così da incrementare il senso di insicurezza individuale e dei propri familiari. Se questo è un indicatore reale, ed è assai probabile e logico che lo sia, c’è da chiedersi come mai il governo continua ad abbattere la scure dei tagli sulle forze di polizia e dell’ordine in genere, costrette a operare con strumenti inadeguati -per mezzi assegnati e perfino carburante-  con carenze organiche che assommano a 18000 unità della Polizia e quasi 40000 nel complessivo. Come può una pattuglia notturna, per ogni 150000 cittadini residenti, garantire quella sicurezza basilare  di fronte all’aumentare dei mariuoli, di quei delinquenti che sono tali magari in quanto senza lavoro,  di quei migranti che in qualche modo devono sfamarsi? Forse piuttosto che fare l’elemosina con i  famosi 80 euro al mese ad alcune classi sociali e foraggiare con 40 euro al giorno ogni migrante che approda a Lampedusa, sarebbe decisamente più opportuno, saggio e in linea con un governo delle leggi piuttosto che delle persone o di una presunta e falsa etica, cercare di supportare la sicurezza dei cittadini garantendo  i servitori delle forze dell’ordine, e non solo nei loro strumenti, ma soprattutto nel rispettarli  e tutelarne la dignità nel loro non facile operato considerando anche l’attuale contesto particolarmente critico. Se, poi, risponde alla realtà quanto sostenuto dal sindacato della Polizia che i fondi, assegnati alla lotta contro il terrorismo, che -si rammenta-  è il primo motivo ansiogeno italico,  sono inferiori a quelli destinati a “spolverare” gli uffici della Camera, allora siamo di fronte ad una discrasia ridicola e inaccettabile che lo stesso governo deve risolvere con opportune azioni e finanziamenti.
Le cause sono diverse; in prima fila appare la percezione, e perfino la rabbia,  che l’inefficienza del sistema Italia sia saldamente legata alla corruzione della politica venuta ancor più alla ribalta con i casi eclatanti del Mose, Expo e Mafia capitale per citare solo quelli recenti, ma anche per l’arrogante e sclerotizzata burocrazia, la resilienza mostrata verso gli scandali connessi con i vitalizi d’oro degli onorevoli, anche di quelli condannati già in giudicato, e quant’altro. Anche l’inquietudine economica connessa alla crisi occupazionale, avvertita dal 67% dei cittadini, (chi con la perdita del lavoro che con  la mobilità o cassa integrazione), e l’aggravio delle tasse e dei servizi sociali, crea naturalmente insicurezza e qualche timore nel garantire una vita normale alle famiglie. Nelle priorità ansiogene da affrontare figurano, a seguire: la distruzione dell’ambiente e della natura per quasi il 60%; per il futuro dei figli per il 55%; la perdita del lavoro per il 45% e, distanziati al 40%, il timore dello scoppio di nuove guerre. Infine, “last but not least”, viene rilevato in modo esplicito il primato della “sfiducia” nello Stato, che nel suo complesso va proprio all’Italia, dove l’attaccamento alle Istituzioni nazionali registra appena il 14%, contro quasi il 40% in Francia, Polonia e Gran Bretagna, mentre si arriva al 65% in Germania.
L’euroscetticismo italiano s’innalza ai livelli inglesi (27%), ritenuti da sempre tiepidi nei confronti dell’UE, mentre si rammenta che l’Italia, fino a qualche anno addietro, figurava al contrario fra gli euro-entusiasti. Questi sono i motivi che scatenano le ansie e le insicurezze italiche, almeno secondo il Rapporto in parola; ma quali le cause che ci hanno portato così in basso nella percezione dello Stato, delle sue invasioni clandestine, e nell’assuefazione ai fatti di criminalità quotidiana?
Ci sono ragioni culturali che ci hanno portato a questa davvero poco invidiabile situazione; ogni attenzione dei politici, e non solo negli ultimi anni, è stata concentrata nella mera soluzione di piccoli problemi, particolari e circoscritti per la spartizione del potere, con pervicace conservazione dei privilegi di classe, di casta e di corporazioni, se non di esclusivo interesse personale. E’ mancato, in queste ultime decadi, il colpo d’ala di un pensiero originale sui temi di più ampia portata; sono scomparsi così quegli elementi valoriali di senso dello Stato, d’identità e di onore che sembravano garantiti dalla tradizione e cristallizzati nel tempo quali “naturali”, creando così una disfatta ideologica silenziosa non supportata da reali forme statuali democratiche che, anzi, hanno  mantenuto surrettiziamente in vita storture inaccettabili di ogni tipo sul piano sociale.  Siamo diventati, in Italia, degli “apprendisti stregoni” di memoria goethiana; basti pensare alle ondivaghe, se non ipocrite, politiche attuate riguardo all’immigrazione da parte dei vari governi succedutisi nel tempo, basate su concetti “celesti”  di solidarietà e umanità pelosa nell’interesse della criminalità (il riferimento è  ai casi di malaffare recente di Mafia capitale).
L’inazione  politica ha prevalso; che altro ci vuole (oltre l’Oriana Fallaci) per rendersi conto che una eventuale valanga contro gli occidentali definiti, con acrimonia e ferocia, capitalisti, comunisti e comunque infedeli da eliminare, potrebbe investire e travolgere il buonismo italico e con esso perfino il trono di Pietro, a cui certi settori ostici, soprattutto islamici e fondamentalisti dell’ISIS, hanno ripetutamente promesso morte e distruzione?
Non ci vogliono i sondaggi di Unipolis per manifestare il conseguente disorientamento degli italiani, sempre più attanagliati da una criminalità pervasiva, da una povertà materiale e morale, e dunque per  poter affermare che le paure e l’insicurezza sono aumentate anche sensibilmente!
Purtroppo da noi la politica, quella vera, ha latitato; non bastano gli annunci e le farse della solita commedia all’italiana, ma ci vorrebbero idee e progetti seri per far ripartire il Paese e far rinascere quella coesione sociale oggi sempre più sfilacciata. Prevalgono invece attori e comparse dilettanti che hanno la pretesa di governare, senza tener conto delle tradizioni, della dignità di un popolo, della sua intangibile sovranità e della sua storia, e neppure dei sentimenti che dovrebbero legare un Paese con i propri  figli: il pensiero corre qui al contenzioso aperto con l’India per il  caso dei 2 Fucilieri di Marina che langue da oltre tre anni fra angherie e soprusi, senza che il nostro Stato abbia sentito la vera necessità di porre in atto una tutela a garanzia dei loro diritti. Come può tale etica non creare paure, se non rabbia, nei confronti di un governo che abbandona i suoi figli e non li protegge, non li tutela, mentre la sua sovranità statuale viene vilipesa e i diritti pur sacrosanti venduti per quattro lenticchie? Da lì alla sfiducia nelle Istituzioni, evidenziata nel Rapporto, il passo è assai breve, e non è del tutto ingiustificata!
In queste condizioni anche quei principi connessi con la solidarietà e la tolleranza, nonostante le spinte cristiane, stanno dissolvendosi in quanto fra centri di accoglienza, giudici di pace e qualche magistrato partigiano, meno soldi e meno agenti di polizia, espulsioni difficili e scarcerazioni facili magari con recupero psicologico dei delinquenti e stupratori, con le idee balzane dei provvedimenti “svuotacarceri”, la presenza di terroristi di al-Qaeda o quelli dell’ISIS con un califfato alle porte, stanno mostrando al mondo che l’Italia è un Paese indifeso e forse anche fra i più insicuri del pianeta.
Il comune sentire del cittadino che si vede rubato in casa, scippato o che gli viene ammazzato un parente nel corso di una rapina, magari da immigrati, non ha bisogno di statistiche né di indicatori sociali: si sente insicuro, non tutelato dallo Stato, esposto ai rischi sociali della criminalità e poi beffato per la liberazione di quei delinquenti da parte di qualche giudice poco responsabile.  Comincia pertanto a serpeggiare il dubbio -caso dei 2 Fucilieri del San Marco docet- che i nostri governanti abbiano pensato e pensino solo al loro tornaconto personale, a soddisfare le loro ingordigie, le voglie del loro elettorato, senza preoccuparsi delle paure, della dignità e dell’onore di qualsivoglia cittadino, soprattutto dei reali problemi della Sicurezza e della Difesa della nostra Patria che richiedono interventi ben diversi da quelli di oggi.
E neppure l’offerta buonista cristiana di porgere l’altra guancia agli schiaffeggiatori, siano essi delinquenti o  terroristi sembra aver un qualche successo, anzi rappresenta un ulteriore fattore nostrano di debolezza che  alimenta  l’insicurezza  e le nostre paure.
Da quest’atmosfera delle paure bisogna pur uscire, anche se i rimedi non sono facili, né di piccolo cabotaggio. Incominciamo con lo sconfiggere i politici che hanno creato, alimentato e lucrato sulle iniquità attuali della nostra società; con determinazione e  volontà  mettiamo al bando il parassitismo, il clientelismo, il vittimismo e il nichilismo imperversante, vere malattie spirituali e sociali della nostra civiltà. Bisogna avere il coraggio di aggregarsi, di essere coesi, di dar valore ai nostri ideali ritrovando la forza di sperare, di credere, di cullarsi in qualche utopia per combattere i simboli del vuoto, della rassegnazione  deteriore. Il Paese deve tornare a progettare, deve punire il malaffare e prendere decisioni forti, combattendo davvero le iniquità e chi produce insicurezza, con una giustizia vera, severa, e non edulcorata come la viviamo oggi: cioè non più quella del cuore, del buonismo e del perdono peloso, ma quella della legge, della ragione!
Speriamo che cambi il vento, che venga il libeccio, che si porti via quest’afa diceva Borsellino.
Dobbiamo costruire il nostro futuro e una diversa modernità, con ottimismo, onestà, entusiasmo ed un rinnovato senso civico; “volare in alto e ragionare per oceani” senza farci annichilire: il processo sarà lungo, ma ne vale la pena perché torneremo ad essere una Nazione degna di questo nome, orgogliosi della nostra Patria, delle nostre radici, della nostra identità, con la speranza in un futuro migliore in cui le insicurezze saranno confinate in un angolo, e non faranno più paura!

Giuseppe Lertora

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