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Caso Yara: legale Bossetti presenta nuovo ricorso in Cassazione

bossetti-massNuovo ricorso in Cassazione da parte della difesa di Massimo Bossetti, dietro le sbarre dal 16 giugno scorso con l’accusa di aver ucciso con crudeltà la 13enne Yara Gambirasio. L’avvocato Claudio Salvagni ha presentato una nuova richiesta di scarcerazione per il 44enne dopo il no dei giudici di Piazza Cavour, il doppio rigetto del gip di Bergamo Vincenza Maccora e la duplice bocciatura dei giudici del Riesame di Brescia.
Il centro del dibattito resta legato alla traccia biologica, considerata la ‘prova regina’ da parte dell’accusa. Lo scorso 13 marzo, i giudici del Riesame hanno motivato la decisione di lasciare Bossetti dietro le sbarre ritenendo che se “è pur vero che emergono dei profili problematici per le evidenze in tema di Dna mitocondriale”, si ritiene che questa circostanza “non sia decisiva per escludere allo stato la ricorrenza di gravi indizi di colpevolezza” e la possibilità che reiteri il reato.
L’analisi della traccia mista (Yara – Ignoto 1) trovata sui leggings e sugli slip della 13enne dice che il Dna nucleare corrisponde con quello di Bossetti, ma non il Dna mitocondriale. Un “manifesto, acclarato e determinante dubbio” che per il difensore è sufficiente per scarcerare l’indagato. Un dato a favore, da aggiungere “all’assenza di peli e capelli dell’indagato sul corpo della 13enne” e a quadro indiziario ritenuto insufficiente dal legale. Se la traccia biologica è l’architrave dell’indagine, altri però sono gli elementi su cui difesa e accusa si daranno battaglia per stabilire le responsabilità di chi ha ucciso Yara, scomparsa da Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre 2010.
Il furgone. Il furgone di Bossetti sarebbe stato ripreso dalle telecamere della zona mentre si aggirava intorno alla palestra fino a un’ora prima della scomparsa della giovane ginnasta e secondo l’ultima relazione dei Ris sui leggings della 13enne sarebbero stati ritrovati fili del sedile del camioncino del suo presunto assassino. Secondo la difesa questo tipo di materiale è presente su diverti tipi di mezzi, inoltre resta da stabilire se il furgone ripreso dalle telecamere sia quello del 44enne.
– La testimonianza. Una donna riferisce di aver visto Bossetti, tra agosto e settembre 2010, in auto in compagnia di una ragazzina che assomigliava a Yara. Una testimonianza resa agli inquirenti nel novembre scorso e che per la difesa dell’indagato risulta essere tardiva e la cui veridicità resta da dimostrare.
– Le ricerche via web. Per l’accusa il movente del delitto viene svelato dalle ricerche via web e per quell’ossessione per le ragazzine o le “tredicenne” digitate più volte nei motori di ricerca. “Si tratta di ricerche automatizzate” sostiene la difesa e gli stessi giudici del Riesame “non traggono spunti di rilievo” dalla relazione informatica in merito alle ricerche pornografiche fatte con il pc dell’indagato: il computer non era solo a disposizione di Bossetti, ricordano gli stessi giudici.
– Le intercettazioni. Di recente diventa pubblica un’intercettazione: “Rischierò l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia”, il senso delle conversazioni tra Bossetti e gli altri detenuti del carcere di Bergamo. Affermazioni acquisite, come la testimonianza di un detenuto, dal pm Letizia Ruggeri perché ritenute interessanti. “Non confessa, perché non ha fatto nulla. Non crolla, perché vuole dimostrare la sua innocenza”, la replica dell’avvocato di Bossetti.

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