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Zacarias Moussaoui: al Qaeda e principi sauditi volevano abbattere l’Air Force One

Zacarias-MoussaouiUn piano per abbattere l’Air Force One del presidente Usa con un missile stinger. A discuterne i dettagli, durante un incontro in Afghanistan, il terrorista di Al Qaeda Zacarias Moussaoui e un alto funzionario dell’ambasciata saudita a Washington. A rivelarlo è stato lo stesso Moussaoui dal carcere di massima sicurezza del Colorado, dove sta scontando l’ergastolo, fornendo la sua testimonianza in una causa intentata contro l’Arabia Saudita dai parenti delle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001.

Moussaui, cittadino francese, è considerato il ‘ventesimo dirottatore’ dell’11 settembre, perché prese lezioni di volo e venne finanziato con migliaia di dollari al pari di Mohammed Atta e degli altri membri del gruppo di Al Qaeda. Venne arrestato prima degli attacchi e dopo aver ammesso il suo coinvolgimento nell’organizzazione degli attentati fu condannato da un tribunale americano al carcere a vita.

Secondo il New York Times, durante la sua testimonianza Moussaoui ha chiamato in causa personaggi di rilievo dell’establishment saudita. Il terrorista ha sostenuto di essere stato incaricato alla fine degli anni ’90 di creare un database digitale dei donatori di Al Qaeda. Tra questi, secondo il suo racconto, figuravano il principe Turki al-Faisal, all’epoca capo dell’intelligence saudita, e il principe Bandar Bin Sultan, a lungo ambasciatore saudita negli Stati Uniti. Moussaoui ha anche raccontato di aver partecipato al test di un ordigno che avrebbe docuto essere usato per un attentato all’ambasciata statunitense a Londra e di esser stato uno dei corrieri di Osama Bin Laden.

L’ambasciata dell’Arabia Saudita a Washington in un comunicato ha respinto le accuse, affermando che le parole di Moussaoui “non hanno alcuna credibilità” e ricordando che la commissione d’inchiesta sull’11 settembre aveva già escluso il coinvolgimento del governo di Riyad negli attentati. La credibilità di Moussaoui era già stata messa in discussione nel corso del suo processo nel 2006, quando i suoi stessi avvocati sostennero che il terrorista era mentalmente instabile, sebbene i giudici lo ritennero in grado di affrontare il processo.

 

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