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Pirateria marittima: Golfo di Guinea, riprendono indisturbate le scorribande pirati nigeriani

bandierapirataAncora pirati nigeriani in azione nel Golfo di Guinea. Al largo delle coste dell’Africa Occidentale sembra sia ripresa appieno l’attività piratesca. In solo due mesi sono stati circa dieci gli attacchi pirati già segnalati contro i 33 segnalati nei primi 9 mesi del 2014. Purtroppo a pesare su una possibile ripresa del fenomeno l’ostilità mostrata dalle autorità dei Paesi costieri coinvolti nel fenomeno della pirateria marittima nei confronti delle società di sicurezza private straniere. Un fatto questo, che in qualche modo favorisce le agenzie locali meno preparate rispetto alle straniere. Con l’indebolimento della difesa armata di conseguenza si sta assistendo ad una ripresa rapida del fenomeno nel Golfo di Guinea. Ad essere stata presa di mira è stata una superpetroliera.  Si tratta della ‘Mt Kalamos’ nave battente bandiera maltese e di proprietà della società armatrice greca, AEOLOS MANAGEMENT SA. A bordo della nave 23 membri di equipaggio di diversa nazionalità di cui almeno 10 cittadini greci. La superpetroliera ‘Kalamos’ proveniente dalla Cina era giunta in Nigeria lo scorso 31 gennaio. L’abbordaggio è avvenuto il 3 febbraio scorso mentre la petroliera era alla fonda nei pressi del terminal petrolifero di Qua Iboe nel sud-est della Nigeria dove era in attesa di caricare prodotti petroliferi. Nel corso dell’assalto alla nave greca è rimasto ucciso uno dei membri dell’equipaggio, il vice comandante di nazionalità greca, mentre altri  tre marittimi, due greci e un  pachistano, sono stati presi in ostaggio dai predoni del mare che li hanno condotti via con loro dopo aver abbandonato la nave. Appena una settimana prima, il 30 gennaio, era toccato al peschereccio ‘Lu Rong Yu Yuan 917’ battente bandiera del Ghana. L’imbarcazione era stata attaccata e dirottata da 8 pirati nigeriani sempre nel Golfo di Guinea, ma in acque del Togo. A bordo del peschereccio 27 membri di equipaggio, 25 di nazionalità ghanese e 2 cinese. Nel corso dell’assalto pirata uno dei membri dell’equipaggio di nazionalità ghanese è rimasto ucciso dopo essere stato accoltellato e altri 3 risultano ancora dispersi. Dalle prime testimonianze sembra, che in seguito all’assalto pirata, una parte dell’equipaggio, almeno 20 marittimi, siano saltati in acqua, volontariamente o costretti non è ancora stato chiarito. Di questi uomini, una parte successivamente è stata recuperata in mare da una motovedetta della Guardia Costiera del Togo. Purtroppo 3 di questi marittimi mancano ancora all’appello. Inoltre, sembra che almeno altri 7 marittimi siano rimasti a bordo dell’imbarcazione che caduta nelle mani dei predoni del mare è stata usata per allontanarsi in alto mare. Successivamente i banditi hanno abbandonato la nave e rilasciato i 7 marittimi. Con molta probabilità nelle intenzioni dei predoni del mare era di impadronirsi della barca da pesca per poi, utilizzarla come nave madre nelle loro scorribande in mare. A mettere in fuga i pirati è stato l’arrivo provvidenziale di una motovedetta della Guardia Costiera del Togo che ha aperto il fuoco contro i pirati e li ha anche inseguiti per un tratto di mare fino al confine marittimo con il Benin. Le acque al largo delle coste dell’Africa occidentale si stanno rivelando di nuovo ad alto rischio pirateria marittima. Questo, dopo un periodo di calma nel 2014. Un calo che è stato osservato perchè dovuto ad una maggiore attenzione da parte degli Armatori nella difesa armata delle loro navi. Purtroppo a pesare su una possibile ripresa del fenomeno l’ostilità mostrata dalle autorità dei Paesi costieri coinvolti, Nigeria in testa, nei confronti delle società di sicurezza private straniere e a favore di società locali. Infatti, la difesa armata delle navi che attraversano le acque infestate dai pirati nigeriani è diventato, negli ultimi anni, un redditizio business ben consolidato e che evidentemente si vuole tenere alla portata solo di pochi eletti. Certamente l’intrusione di agenzie straniere è visto come una minaccia da allontanare. Fino ad oggi il contrasto alla pirateria marittima e la difesa armata delle navi è stata prerogativa assoluta della Marina Militare dei Paesi costieri. In particolare a gestire il tutto è l’agenzia di sicurezza nigeriana, NIMASA, e la Marina Militare nigeriana. Per poter detenere il controllo del business della difesa armata delle navi ovviamente, comporta il non permettere l’intrusione nel mercato di agenzie e guardie armate straniere. In questo modo si monopolizza il tutto e il trasporto navale internazionale è costretto a pagare cifre esorbitanti e a volte, per la mancanza di una reale sicurezza, anche un caro prezzo in vite umane. Tutto questo, che è palesemente in contrasto con le convenzioni internazionali, finisce per penalizzare tutto e tutti. Da parte loro le autorità regionali giustificano invece, la loro avversione alla presenza di guardie armate straniere e a bordo delle navi commerciali spiegando che la presenza di stranieri armati potrebbe minacciare la pace e la calma di cui godono le acque del Golfo di Guinea e inoltre, questo potrebbe avere anche una possibile ricaduta sulla sicurezza sulla terraferma. Una spiegazione che, visto gli avvenimenti delle ultime settimane, non ha alcun fondamento, ma è palesemente una scusa per intervenire e contrastare l’intrusione straniera. Intanto, dalle parole si passano anche ai fatti. Proprio nei giorni scorsi la NIMASA ha reso noto che sono state sottoposte a fermo ben tre navi per violazione degli accordi di sicurezza. Si tratta della MT LILLA VICTORIA, MT UACC AQUILA e la MT MORGANE. Le autorità nigeriane hanno reso noto che le tre navi avevano imbarcato a bordo, oltre l’equipaggio, anche dei cittadini britannici risultati essere dipendenti di una società di sicurezza private estere specializzate nella difesa armata e nel dare addestramento all’uso delle armi. Sebbene a bordo delle navi non sono state trovate armi, appare difficile, per le autorità nigeriane, che questi uomini si siano imbarcati disarmati. Sarebbe stato difficile per loro assolvere al compito di difendere le navi. Da verifiche la NIMASA  ha riscontrato che il loro imbarco è avvenuto in Ghana e Costa d’Avorio dove il personale straniero vi è giunto direttamente con voli dall’Europa. Purtroppo in tutto questo si evidenzia la completa assenza degli organismi internazionali preposti alla questione. Utile sarebbe l’invio nelle acque infestate dai pirati nigeriani di pattugliatori delle marine militari internazionali come è stato fatto per le acque al largo del Corno d’Africa.

Ferdinando Pelliccia

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