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Libia. Se bisogna salvare i soccorritori, chi tutelerà noi cittadini?

Abbiamo trovato interessante la lettera inviata in redazione da un lettore che si pone delle domande sulla sicurezza della popolazione, soprattutto in questa fase di terrorismo “rampante”.  Ve la proponiamo integralmente, diteci che ne pensate inviando una e-mail a redazioneliberoreporter@gmail.com

photo_lr_news< Dopo  quanto accaduto ad una motovedetta della Capitaneria di Porto italiana, vicino le tumultuose acque libiche, e la figura forse non troppo maschia che hanno fatto i malcapitati soccorritori italiani, minacciati da quattro loschi individui islamici a bordo di un barchino veloce, mi è capitato di leggere un articolo apparso sulla testata GRNET  (http://www.grnet.it/difesa/forze-armate/marina-militare/6096-guardia-costiera-minacciata-con-le-armi-cocer-lsiamo-militari-non-baywatchr) dove il Maresciallo delle Capitanerie di Porto Antonello Ciavarelli, delegato del Cocer Marina, lamentandosi per quanto accaduto ai suoi colleghi, reclamava una inadeguatezza delle motovedette delle Capitanerie di Porto a svolgere compiti di polizia in acque non dico internazionali, ma addirittura straniere e reclamava un aggiornamento nelle dotazioni soprattutto di offesa (armi). A seguire e quasi in contemporanea gli ha fatto eco un lancio di agenzia ANSA di questa mattina (16 febbraio),  che riporta la dichiarazione del Senatore Sergio Divina (LN e Autonomie), vicepresidente della 4^ Commissione Difesa che ha richiesto al Presidente della Repubblica, come capo delle forze armate, di riunire subito il Consiglio supremo della Difesa per prendere decisioni drastiche e necessarie a contrastare il terrorismo islamico e nell’affermare che  “In alto mare ci deve stare la  Marina, non la guardia costiere disarmata e in questo momento non tutti sono da assistere, ma da respingere”, in qualche modo fornisce indirettamente una risposta al Maresciallo Ciavarelli.

Da osservatore e appassionato di questioni inerenti la sicurezza e la Difesa mi viene spontaneo affermare che non vi è alcun dubbio, almeno a mio parere, che in alto mare può operare solo la Marina Militare con le sue unità dual use, questa volta, nella loro dualità di impiego, utili per contrastare fenomeni illeciti anche usando in maniera coercitiva la forza delle proprie armi e delle proprie capacità.

Tuttavia, direttore, mi rimane un dubbio che mi lascia un po’ sconcertato e che le esprimo. Perchè per un soccorso vicino le coste libiche sono intervenute le motovedette delle Capitanerie di Porto italiane e perchè l’ I.M.R.C.C. (Italian Maritime Rescue Coordination Center), Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso, non ha richiesto piuttosto l’intervento della Marina, visto che il soccorso è avvenuto vicino le coste libiche? Qui non si tratta di aumentare la confusione dotando le motovedette delle Capitanerie di porto di armi, come chiede Ciavarelli a similitudine di quelle dei Carabinieri e della Polizia , preposte a compiti di polizia vicino le coste, cioè esattamente dove dovrebbero operare anche le Motovedette stesse delle Capitanerie di Porto che quindi non necessitano di particolari armamenti.

Qui si trattava piuttosto di impiegare correttamente le navi della Marina Militare, richiedendone l’intervento immediato, le uniche in grado di scoraggiare qualsiasi tipo di azione coercitiva. Se bisogna tutelare i soccorritori militari, chi tutela noi Italiani? Credo che la tutela degli interessi nazionali vada fatta con i mezzi appropriati e con la Forza Armata giusta.

Sebastian Nicci

Journalist Freelance >

 

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