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65 anni fa nasceva Gilles Villeneuve, pupillo di Enzo Ferrari




“Se mi vogliono sono così, di certo non posso cambiare: perché io, di sentire dei cavalli che mi spingono la schiena, ne ho bisogno come dell’aria che respiro”. (G.Villeneuve)

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Era il 18 gennaio del 1950, quando, nella provincia canadese del Quebec nasceva Gilles Villeneuve; uno dei più amati piloti della storia del cavallino rampante. Un uomo che ha dato prova – più di ogni altro – di quanto non sia necessario vincere tutto per rimanere nell’immaginario collettivo. Si può diventare campioni anche senza podio, senza medaglie e senza trionfalismi ma solo per il modo straordinario di essere e soprattutto di regalare emozioni. Questo è quanto ci ha dimostrato colui che è diventato il vanto del Canada (che gli intitola perfino il circuito di Montreal)  e soprattutto l’orgoglio di Maranello. Villeneuve muore a soli 32 anni in Belgio ma le sue gesta, il suo sorriso, le sue strepitose perfomance lo rendono – ancora oggi – dopo oltre trent’anni praticamente immortale. Cresce in motoslitta, sua prima passione, diventando campione del mondo all’età di 24 anni.  Con le monoposto partecipa al regionale Formula Ford ma si mette in luce solo in nord America vincendo nel ’76 la Formula Atlantic che gli aprirà la strada verso la F1. L’incontro con James Hunt è decisivo. E’ l’estroverso “londinese” – infatti – a presentarlo alla scuderia McLaren facendolo esordire al GP di Gran Bretagna. Enzo Ferrari scopre subito in lui un talento innato e lo ingaggia nel ’77 a sostituzione del grande Niki Lauda e ponendolo al fianco del campione Jody Scheckter. Critiche da parte dei mass media e degli appassionati per quella scelta, ma il “buon vecchio”, fondatore della casa automobilistica italiana, non si arrende. Crede in quel ragazzo e oltre a vederci un probabile vincente si affeziona profondamente.

Enzo amava passare molto tempo con Gilles, cosa strana per chi conosceva il carattere introverso del “patron”. Franco Gozzi, ex dirigente, sosteneva che; “il giovane canadese era per Ferrari come un figlio”. Forse gli ricordava nostalgicamente il suo Dino, perduto prematuramente. Spericolato ma socievole, folle ma ben presto amato dal pubblico e dal suo stesso staff. Trombettista dilettante, consegue il brevetto di elicotterista e dà tutto se stesso per la sua adorata “rossa” numero 27. Dal ‘77 all’82  disputa 68 GP, conquistando 13 podi, 6 vittorie, 2 pole e un secondo posto mondiale nel ‘79 dietro al compagno Scheckter. Tra i tanti momenti indimenticabili dei suoi anni in F1, l’appassionante duello con Arnoux a Digione, con Jones a Montecarlo e memorabile l’ultima sua vittoria in Spagna – nell’81 – davanti al Lafitte, considerata all’unanimità una delle più belle gare della storia dell’automobilismo. Il 1982 è ricordato da tutti gli sportivi come l’anno delle forti e contrastanti emozioni: gioia per la Coppa del mondo alzata da Pertini e Bearzot ma tristezza per la tragica scomparsa dell’amato pilota. Paradossalmente proprio l’82 sembra l’anno d’oro per le Ferrari. Scheckter lascia il passo a Didier Pironi che affianca il compagno Gilles con il numero 28. Villeneuve – forse questo il pregio più grande – credeva nel gioco di squadra, nell’amicizia e nel rispetto reciproco, soprattutto quando in ballo c’era l’onore del “cavallino”. Lo aveva dimostrato con Scheckter in precedenza e con quello che lui riteneva il solidale amico, il nuovo arrivato Pironi. E’ in testa ad Imola, nel GP di San Marino il 25 Aprile – quando – benché gli ordini dai box erano quelli di mantenere le posizioni, Didier negli ultimi chilometri – senza ragione alcuna – lo sorpassa togliendogli punti preziosi per la classifica iridata. Un affronto che segnerà profondamente l’animo del ferrarista. Classifica finale: Pironi, Villeneuve, Alboreto. Perché l’amico e compagno aveva agito in quella maniera? Poco tempo per comprendere, poiché 15 giorni dopo – l’8 maggio – sul circuito di Zolder in Belgio, forse nervoso, forse in preda ancora alla collera di Imola, il grande Guilles Villeneuve perde la vita durante le qualifiche. Tra lui e la morte la frenesia di un giro veloce, gomme lisce e la March di Jochen Mass. Decolla, si schianta al suolo, e termina la carriera nel peggiore dei modi. Quel giorno, non solo ci lasciava un campione, uno sportivo d’altri tempi e un’eccezionale pilota ma un uomo che – per la sua inimitabile personalità – aveva fatto innamorare milioni di appassionati.

 

Crocoli/Nocchia    

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