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Pirateria marittima: nel 2014 fenomeno in calo, ma desta preoccupazione nel mar del sud est asiatico

bandierapirataNel 2014 nel mondo il numero degli attacchi pirati denunciati è sceso a 245. Il dato come sempre è fornito dall’Ufficio marittimo internazionale, IMB. Un documento che come sempre, a fine anno, mostra una corretta immagine del fenomeno della pirateria marittima nel mondo. Il calo è dovuto soprattutto alla drastica e si spera irreversibile riduzione del fenomeno nell’Oceano Indiano e al largo della Somalia. Nel mare del bacino somalo e Golfo di Aden il numero delle navi che hanno subito attacchi pirati è sceso ad alcune decine mentre quello delle navi dirottate dai pirati somali si è praticamente azzerato. Il fenomeno desta invece, preoccupazione nel mar del sud est asiatico dove nell’ultimo biennio il fenomeno ha subito una forte impennata. Nel 2013 gli attacchi pirati denunciati erano stati 150, nel 2014 sono stati 183. Un aumento di attacchi che si traducono in un aumento dei dirottamenti. Questo è dovuto anche al fatto che vi sono stati un maggior numero di attacchi pirati andati a buon fine soprattutto contro navi cisterna di piccolo cabotaggio. I pirati malesi e indonesiani nel 2014 infatti, hanno attaccato soprattutto piccole petroliere considerate obiettivi più facili da colpire.  Si sono registrati comunque anche attacchi a navi portarinfuse, 50, e portacontainer, 20.Dai dati raccolti sembra che le gang del mare prediligano le navi all’ancoraggio e operare nelle ore notturne. Quasi i due terzi degli attacchi hanno infatti, riguardato navi alla fonda fuori dai porti. L’Indonesia guida questa classifica negativa con oltre 100 attacchi pirati registrati. Tutto questo si traduce nella necessità di sforzi coordinati e costanti nel contrasto al fenomeno da parte di tutte le forze marittime militari dei Paesi rivieraschi che si affacciano sul Mar Cinese meridionale, Stretto di Malacca e Singapore.  Nel suo consueto rapporto di fine anno l’IMB ha lodato il ruolo avuto nel 2014 dalla Guardia Costiera indonesiana e malese nella lotta e contrasto al fenomeno. Come sempre l’attività piratesca nella regione è indirizzata soprattutto nella cattura di navi cisterne per impadronirsi dei loro carichi di prodotti petroliferi lavorati. Il fenomeno è conosciuto come ‘Petropirateria’ ed è fortemente legato al fiorente mercato nero, specie indiano, di diesel marino e gasolio.  Come sempre a guidare la classifica in negativo è il mare dell’Africa Occidentale dove nel 2014 vi sono stati almeno 41 attacchi pirati di cui almeno 10 sono andati a buon fine. L’IMB ritiene però, che, come spesso accade, molti altri non siano stati denunciati. Nel 2014, a livello globale, i dati indicano che sono stati 4 i marittimi morti e 13 i feriti nel corso di attacchi pirati o prigionia.  Un indice questo, preoccupante in quanto indica un aumento del livello di violenza a cui ricorrono i pirati. Una differenza è da fare tra le gang del mare che operano nel mar del sud-est asiatico, che sono in genere armati di coltelli o machete e le gang del mare del Delta del Niger, che sono invece, pesantemente armate e compiono azioni di pirateria sempre violente. Nel primo caso vengono compiuti vere e proprie rapine a mano armate. I banditi del mare si preoccupano di portare via dalla nave catturata ogni oggetto di valore compreso il carico nel minor tempo possibile. Nel secondo caso si tratta di assalti ben studiati e programmati. In questo secondo caso le navi catturate, ed ovviamente i membri dell’equipaggio, possono rimanere sotto il controllo dei pirati nigeriani anche per diversi giorni. Difficile quindi che non si verifichino danni, oltre alle cose anche alle persone ossia ai marittimi. Nel 2014 sono stati oltre 400 i marittimi trattenuti  in ostaggio a scopo di estorsione dalle gang del mare che li hanno catturati insieme alle loro navi.

Ferdinando Pelliccia

 

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