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Omicidio Yara: legale Bossetti, procura non ammette acclarati errori

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L’avvocato di Massimo Giuseppe Bossetti replica alle affermazioni del procuratore capo di Bergamo Francesco Dettori che tenta di ‘mettere a tacere’ i dubbi sull’esame del Dna che, finora, ha costretto in carcere il 44enne muratore accusato dell’omicidio della 13enne di Brembate di Sopra.

In merito alle notizie riportate dalla stampa con riferimento “alla valenza probatoria del Dna repertato ed utilizzato nel processo” a carico di Massimo Giuseppe Bossetti, “mettendola in qualche modo in discussione ed incentrando le relative critiche sulla distinzione tra Dna mitocondriale e Dna nucleare”, Dettori “ribadisce che tale profilo è stato già oggetto di ampia e approfondita valutazione in sede di accertamenti tecnici, con i risultati ampiamente conosciuti e che tali evidentemente rimangono”.

Per Claudio Salvagni, legale di Bossetti, tali affermazioni “se effettivamente attribuibili al dottor Dettori”, sarebbero “emblematiche dell’operato della Procura e della palese difficoltà, per evidenti motivi, nell’ammettere gli evidenti e già acclarati errori compiuti”.

La difesa ritiene che “detto virgolettato non possa, effettivamente, essere una letterale affermazione del dottor Dettori in quanto, differentemente, dovremmo ipotizzare – scrive in una nota l’avvocato Salvagni – che il procuratore capo non sappia che ad oggi, non esiste alcun processo a carico di Massimo Giuseppe Bossetti essendo lo stesso solamente, allo stato, indagato. Ne possiamo immaginare che si riferisca al ‘procedimento’ utilizzando il termine ‘processo'”.

Inoltre, dal punto di vista del contenuto, “non si comprende a quale ‘profilo’ si riferisca. Se il ‘profilo’ deve intendersi quello derivante dal Dna nucleare ex relazione genetica Ris, Dettori dimostra una ulteriore non conoscenza degli atti, essendo ormai acclarato (da ultimo, anche dal Tribunale di Brescia e del Riesame con ordinanza del 14 ottobre 2014) che detta attività si è svolta non con la forma dell’accertamento tecnico, ma con quella della delega di indagini. E, anche per tale motivo, – conclude – è pendente un procedimento presso la Corte di Cassazione”.

 

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