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Guerra tra pescatori: nel Golfo del Bengala si consuma un’annosa questione che ormai è diventata insostenibile

golfodelbengalaNell’Oceano Indiano è in corso una vera e propria guerra tra i pescatori dei diversi Paesi costieri frontalieri. Una disputa che alimenta forti tensioni e problemi specie tra India, Pakistan e Sri Lanka. Uno scontro combattuto anche duramente e che vede le Marine Militari e  Guardie Costiere dei rispettivi Paesi fortemente impegnate e coinvolte. Si tratta di una vera e propria guerra in mare combattuta tra pescatori per contendersi i diritti di pesca nelle acque al largo degli stati costieri meridionali indiani e delle isole nel Golfo del Bengala. Si tratta di acque internazionali , ma che ogni Paese coinvolto reclama come sue. Tutto questo sta generando controversie e problematiche di ogni genere. Inoltre, ogni Paese coinvolto a tutela dei propri interessi territoriali compie azioni di ogni genere come l’arresto arbitrario di pescatori e il sequestro delle loro imbarcazioni. Il fatto ricorda molto le dispute in corso nel Mediterraneo meridionale tra Italia e Libia e l’Italia e l’Egitto. Nei giorni scorsi il Maritime Security Agency Pakistan, MSA, ha reso noto di aver arrestato 38 pescatori indiani e sequestrato 7 pescherecci colti a pescare vicino al confine internazionale al largo del porto indiano di Jakhau lungo la costa del distretto di Kutch. Uomini e imbarcazioni sono ora trattenuti nel porto di Karachi. SI tratta del secondo episodio del genere che si verifica questo mese. Lo scorso 4 gennaio sempre ad opera del MSA erano stati arrestati 12 pescatori indiani e sequestrate due loro imbarcazioni da pesca  nei pressi del confine marittimo internazionale di Boundary al largo della costa di Gujarat. L’area marina in questione è vastissima ed è quindi,  di difficile controllo per cui i pescatori dei Paesi che affacciano su quelle acque, specie di India, Pakistan e Sri Lanka, anche non rispettando nessuna delle frontiere marittime riconosciute, vi vanno a pescare. Il problema nasce dal fatto che si tratta di acque particolarmente ricche di Tonno. Pertanto la loro pescosità fa molto gola ai pescatori indiani, pachistani e cingalesi, che spesso vi si spingono, rischiando l’arresto nel migliore dei casi,  per riempire i loro pescherecci di pescato. Queste continue violazioni territoriali, oltre che a condurre ad arresti dei pescatori da parte delle Marine Militari dei rispettivi Paesi asiatici coinvolti, sono spesso sfociate anche in  violenti scontri in mare tra gli stessi pescatori indiani, pachistani e cingalesi.  I più violenti sembrano essere quelli cingalesi. Questo, forse perché si ritengono i più penalizzati  dalla questione. Più volte infatti, i pescatori cingalesi sono stati accusati di essere ricorsi ad una ingiustificata violenza specie nei confronti di quelli indiani. Finora  ogni tentativo di mediazione e di trovare una soluzione è sempre fallito.  La situazione è ormai in stallo. Di certo si è di fronte ad un’annosa questione che ormai è diventata insostenibile per tutti i suoi protagonisti. In molti si è fortemente radicato il convincimento che il nocciolo duro è l’India.  Un convincimento che si basa sul fatto che il Paese asiatico non ha dato finora, alcun segnale di buona volontà nemmeno nel ricambiare gesti di apertura da parte degli altri Paesi coinvolti nell’annosa questione. Per cui ora anche gli altri Paesi si stanno adeguando. Sono innumerevoli i pescatori pachistani e cingalesi che hanno trascorso anche mesi nelle carceri indiane.  Questi pescatori vengono arrestati  con l’accusa di ingresso illegale nelle acque indiane e per aver praticato bracconaggio. Spesso essi sono trattenuti anche senza nemmeno che vengano formulate accuse specifiche nei loro riguardi. In molti casi poi,  ai pescatori arrestati viene negato anche il diritto di comunicare con le loro famiglie nel Paese d’origine. Tutto questo alimenta fortemente rabbia e sdegno dell’opinione pubblica degli altri Paesi coinvolti  e che in merito è anche molto divisa sul da farsi. Lo Sri Lanka è tra tutti i Pesi coinvolti quello che si ritiene il più danneggiato e denuncia che a causa di queste violazioni l’economia del Paese, legata alla pesca, subisce forti perdite economiche. Le stime indicano perdite per almeno 50mln di dollari l’anno. Però, forse dietro a tutto questo si nasconde la corsa allo sfruttamento delle risorse naturali dei fondali marini e quindi all’acquisizione dei diritti legali per esplorare soprattutto le risorse non viventi del fondo marino e del sottosuolo del Golfo del Bengala. Risorse che sono ad esempio cobalto, rame, manganese, nichel, noduli ferro-manganese, e il deposito degli idrati di gas nella piattaforma continentale.

Ferdinando Pelliccia

 

 

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