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Coldiretti Viterbo: convegno su agricoltura sociale

convegno_agricoltura_sociale_coldirettiSi è parlato di agricoltura sociale questa mattina presso l’I-Cult Bic Lazio al convegno organizzato dalla Coldiretti di Viterbo. Un tema quanto mai attuale, che vede le attività agricole come valido strumento per lo sviluppo e la qualità dell’offerta di servizi assistenziali, formativi, educativi, di inserimento lavorativo e sociosanitari nell’ambito del welfare sociale. L’agricoltrua sociale ha avuto anche l’attenzione della Regione Lazio, con la proposta di legge a firma dei consiglieri Riccardo Agostini, Enrico Panunzi e Simone Lupi, i primi due presenti al convegno di stamani. Il direttore della Coldiretti di Viterbo, Ermanno Mazzetti ha introdotto i lavori ricordando come per il 60% le cooperative sociali agricole siano fatte da persone giovani e da donne e come le imprese agricole sociali diano un servizio concreto alla collettività, sopratutto nel recupero di persone disagiate. Il presidente della Coldiretti di Viterbo, Mauro Pacifici ha aggiunto:”Molte volte ci sono opportunità che non si conoscono ed a volte ci troviamo con piccole aziende lasciate dai nostri padri. Basta avere un pò di creatività, strategia aziendale e consocere le normative per mettersi in gioco.  Oggi è più difficile trovare il posto fisso – ha rimarcato Pacifici – Facciamo impresa di noi stessi”. Il presidente ha, quindi, ricordato l’esistenza di uno sportello ad ok della Coldiretti per aiutare le persone che vogliono avviare un’impresa e di un ufficio Creditagri sempre a favore delle nuove aziende ed ha poi precisato: “L’agricoltura sociale è innovazione in agricoltura”. Presenti al convegno il primo cittadino Leonardo Michelini e gli assessori comunali Giacomo Barelli e Raffaela Saraconi. Il sindaco ha sottolineato il tema molto attuale dell’agricoltura sociale ed ha affermato: “L’agricoltura sociale è l’espressione della multifunzionalità agricola. Purtroppo, alcune cose non si conoscono. I servizi sociali sono uno di quei settori dove l’innovazione fa la differenza. Inoltre, l’attività agricola può dare anche una certa sostenibilità economica. C’è bisogno però di studiare dei progetti e forse manca proprio l’allineamento di innovazione tra soggetti pubblici, privati ed utente. Perchè non fare ad esempio dei corsi di cucina anche per le persone svantaggiate? Anche l’educazione ambientale nelle scuole può essere un veicolo importante di trasmissione di conoscenze come è altrettanto importante fare un lavoro di divulgazione anche di educazione all’alimentazione”. E’ intervenuto, quindi, in rappresentanza del Bic Lazio, il responsabile dell’Incubatore Bic Lazio di Bracciano, Luca Polizzano, che ha parlato dell’esperienza dell’incubatore in campo agroalimentare e come con la Coldiretti sia stata avviata una collaborazione per favorire le imprese agricole. “Il tema dell’innovazione – ha esordito – è un tema che Bic Lazio e Regione stanno portando avanti con attenzione. Collaboriamo anche con il dipartimento Dafne dell’unviersità della Tuscia sui temi sociali ed a Bracciano sta per uscire un bando per le imprese agricole”. Ha preso poi la parola il consigliere regionale Enrico Panunzi, che ha parlato  della proposta di legge regionale “Norme in materia di agricoltura sociale” (la n°14 del 17 aprile 2013) di cui è firmatario insieme a Lupi ed Agostini. “In questo Paese – ha detto – c’è la necessità di un’organizzazione orizzontale di competenze nel sociale. L’aspetto agricolo è il settore primario della nostra impalcatura produttiva ed in un momento comequesto di un taglio di 800 milioni di euro sul bilancio corrente, acquista sempre maggiore importanza proporrei una compenetrazione  dei due settori, sociale ed agricolo. Alla Regione ho trovato interlocutori attenti e stimolati. Credo profondamente nell’agricoltura perchè da lì avremo le risposte per il futuro”. I lavori sono proseguiti con l’intervento del prof. Bruno Ronchi dell’università della Tuscia, ex facoltà di Agraria,oggi Dipartimento. “Dal 2000 l’unviersità della Tuscia si occupa di agricoltura sociale – ha esordito- Non esiste una sola agricoltura sociale, ma tante. Con la Regione Lazio abbiamo svolto numerose attività di ricerca sia a livello nazionale che internazionale e l’ateneo viterbese ha anche dato vita ad uno spin-off in merito. In precedenza è stato attivato anche un master sull’agricoltura sociale. La proposta di legge è interessante e spero possa contribuire allo sviluppo dell’impresa agricola. C’è però ancora la necessità di fare tanta esperienza. C’è ancora un vuoto da colmare: tenere chiari gli obiettivi riabilitativi,comprendere quali soggetti poter sottoporre alle pratiche terapeutico- riabilitative e stabilire il modello riabilitativo. C’è anche bisogno di personale estremamente qualificato, non basta la buona volontà”. Il prof Ronchi ha, quindi, posto l’attenzione sul ruolo fondamentale che giocano gli animali in ambito riabilitativo ed ha ricordato come nel 2009 sia stato istituito un Centro di riferimento internazionale per interventi assistiti con animali. “L’agricoltura sociale – ha concluso – è un settore molto vivace, dinamico, ma ha bisogno di ricerca, innovazione e formazione”. E’ intervenuta successivamente l’agronoma Francesca Durasanti dell’università della Tuscia, che ha illustrato, attraverso delle slide, lo stato dell’arte  dell’agricoltura sociale. “Chi fa agricoltura sociale non fa agricoltura di serie B, ma coniuga in modo innovativo la produzione di beni con i perocrsi di riabilitazione”- ha detto Durasanti, che ha spiegato come dieci anni fa, se si cercava su Google la parola “agricoltura sociale” questa neanche esisteva. Oggi,invece, in Europa si contano 6mila progetti di agricoltura sociale e 2mila in Italia. “L’agricoltura sociale lavora ricollocando delle risorse già presenti sul territorio – ha aggiunto, portando ad un 5,6% di assunzioni in più fra i giovani  e maggiori opportunità  per le donne e le piccole e medie imrpese”. La produzione biologica la fa da padrone con il 47%  in agricoltura sociale, seguita dal biologico certificato, 27%.  Le dimensioni delle aziende vanno dai meno di 5 ettari ai 10 ettari. L’utenza è principalmente rappresentata dai disabili mentali e psichici (27%). Durasanti ha concluso il suo intervento ricordando come manchino 94 giorni ad Expò e come l’agricoltura sociale produca per l’appunto cibo locale. Sono poi seguite le esperienze di Luca Ceccarelli della cooperativa sociale “Fattorie solidali”,che dà lavoro a 10 persone, gestendo due aziende, la “Fattoria di Alice” a Viterbo e “Ortostorto” a Montalto di Castro. “In totale abbiamo 40 persone inserite nei percorsi di riabilitazione – ha affermato –  ed abbiamo il primo bene confiscato alla mafia nella provincia di Viterbo, a Nepi”. E’, quindi,toccato a Chiara De Santis parlare dei “Giardini di Filippo” e della grande importanza dell’uso degli animali, in primis cavalli, nei percorsi di riabilitazione delle persone svantaggiate attraverso la creazione di un gruppo di lavoro integrato. Il consigliere regionale Riccardo Agostini ha, infine, riacceso i riflettori sulla proposta di legge in materia di agricoltura sociale  ed ha ribadito: “L’agricoltura sociale è un modello tangibile di multifunzionalità, producendo beni e servizi per il mercato. Questa proposta di legge era necessaria ancora di più alla luce delle ultime vicende giudiziarie. E’ fondamentale che un ente regionale intervenga sulle fasce più deboli della popolazione con un percorso di integrazione ed inclusione sociale. La proposta di legge – ha concluso – parte dalle proposta di una rete, un parternariato tra pubblico e privato che valorizzi le risorse locali. La legge prevede l’istituzione di un forum di fattorie sociali a livello provinciale. Saremo forse la prima regione in Italia che utilizzerà  a pieno regime i fondi della Comunità europea.  Il settore – ha concluso – ha anche bisogno di un sostegno economico e prevediamo, quindi, un fondo regionale per l’agricoltura sociale”.  Gli ultimi interventi sono stati quelli di Sandra Berni di Uecoop, che ha illustrato lo sportello  dell’agricoltura sociale di Uecoop- Coldiretti Viterbo, in grado di coniugare l’agricoltura con i servizi alla comunità ed Aldo Mattia, facente funzione presidente nazionale Uecoop.

Wanda Cherubini

 

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