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Fabrizio Quattrocchi: l’ultimo Italiano

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“Vi faccio vedere come muore un italiano”: sono queste le ultime parole di Fabrizio Quattrocchi prima di essere giustiziato. Un sussulto di sano orgoglio nazionale che mai dovremmo dimenticare. Aveva solo 36 anni questo giovane EROE ma le sue idee erano molto chiare. Si sentiva profondamente Italiano, nel cuore e nell’anima. Dov’è quell’Italia che tanto sognava questo ragazzo? Dov’è quel meraviglioso paese di cui parlava? “Il mio Stato non pagherà mai un riscatto per me”, questo disse anche al suo carceriere. Pur consapevole della sua morte e conscio che il suo “Stato” lo avrebbe abbandonato ha comunque deciso di lasciare la vita terrena da vero patriota in un deserto lontano, sperduto tra le campagne irachene. Dov’è quell’Italia Fabrizio caro, dov’è oggi quel tuo sogno di essere italiano e perché quel “paese” che tu sognavi, ti ha abbandonato. Forse tutto è morto con te, in quel tragico 14 aprile 2004, forse tutti noi siamo stati lasciati al nostro destino come accaduto a te. Quello STATO con la “S” maiuscola e quell’ITALIA con la “I” maiuscola di cui tanto parlavi sono distanti anni luce e ormai divenute “antiche” chimere.

Un miraggio la nazione che tu agognavi, quella che dovrebbe stare vicino al cittadino e alle esigenze di un popolo sovrano. Politica seria, istituzioni snelle, governanti puliti; tutto è morto! Un tempo, quello di Craxi e della prima Repubblica, c’era del marcio, ma l’economia del nostro amato stivale volava alto. Il cittadino si sentiva protetto, tutelato e in pieno sviluppo sociale. Depredato si, ma anche aiutato. Corruzione e malaffare partitico ma auto, case e palazzi. Valigette e conti offshore ma industrie, lavoro e soprattutto dignità. Ora, mio caro Fabrizio tutto quel male di un tempo non solo è rimasto ma si è concentrato in gruppi ristretti, in egoismi personali, che, hanno ridotto a pezzi la tua piccola grande Italia. Quella politica di un tempo ASCOLTAVA, FACEVA e AGIVA; tutt’altra cosa da quella di oggi. Sigonella è un lontano ricordo. Vuote quelle fabbriche che un tempo erano piene e marciavano a grande regime. Le banche che in periodi non troppo lontani aprivano le casse ed elargivano respiro vitale per le nostre imprese, sono oggi il male assoluto. Il tessuto socio-economico del tuo amato “paese” è ormai in fase di agonia e l’emorragia ovunque insanabile. Fabrizio caro, forse, quel 14 aprile di 10 anni fa, c’era ancora qualche barlume di italianità nel tuo “romantico” cuore e nell’animo della gente, ma oggi probabilmente tutto è finito. Forse, quel 14 aprile di 10 anni fa, non solo ci lasciavi tu e l’eroismo che ti ha contraddistinto fino alla fine, ma con te sono andate perdute anche tutte le speranze di milioni di tuoi connazionali. E se lo Stato, il tuo Stato, ti ha abbandonato, la tua frase, le tue gesta, il tuo orgoglio, il tuo amor di patria resterà sempre nei nostri cuori…
Vi faccio vedere come muore un Italiano”: con queste parole ti “consegnavi” ai tuoi carnefici, lasciandoli e lasciandoci sgomenti, mentre chi ci comanda, purtroppo, “ci farà vedere, come muore la tua e la nostra Italia”.  

 Mirko Crocoli  

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