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Pirateria marittima: Corte europea condanna anche la Danimarca a risarcire pirati somali

pirati somali dietro le sbarreDopo la Francia, la Corte europea dei diritti dell’uomo, CEDU, condanna anche la Danimarca a risarcire i pirati somali. Ancora una volta per l’Alta corte europea  nel corso del loro arresto sono stati violati  i diritti umani dei pirati somali. Per questo motivo la CEDU  ha per la seconda volta emesso una sentenza di condanna a sfavore della Danimarca e a favore di 9 pirati somali. I giudici europei hanno stabilito che i 9 banditi del mare, dopo essere stati arrestati, hanno dovuto attendere ben 13 giorni prima di essere portato davanti ad un giudice. Un periodo considerato dai giudici  di troppo lungo e per questo hanno ‘punito’ la Danimarca. Copenaghen dovrà pagare, come risarcimento, migliaia di dollari ad ognuno di questi 9 predoni del mare somali. Nello specifico 3.250 dollari a testa. I nove pirati nel novembre del 2013 cercarono di dirottare una nave commerciale battente bandiera danese. Se la nave e il suo equipaggio fossero caduti nelle loro mani  sarebbero diventati degli ostaggi per il rilascio dei quali i pirati somali avrebbero poi, richiesto un riscatto. La prigionia in mano ai pirati, come è sempre stato finora, sarebbe stato un inferno per i marittimi della nave danese. Una prigionia che ha finora segnato nell’animo, mente e corpo tutti i marittimi caduti ostaggi dei predoni del mare somali. Sono invece, almeno mille i pirati somali catturati dalle forze armate degli oltre 20 Paesi intervenuti, individualmente o in missioni navali internazionali, nel contrasto al fenomeno nel mare del Corno D’Africa e Oceano indiano. Tutti godono dei diritti loro riconosciuti e di certo non subiscono quanto invece, hanno inferto ai loro ostaggi durante la prigionia durata anche anni.  Si tratta di violenze di ogni genere,  fisiche e anche psicologiche e privazioni disumane. Inermi lavoratori del mare che ancora oggi subiscono le conseguenze di tali violenze. Un fatto di cui sicuramente la Corte europea dei diritti dell’uomo è a conoscenza, ma di cui evidentemente ha poco tenuto conto nell’ottusità del voler applicare la legge ad ogni costo e nonostante tutto. Con  questa ottica però, ancora una volta viene penalizzato un altro Paese tra quelli coinvolti nel contrasto alla pirateria marittima in Somalia. Purtroppo, non sempre si può applicare la legge alla lettera, ma di questo ai giudici europei non importa.  In effetti, quando i pirati sono catturati in alto mare occorrono almeno 4-5 giorni prima che vengano riportati sulla terra ferma e ancora di più per stabilire dove debbano essere condotti per la detenzione. Nello specifico i 9 pirati somali catturati dai danesi vennero condotti nelle Seychelles. Si tratta di uno dei Paesi costieri regionali che nell’ambito della lotta alla pirateria marittima hanno messo a disposizione  le loro strutture giudiziarie e carcerarie.  Per porre rimedio a questa incresciosa situazione, che potrebbe creare non pochi problemi nel contrasto al fenomeno, si è messo in moto un meccanismo che dovrebbe porre fine a queste sentenze considerate folli. Non è ammissibile che chi si è macchiato di terribili e orribili misfatti possa rendersi cosi liberamente gioco delle istituzioni attaccandosi ad un cavillo legale cosi liberamente sfruttando anche la buona fede di chi crede nella legge e nella sua applicazione in ogni caso. In Somalia, in mano ai pirati, vi sono ancora almeno 30 marittimi. Per la gran parte di essi la prigionia dura da almeno 4 anni. Una prigionia che come si è detto è terribile e orribile e segna corpo, mente e animo per sempre. Molti degli ex ostaggi dei pirati non sono mai tornati a lavorare in mare. Tra loro anche degli italiani.

Ferdinando Pelliccia

 

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