LiberoReporter

Pirateria Marittima: Onu, preoccupato per fenomeno ancora ‘vivo’ al largo Somalia

Mappa area ad alto rischio pirati HRA a cura ministero DifesaIl Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha di recente rinnovato l’invito alla comunità internazionale ad intensificare gli sforzi per combattere la pirateria marittima al largo delle coste del Corno d’Africa e nell’Oceano Indiano. L’Assemblea si è detta preoccupata in relazione al fenomeno, che è ancora ‘vivo’ nel bacino somalo e Golfo di Aden. Questo, nonostante il forte calo degli attacchi pirati registrato nell’area dal 2011 ad oggi. Un dato di fatto questo, che rende ancora pericolose le rotte seguite dalle navi commerciali e mette a rischio la sicurezza dei tanti lavoratori del mare. Da qui l’invito a Stati e organizzazioni regionali a partecipare al fianco della comunità internazionale nella lotta contro la pirati somali dispiegando propri mezzi militari e fornendo basi e supporto logistico alle forze militari internazionali di contrasto impiegate nella lotta al fenomeno e nel sequestro e smaltimento di imbarcazioni, armi e altri strumenti utilizzati per le rapine a mano armata in mare e sequestrate ai pirati. Un invito particolare ha riguardato la cooperazione dei vari stati tra loro sulla questione dei marittimi presi in ostaggio e il perseguimento penale dei presunti pirati catturati. In merito la ris. Onu 2015/2011 pone l’accento su un elemento importante e più precisamente sulla possibilità di istituire corti speciali per la lotta alla pirateria marittima. La risoluzione si sofferma anche sulle decisioni prese dai singoli Stati che hanno condannato il fenomeno e che stanno adottando ed implementando misure idonee a garantire e consolidare le leggi in materia all’interno dei loro ordinamenti. Di fronte al fatto che ancora oggi alcuni Paesi non hanno adottato, all’interno della loro giurisdizione, misure atte alla repressione del fenomeno e alla sua condanna. Il Consiglio ha ribadito l’importanza per gli Stati di perseguire l’obiettivo di punire gli atti di pirateria, applicando però, il diritto internazionale nel rispetto dei diritti umani. Un invito particolare è stato rivolto alla comunità internazionale affinchè non faccia calare la sua attenzione e la sua partecipazione. Un ringraziamento particolare è andato a quei Paesi come Cina, India, Iran, Giappone, Corea del Sud e Russia, che hanno inviato, per contrastare il fenomeno, singole missioni navali militari anti-pirateria marittima. In quelle acque hanno operato e operano anche missioni navali internazionali come la Combined Task Force 151, la Standing NATO Maritime Group 2, l’Ocean Shield ed quella a guida Ue, Atalanta. Un chiaro e vivo segno questo, dell’interessamento mostrato dalla comunità internazionale al fenomeno e che deriva dal fatto che esso genera instabilità negli Stati dove è presente e nelle rotte di mare interessate da esso. A questi poi, si sommano i costi dei riscatti pagati ai pirati, l’incremento del costo delle NMP fonte marina militareassicurazioni delle navi che transitano nelle zone di mare nelle quali gli attacchi sono più frequenti, le spese derivanti dalla necessità di allungare le rotte di navigazione per evitare possibili incursioni e i costi che sostengono i governi per armare le proprie flotte. Tutte situazioni che provocano una crescente apprensione nella comunità internazionale. Quando però, i pirati somali hanno esteso il loro raggio di azione, e il contrasto navale è diventato più difficile allora si è deciso il ricorso alla difesa armata delle navi commerciali con guardie armate privata a bordo o team di sicurezza militari come unica garanzia di un passaggio sicuro. Una scelta che si è rivelata vincente. L’assemblea del Palazzo di Vetro, che già in passato aveva adottato altre risoluzioni nelle quali indicava espressamente agli Stati la necessità di collaborare e dava loro la possibilità di perseguire i pirati ‘con tutti i mezzi necessari, ha rinnovato, all’unanimità, l’autorizzazione agli Stati membri a dispiegare in quell’area navi e aerei da guerra per contrastare la minaccia che viene dai pirati somali. Si tratta quindi dell’adozione di una nuova risoluzione che di fatto è il continuo della n° 1816 del 2008 con cui l’Onu autorizza gli Stati membri a svolgere azione di contrasto armato alla pirateria marittima proseguendo la loro attività anche all’interno delle acque territoriali somale.  Il Cds Onu ha voluto in questo modo, da un lato ribadire la necessità a tutti ad impegnarsi in una risposta globale per reprimere la pirateria marittima, ma anche nell’affrontare le sue cause di fondo, anche in collaborazione con le autorità locali governative. L’Onu infatti, ha posto l’accento sulla delicata situazione nella quale si trova lo Stato somalo, ribadendo la necessità di incrementare un adeguato sviluppo economico del Paese africano. Un intervento che è richiesto al fine di ridurre la povertà nella quale versa gran Controlli Antipirateria - Eunavfor "Atalanta"parte della popolazione civile. E’ opinione comune infatti, che al crescere della condizione di indigenza degli abitanti della Somalia corrisponda un aumento del fenomeno. Molti dei pirati somali sono infatti, ex pescatori che hanno deciso di dedicarsi alla pirateria nella speranza di migliorare in qualche modo le proprie condizioni di vita.  Per questo motivo l’assemblea si è detta certa dell’efficace degli aiuti umanitari alla Somalia e a tutta la regione. Non è mancato nemmeno il riferimento alla preoccupazione per l’allargarsi della minaccia oltre i confini dell’Oceano Indiano. In molti mari adiacenti infatti, le azioni dei pirati sono in aumento come nel Golfo di Guinea e nel Mar del Sud Est asiatico. In queste aree a rischio pirateria è subito stato chiaro a tutti che il modello di contrasto da seguire è quello adottato contro la Pirateria marittima in Somalia.

Ferdinando Pelliccia

Encatena - Your content marketing platform
RELATED ARTICLES

Back to Top

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi - Share This

Condividi questo post con i tuoi amici - Share this post with your friends