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Darfur: Onu, autorità locali inspiegabilmente ritardano indagine UNAMID per stupri di massa

darfurIeri il presidente di turno del Consiglio di Sicurezza Onu, Gary Quinlan ha riferito che le autorità locali sudanesi hanno ritardato per una settimana l’ingresso di una squadra investigativa Onu-Ua inviata nella regione sudanese del Darfur. La necessità di inviare la squadra, che opera nell’ambito della missione di Pace Onu-Ua in Darfur, l’UNAMID,  era nata dalla necessità di verificare le notizie di stupri di massa avvenuti nel Darfur settentrionale e diffuse dai media. Secondo quanto rivelato dal rappresentante diplomatico australiano al Palazzo di Vetro, inspiegabilmente le autorità locali non hanno dato subito il via libera alla squadra che è restata bloccata dal 4 al 9 novembre scorsi prima di ricevere l’autorizzazione. Quando il personale dell’UNAMID si è potuto recare nell’area del Darfur dove si sarebbe consumata la tragedia, a carico delle popolazioni civili locali, soprattutto donne e ragazze, almeno 200, secondo le fonti giornalistiche, ovviamente non ha raccolto alcuna prova o informazioni che confermasse la notizia riportata dai media. Una settimana era stata sufficiente per coprire eventuali prove. Di questo si sono detti convinti in tanti. Purtroppo, quello dello stupro è in Darfur utilizzato come arma contro le popolazioni di etnia africana che vi vivono da parte dei miliziani filo governativi e degli stessi militari di Khartoum. Sono oggetti di stupro sia le donne sia gli uomini sia i bambini. Per le prime è motivo di disonore e  allontanamento dalla famiglia e comunità, per i secondi disonore e umiliazione per sempre fino a portarli al suicidio. Mentre i bambini ne restano segnati per sempre nell’anima, nella mente e nel corpo. Nel caso delle donne non viene fatta differenza se si tratta di una bambina o di un’anziana appunto perché rappresenta un’arma di guerra. Si tratta di una vera e propria strategia dell’annullamento della persona.  Sono anni, dal febbraio del 2003, che in Darfur si consuma uno delle tragedie più immani al mondo purtroppo nell’indifferenza generale. Su una popolazione di circa 6 mln di abitanti almeno 3mln si sono visti cambiare il loro status in profughi e rifugiati e almeno mezzo milione di persone sono state uccise nei modi più barbari possibili. Quella in corso in questa regione del Sudan è una vera e propria pulizia etnica attuata dall’etnia dominante araba, per lo più allevatori, che punta a scippare alle etnie africane del Darfur, per lo più contadini,  i loro territori ricchi di pascoli.  Interi villaggi vengono rasi al suolo dalla sera al mattino e gli abitanti sterminati. I sopravvissuti sono costretti a scappare, per sfuggire alla morte, nei campi profughi allestiti dall’UNAMID. Purtroppo nemmeno li trovano salvezza. I campi profughi sono sorvegliati e protteti dai caschi blu solo nelle ore diurne, di notte gli ‘scalcinati’ peacekeeping dell’Ua-Onu si rifugiano a loro volta nei loro fortini. Per cui i campi diventano facile preda dei miliziani filo governativi. La missione UNAMID  è stata concordata nel 2007 tra Onu e autorità di Khartoum come missione ibrida di pace in Darfur. Però, per volontà sudanese vi partecipano solo forze militari provenienti da Paesi africani che sono male armati e mali equipaggiati e quindi ‘inutili’ al compito per cui sono stati dispiegati in Darfur ossia proteggere le popolazioni civili locali. In tutto sono oltre 26mila uomini che devono controllare un territorio grande quanto la Francia. Anche tra le loro fila, negli ultimi 6 anni, si sono contati una decina di morti. Caschi blu uccisi in agguati e assalti compiuti da miliziani  filo governativi. Dal 4 marzo del 2009 il presidente del Sudan, Omar el Bashir è un ricercato internazionale dopo che il Tribunale Internazionale dell’Aja ha spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale per crimini contro l’umanità e di guerra commessi in Darfur. Il primo spiccato contro un capo di stato in carica. Da allora sono trascorsi 5 anni ma Bashir in barba a tutti e tutto se ne va in giro tranquillamente continuando a perseguire nel suo disegno nefasto riguardante il Darfur.

Ferdinando Pelliccia

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