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Pirateria marittima. Mare del Sud Est asiatico: area sempre di più a rischio attacchi pirati

Map_of_the_Strait_of_MalaccaIl mare del Sud Est asiatico è un’area fortemente a rischio attacchi pirati. Si tratta di un area che è stata da sempre un rifugio per i pirati indonesiani e malesi. In questa parte del mondo il numero di attacchi pirati è in aumento e stanno anche aumentando le probabilità di riuscita. Lo si evince se si vanno a guardare i dati in possesso. In questa area si è passati dai 71 attacchi registrati nel 2009 ai 161 attacchi del 2013. Cresciuta anche la capacità di azione dei predoni del mare. Nei primi mesi del 2014 sono stati registrati almeno 30 attacchi andati a buon fine contro i 9 del 2013. Il fenomeno sta anche acquistando una valenza territoriale. Nel senso che sono sempre le stesse gang di pirati ad operare in una determinata zona. Dei recente sequestri di navi cisterne, allo scopo di rubarne il carico, nei pressi dello stretto di Singapore infatti, su 5 attacchi almeno 4 sono stati valutati come compiuti dalla stessa gang del mare. Il rischio maggiore è però, anche per le navi nei porti e negli ancoraggi dell’Indonesia. In questo Paese asiatico infatti, navi ancorate al largo, a nord-est di Pulau Bintan, arcipelago indonesiano nel mar Cinese Meridionale, negli ultimi mesi sono state frequentemente attaccate. Si è sempre trattato però, di rapine a mano armate a scopo di furto. Di recente il fenomeno ha interessato almeno 8 navi. Negli ultimi mesi però, si registra anche un calo dell’attività pirata dovuto ad un pattugliamento continuo e migliore, rispetto al passato, da parte della Guardia Costiera indonesiana.  Di rapine ne sono state compiute anche nello Stretto di Malacca e Singapore dove banditi sono saliti a bordo delle navi durante la navigazione lungo la corsia est del regime di separazione del traffico, TSS. Lo stretto per la sua conformazione e bassa profondità costringe le navi a viaggiare lungo la costa e a bassissima velocità. Un fatto questo che agevola enormemente il lavoro dei predoni del mare. Il fenomeno,  nel mare del Sud Est asiatico come anche al largo dell’Africa Occidentale, a differenza di quello in Somalia, è improbabile che riceva però, la stessa attenzione internazionale. Le Marine Militari dei tanti Paesi che hanno partecipato al contrasto armato alla pirateria marittima in Somalia oggi hanno altre priorità ben più gravi che le vedono impegnate altrove. Inoltre, le navi da guerra che sono impegnate nelle missioni internazionali anti-pirateria nel Golfo di Aden e al largo della Somalia potrebbero, nei prossimi mesi, anche non esserci più in quanto chiamate altrove lontano dall’Africa Occidentale e dallo Stretto di Malacca.

Ferdinando Pelliccia

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