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Turchia: cresce malessere interno, curdi turchi accusano Ankara di aver voltato le spalle ai curdi siriani

kobaneIn Turchia sembra non rientrare la violenta protesta di piazza in corso numerose città  e che dura da settimane. Una protesta, scatenata dai curdi turchi, che con i loro 15 mln di individui costituiscono la minoranza più forte della Turchia. La protesta è contro il governo di Ankara per il suo mancato intervento militare in soccorso della città di Kobane.  I curdi della Turchia accusano Ankara di aver voltato le spalle ai loro fratelli in Siria. La città di Kobane è infatti, l’ultima enclave curda nel nord della Siria ed è sotto assedio dei miliziani dello stato islamico, Is. Di fronte ad una protesta sempre più dilagante da giorni, che finora ha provocato almeno 35 morti e decine di feriti in tutto il Paese, da più parti si lanciano inviti alla moderazione e al dialogo. Il timore è che si riaccendano gli antichi dissidi, e riprenda la rivolta curda nella stessa Turchia. Purtroppo non mancano occasioni per alimentare la rabbia e dare maggiore carica emotiva alla protesta. Oggi ad incendiare ancora di più gli animi la notizia giunta dalla frontiera siriana-turca. Sembra che dei militanti curdi siriani feriti negli scontri in corso a Kobane sono morti nel tentativo di attraversare la frontiera con la Turchia in cerca di adeguate cure mediche in ospedale. I militanti sono stati trattenuti dalle guardie di frontiera turche che hanno impedito loro di attraversarla e solo quando questi sono morti in seguito alle ferite riportate e per la mancanza di assistenza medica hanno consentito loro il transito attraverso la frontiera. Un episodio simile era stato già denunciato la scorsa settimana da alcuni medici. Essi rivelarono che nei giorni più cruenti della battaglia di Kobane una decina di militanti curdi feriti erano rimasti senza assistenza medica, e per questo sono morti, a causa del fatto che gli era stato impedito il transito attraverso la frontiera con la Turchia. Per i medici erano feriti recuperabili se si fossero soccorsi in tempo e che alcuni erano morti per dissanguamento. Le autorità di Ankara si sono giustificate parlando di rischi per la sicurezza del Paese e di necessarie autorizzazione che sono giunte incolpevolmente in ritardo e specificando che le attese sono state al massimo della durata di 6 ore.  Le autorità turche hanno anche spiegato che a causa di quanto accaduto si sta provvedendo ad un cambio nella procedura rendendola più veloce. Inoltre, hanno riferito che decine e decine di militanti curdi feriti sono stati curati presso l’ospedale del distretto rurale di Suruc nella provincia di Sanurfa in territorio turco. Come anche centinaia di rifugiati curdi siriani. Ma, è proprio da questi ultimi che giungono altri racconti da cui emergono brutte storie di intimidazioni e carcerazioni arbitrarie. Nella confinante Turchia dallo scorso mese di settembre sono scappati dalla Siria almeno 200mila curdi. La verità di fondo in tutta questa storia è che Ankara ha timore di aiutare i curdi siriani che appartengono al Democratic Union Party, PYD, che a sua volta è considerata un’appendice del Partito dei lavoratori del Kurdistan, PKK, che è considerato gruppo terroristico, e quindi teme di favorire in qualche modo quest’ultimo con cui è in lotta. Il fatto che poi, numerosi uomini del Pkk stanno combattendo a Kobane a fianco dei curdi siriani contro i Jihadisti dell’Is potrebbe essere uno dei motivi dei rallentamenti al confine nel soccorrere i militanti feriti.

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