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Crisi Ucraina: le ragioni di Putin e quelle dell’italia

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Oggi si terrà a Milano il vertice ASEM (Asia-Europe Meeting) in cui la comunità europea, anche senza la presenza degli USA, potrebbe giocare un ruolo essenziale sia sotto il profilo economico con i nuovi mercati asiatici, sia per le tematiche ad essi più o meno correlati afferenti le posizioni NATO ed UE nei riguardi della crisi Ucraina, del terrorismo ISIS e della fluida situazione siriana, per tacere di quella dell’intera area mediterranea. Molte sono quindi le aspettative e le speranze riposte in tale vertice che, non a caso, si tiene in Italia; non solo nel settore dell’economia e degli scambi commerciali, ma vista la presenza non ancillare di Putin, l’agenda non può trascurare temi di estrema attualità anche sotto il profilo geostrategico, dei teatri di crisi, di energia e di terrorismo che minacciano in qualche misura non solo le economie, ma la stessa pace nel mondo. E’ anche un’occasione per tentare di riallacciare quei rapporti con Putin che sono stati notevolmente raffreddati dalle recenti sanzioni economiche correlate alla crisi Ucraina, poste dalla NATO/UE, ma imposte soprattutto dai paesi anglofoni (USA in testa) nei confronti della Russia. Quelle opinabili sanzioni che, in una situazione così precaria come quella che stiamo vivendo nel Vecchio Continente mortificano ogni tentativo di crescita, soprattutto in Italia, oltremodo penalizzato dalle ovvie contro-sanzioni russe. Qualche volta sarebbe sacrosanto avere il coraggio di dire no a ambizioni ed azioni, ancorchè sponsorizzate da alleanze come la NATO/UE, se vanno a penalizzare gli interessi nazionali e la qualità della vita dei propri cittadini : è questo un dovere primario che invece spesso viene messo in secondo ordine con un palese atteggiamento di sottomissione al volere del “più forte’’. Nel caso specifico dell’Italia le ragioni di un distacco dalle sanzioni sarebbe logico e perfino doveroso; il nostro Paese ha ampi e storici scambi commerciali, industriali e di materie prime con Mosca e con Kiev, secondo solo alla Germania per un valore complessivo di oltre 13 miliardi di euro. Il pacchetto di sanzioni approvato dall’UE nello scorso mese di settembre (l’8 settembre è sempre stato un giorno infausto per l’Italia…) non solo colpisce gli approvvigionamenti di mezzi e tecnologie importanti, ma anche il comparto dell’agroalimentare, quello della meccanica e dell’ impiantistica.
Da quando sono state imposte tali sanzioni, la contrazione commerciale italiana negli scambi si è sostanziata con una perdita secca di oltre il 10% con la Russia e di oltre il 25% con la stessa Ucraina. Nel frattempo altri paesi come la Cina, il Brasile e la Turchia, approfittando delle sanzioni si stanno avvantaggiando accaparrandosi fette di mercato tradizionalmente appartenute al nostro “made in Italy’’, dalla moda ai prodotti alimentari, fino all’industria tecnologica. Per questo le nostre imprese, già gravate dai noti problemi dell’ ipertassazione e della deflazione, sono giustamente preoccupate a fronte dei danni sull’export del tutto tangibili. Il nostro Governo dovrebbe perciò porre in essere ogni azione al fine di normalizzare le relazioni economiche e commerciali con la Russia, mettendo in campo tutti gli elementi per il progressivo rientro di questa crisi, evitando così di perdere definitivamente quote di mercato così faticosamente conquistate dai nostri imprenditori. E, specularmente, per scongiurare che le restrizioni nel rifornimento del gas russo, oltre a farci cacciare parecchi soldi in più per la sua normale acquisizione, rischi di farci passare l’inverno a “battere i denti’’. E tutto questo per quale ragione? Per esserci accodati, bovinamente, alla NATO/UE nella partita anti-russa per risolvere la recente crisi ucraina.
Talvolta la politica è incomprensibile e rasenta il paradosso; altre più importanti ragioni suggerirebbero di dare la priorità a combattere il terrorismo e superare le banali, ed anche ingiuste, diatribe con Mosca coinvolgendola invece nella lotta alle barbarie dell’ISIS. Non è neppure plausibile sostenere che, siccome l’UE è una “stretta Unione fra Stati’’, la NATO difende la sicurezza collettiva dei paesi aderenti, ecc, sia imperativo aderire ad ogni loro opinabile iniziativa a prescindere; basta rammentare le più recenti crisi e conflitti come nel corso della guerra con la Libia per rendersi conto che solo 4 membri della NATO sono stati gli “aderenti’’, per sorvolare sulla chiamata dell’UE per la missione Frontex Plus (operazione Triton) in cui solo 8 su 28 nazioni hanno aderito, mentre il resto ha glissato facendo solo i propri interessi nazionali! E la coerenza e solidarietà collettiva ambito NATO e UE ha raggiunto la massima espressione col palese menefreghismo nei confronti del nostro Paese che aveva tutte le ragioni, e il sacrosanto diritto, di riportare in Patria i 2 fucilieri del San Marco, ingiustamente detenuti in India; lì nessuno si è mosso e solo qualche giorno fa, l’attuale Mrs.PESC, la ineffabile Lady Ashton si è svegliata da un letargo di oltre 2 anni sostenendo l’inaccettabilità della detenzione dei nostri 2 fanti, ma il resto degli Alleati NATO e UE continua a tacere!
Se poi si ha il pudore di analizzare con la dovuta onestà la delicata situazione della crisi Ucraina, c’è da sforzarsi non poco per dar ragione alla NATO/UE/ Obama, e torto alla Russia.
Il pensiero dominante propagandato dalla stampa occidentale è che la Russia sia colpevole di aggressione a Kiev, avendo prima annesso la Crimea per rivivificare il vecchio impero sovietico. Ciò è del tutto fuorviante ed errato: gli Stati Uniti ed i suoi alleati europei sono i veri colpevoli della crisi ucraina, in quanto i guai sono dovuti alle ambizioni della NATO di allargarsi verso l’Ucraina togliendola dall’orbita russa ed integrandola nel mondo occidentale. Così com’era già capitato con il primo ampliamento della NATO nel 1999 con l’assorbimento della Cecoslovacchia, dell’Ungheria e della Polonia; quindi nel 2004 con altri 7 Stati satelliti della ex-URSS, fra cui Bulgaria, Romania e gli stati nordici. All’epoca della caduta del Muro di Berlino e con la successiva disintegrazione dell’Unione sovietica, furono fatte formali promesse che non ci sarebbe stata alcuna lievitazione della NATO che, come noto ai più, ha cambiato pelle sotto la spinta US trasformandosi in una Alleanza “allargata’’ con compiti assai diversi dalla sua nascita. Con l’intendimento di allargarsi anche alla Ucraina, la NATO ha “sfruculiato’’ Putin che da sempre considera “una catastrofe” il dissolvimento dell’URSS, e l’Ucraina un paese limitrofo cuscinetto di importanza strategica per la stessa sopravvivenza della Russia. Per tacere dello sbocco al mare dalla Crimea che, nei progetti statunitensi, avrebbe dovuto divenire la base della Sesta Flotta USA, negando così l’accesso al Mar Mediterraneo della Flotta moscovita! Pure utopie occidentali; certamente Putin non ha bisogno di lezioni di leadership in fatto di strategia, né di politica estera, da parte dell’ondivago Obama oppure dai pseudo-leaders del mondo occidentale. In altri termini è come se la Cina costruisse una robusta struttura militare cercando di includere il Canada e il Messico, confinanti con gli USA, minando la stessa sicurezza nazionale statunitense: che farebbe Obama? Non accetterebbe certo l’accerchiamento per una mera questione di “Homeland security’’, così come è inaccettabile per Putin l’invadenza occidentale nei confronti dell’Ucraina. Putin ha ragioni da vendere; ora ha ritirato le truppe invocando una tregua: forse è giunto il momento della ragionevolezza che porta i vari Capi a sedersi attorno al tavolo –magari proprio a Milano- per giungere a una sorta di Ucraina neutrale, aiutandola a prosperare a cura di entrambi i “contenders’’. Tale approccio consentirebbe alla Russia di rivolgere le proprie energie contro il terrrorismo ISIS, cooperando con le Nazioni occidentali, e tutti ne uscirebbero vincitori. Ma soprattutto l’Italia, guadagnandosi una straordinaria reputazione perché la soluzione è stata trovata a Milano, ed anche in termini di ripresa degli scambi economici sia con Mosca che con Kiev, che in questo momento sarebbero una manna ritrovata, con ragione!

 

Giuseppe Lertora

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