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Federlazio: analisi situazione imprese con tinte meno fosche delle precedenti

federlazioUn’analisi congiunturale a tinte meno fosche delle precedenti quella che stamattina ha presentato Federlazio, su dati Movimprese,  prendendo a campione 350 aziende di piccole e medie imprese associate, di cui 46 della Tuscia. I segni positivi che si riscontrano su  produzione, export e fatturato sono però sostanzialmente legati allo sviluppo del mercato estero, mentre resta stagnante il mercato interno con l’edilizia completamente ferma.  Del resto, dal II semestre del 2008, da quando cioè è iniziata la crisi, si contavano nella Tuscia 34.516 imprese, mentre nel  II semestre 2014 il numero è sceso a 33.354 con una perdita di ben 1162 imprese  e dai mille ai 2mila lavoratori. Nella graduatoria regionale la Tuscia è al quarto posto, seguita da Rieti con 13.085 imprese e sopravanzata nell’ordine da Frosinone (38.816), Latina (47.081) e Roma (340.741).
“Purtroppo – ha affermato il presidente della Federlazio, Giovanni Calisti alla sua prima analisi congiunturale – non fa rumore quello che abbiamo perso nella Tuscia, l’emorragia che c’è stata. Sono anche io un imprenditore e come tale, però, dobbiamo essere ottimisti e guardare avanti”. E l’analisi presentata oggi dal presidente, dal direttore Giuseppe Crea e dal segretario Mario Adduci, tutto sommato qualche segnale positivo lo presenta, portando gli imprenditori intervistati un cauto ottimismo. “I timidi segnali di ripresa registrati nel 2013 sono stati confermati nel periodo gennaio-giugno di quest’anno, grazie alla componente estera della domanda, che sembra riaccendere un cauto ottimismo tra gli operatori della provincia di Viterbo – ha esordito Crea – La fase acuta della crisi sembra superata, ma , permangono ancora nei piccoli e medi imprenditori le difficoltà a delineare un sentiero convinto di effettivo superamento delle difficoltà. Trend ulteriormente negativo sul versante delle imprese industriali, ove in tutte le province del Lazio si è registrato uno sviluppo peggiorativo”.  Crea è poi passato ad analizzare la produzione, che dopo il forte rallentamento dei due semestri precedenti, nel periodo gennaio-giugno 2014, mostra una tendenza in rialzo, anche per effetto della domanda estera.  Da gennaio a giugno la percentuale delle imprese che hanno registrato un incremento dell’export in ambito europeo UE è addirittura triplicata, passando al 66,7%, rispetto all’ 20 % della precedente rilevazione. Il deciso miglioramento degli ordinativi esteri si conferma anche sul mercati dell’area extra UE. In tale contesti la percentuale di ottimisti sale al 66,7%, mentre a fine 2013 era attestata al 40%. Decisamente negativo, invece, il dato relativo agli ordini dall’Italia: risulta addirittura dimezzata la percentuale di imprese che ha registrato un aumento della domanda interna: passa dal 20% della precedente semestre, al 10%, nel periodo gennaio-giugno 2014. Per quanto concerne il fatturato si registra una dinamica positiva, che è aumentato sui mercati di sbocco comunitario al 62,5%, rispetto al 16,7% della precedente rilevazione.
Giudizi di aperta preoccupazione, invece, sull’andamento del fatturato nel mercato interno con il dato sostanzialmente invariato (dal 6,7% al 6,2%) delle aziende che dichiarano un aumento. Un trend positivo si evidenzia, invece, per l’occupazione con la percentuale di aziende che, nel periodo gennaio-giugno 2014, hanno dichiarato aumenti degli organici che sale al 18,8%, rispetto al 5,3% del primo semestre 2013 ed al 6,7% della fine dello scorso anno. L’andamento dell’occupazione appare sostanzialmente stabilizzato, anche per effetto degli ammortizzatori sociali che hanno attenuato gli impatti della crisi. Mario Adduci, al riguardo, ha evidenziato come, rispetto al secondo semestre 2013, sia aumentata lievemente la percentuale di imprese che ha attivato procedure di Cassa Integrazione Guadagni: dal 22,2% si passa al 23,1%. Tra queste, il 57,1% ha dichiarato di aver chiesto la Cassa Integrazione Gudagni Ordinaria, percentuale in aumento rispetto al 53,8% di sei mesi prima.
Stesso andamento in crescita per la Cassa Integrazione In Deroga, che dal 30,8% del secondo semestre 2013 passa al 32,1% nei primi sei mesi 2014.
Per contro, si registra una flessione per la Cassa Integrazione Straordinaria, passata dal 15,4% di fine 2013, al 10,7% della prima metta di quest’anno.  Il tasso di crescita della CIG Ordinaria in questa provincia è risultato negativo (-3,7%). “Uno dei dati più significativi – ha spiegato Adduci – è quello relativo alla cassa integrazione straordinaria con una riduzione, rispetto al contesto regionale e nazionale notevole: da gennaio a giugno 2014 è scesa al -62,7%, rispetto al + 39,9% del Lazio ed al +20,1% del Paese, quindi, in forte controtendenza. Per la cassa integrazione in deroga, invece – ha proseguito  Adduci – Nel primo semestre 2014, nel territorio della Tuscia le ore di CIG in deroga sono aumentate del + 59,4%, una netta esplosione rispetto a quanto riscontrato a livello regionale (-28,3%), nazionale (-16,7%) e nelle altre province, con esclusione di Rieti (+7,9%). Le aziende più strutturate – ha precisato Assuci- hanno avuto meno ricorso a questo ammortizzatore sociale, così come le imprese che si sono potenziate all’estero hanno avuto meno sofferenza. Le aziende più piccole che non hanno una vocazione per i mercati esteri hanno, al contrario, subito una forte sofferenza”. L’attenzione si è, quindi, spostata sugli investimenti, in netta crescita rispetto alla precedente analisi congiunturale (dal 20% al 31,3%), per merito sostanzialmente dei fondi messi a disposizione da una serie di bandi, tra i quali, il Fondo Finanziamento Capitale Circolante, il Fondo Investimenti produttivi delle PMI e il Bando Inail. Tra le problematiche che hanno influito sull’andamento aziendale in pole position figurano i ritardi dei pagamenti dei committenti privati (28,7%), seguito dall’insufficienza della domanda (27,8%). Di rilievo anche la “mancata concessione del credito bancario” e “l’impossibilità a partecipare agli appalti, entrambe indicate dal 7,6% degli intervistati. Infine, come consuetudine, l’indagine congiunturale della Federlazio ha chiesto alle aziende intervistate come avvertono la crisi. “Se dalle risposte si conferma il prevalere del pessimismo – ha affermato Crea – c’è tuttavia da sottolineare che la percentuale di imprese che hanno dichiarato che “Al momento non si intravvede alcuna via d’uscita” è in discreta attenuazione: dal 61,5% rilevato sei mesi fa, si passa al 55,6% di questa prima parte del 2014. Parallelamente aumenta il novero degli ottimisti, per i quali “Si incomincia ad intravvedere una luce in fondo al tunnel/Il peggio è ormai alle nostre spalle”: salgono al 30,6%, rispetto al 27,4% del precedente semestre. Sempre secondo l’indagine  è la pressione fiscale il primo dei vincoli alla competitività (27,6%); seguita dal “Costo del lavoro”, con il 23,8% delle risposte. Segue la “Complessità normativa e burocratica”, al 19,3%.   Infine, le previsioni: “Le opinioni espresse sono risultate improntate ad una sostanziale cautela – ha concluso Crea – che regna tra gli operatori, circa l’andamento dei prossimi sei mesi dell’anno, con una diffusa aspettativa di stabilità”.

Wanda Cherubini

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