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Vicenda marò: governo India non si oppone a rientro Latorre. E Girone?

LaTorre-Girone

ULTIMA ORA: Governo indiano non si opporrà a rientro in Italia di Latorre
Il governo indiano non si opporrà al rientro in Italia, per motivi di salute, del marò Massimiliano Latorre. Dopo avere esaminato l`istanza presentata dai legali del fuciliere di Marina, in cui si chiede il rimpatrio del marò in seguito all`attacco ischemico accusato la settimana scorsa, oggi la Corte suprema indiana aveva chiesto al governo di New Delhi di fornire una risposta in vista della prossima udienza il 12 settembre. Insomma davvero Girone sarà lasciato da solo in India dopo questo teatrino durato oltre due anni? Ci auguriamo che non accada, perché sarebbe davvero incredibile. Che intervenga il Governo italiano a risolvere una volta e per tutte questa vicenda che si protrae senza alcun sbocco vero.

Massimiliano Latorre è stato dimesso dall’ospedale di New Delhi

LaTorre dovrà tornare in ospedale fra qualche giorno per un controllo di routine del decorso del suo recupero. I medici definiscono in linea generale il suo un quadro clinico rassicurante

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Alla notizia che si prospetta la possibilità del rientro in Patria per motivi di salute di almeno uno dei due marò, Massimiliano LaTorre, il pensiero è corso subito all’altro dei due, Salvatore Girone. Nella vita è necessario saper essere anche obiettivi pur sapendo di smuovere un vespaio e senza remore porre questioni e dubbi. Le vite di questi due uomini, militari della Marina italiana, sono state accomunate da una tragica fatalità. Per questo motivo sarebbe opportuno che i loro destini rimanessero inscindibili, almeno fino alla soluzione della vicenda che li vede loro malgrado coinvolti. Questo non inteso per una questione egoistica, ma, e chi è militare lo sa bene, solo perché hanno iniziato insieme e dovrebbero terminare insieme questa ‘avventura’. Già una volta è stato commesso l’errore di scindere i destini dei protagonisti di questa vicenda. I due militari italiani erano infatti, parte di un team di sicurezza antipirateria, rispettivamente il capo team e il suo vice,  imbarcato a bordo di una petroliera battente bandiera italiana, l’Enrica Lexie.  Una nave della  società armatrice dei F.lli D’Amato di Napoli. La nave il 15 febbraio del 2012 è incappata in un probabile attacco pirata nell’Oceano Indiano che è stato però, prontamente respinto. Questo, secondo le regole d’ingaggio dal team di sicurezza che si basano sul principio di autodifesa, cioè il ricorso dell’uso della forza solo quando è necessario. La petroliera si trovava poi, già al largo in piene acque internazionali quando le autorità indiane hanno chiesto al suo comandante, Umberto Vitelli di rientrare nelle acque territoriali indiane. Il comandante Vitelli ha obbedito e cambiato rotta e si è gettato nelle braccia degli indiani o meglio ha gettato i marò nelle braccia degli indiani. Un fatto questo confermato allora in un audizione in Senato e alla Camera da Giulio Terzi che al momento dello scoppiare della crisi tra India e Italia, a seguito dell’incidente, era Ministro degli Esteri. Terzi ricostruendo le tappe della vicenda partendo fin dalle prime fasi testualmente  affermò: “L’ingresso della Enrica Lexie in acque indiane è stato il risultato di un sotterfugio della polizia locale, in particolare del centro di coordinamento della sicurezza in mare di Bombay che aveva richiesto al comandante della Lexie di dirigersi nel porto di Kochi per contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati. Sulla base di questa richiesta, il comandante della Lexie, acquisita l’autorizzazione dell’Armatore decideva di dirigere nel porto”. I due marò vennero arrestati il 19 febbraio successivo e il 5 marzo 2012 vennero incarcerati: il resto è storia. Nel mese di maggio del 2012, alla petroliera con a bordo il resto del team di sicurezza, altri 4 marò, fu poi, concesso dalle autorità locali indiane di riprendere il largo e rientrare in Italia. I due marò vennero quindi lasciati da soli nelle mani degli indiani. Con molta probabilità se l’Enrica Lexie non fosse tornata indietro tutto quello che è accaduto e che deve ancora accadere in India non si sarebbe mai verificato. Il perché la petroliera sia tornata indietro mentre non era tenuta a farlo ancora non è del tutto chiaro. La Fratelli D’Amato è legata con l’India da forti interessi commerciali. Ogni anno da questo Paese asiatico riceve numerose commesse legate al trasporto di ‘crude oil’ e non solo. I due marò vennero accusati dalle autorità indiane di essere i responsabili  della morte di due pescatori dello stato federale indiano del Kerala. Questi, sarebbero stati uccisi da qualcuno in mare quello stesso 12 febbraio del 2012 forse per errore perché scambiati per pirati. Non ci sarebbero testimoni oculari ne prove concrete, ma per le autorità locali indiane del Kerala non ci sono dubbi sono stati i due marò ad uccidere, anche se per errore, i due pescatori. L’Italia ha sempre inutilmente respinto ogni accusa e negato che tutto questo possa essere accaduto. Una negazione dovuta al fatto che la sospetta nave pirata era diversa dal peschereccio su cui erano imbarcati i due pescatori morti ed inoltre, luogo e ENRICA LEXIEora incidente erano diversi da quelli dichiarati dalle autorità locali indiane. Tutto si regge sul fatto che l’India si trova in una posizione predominante avendo i due marò nelle sue mani, e in virtù di questo detta le regole del gioco. Un gioco che si fa sempre più pesante e a discapito dei due militari italiani che vivono a New Delhi in semilibertà in attesa di giudizio, ospitati nella locale sede diplomatica italiana. Finora contro di loro non sono state ne formulate accuse specifiche ne sono state presentate prove valide di colpevolezza. Cosi di rinvio in rinvio sono trascorsi oltre due anni e non è prevedibile quanti altri ancora ne passeranno. Purtroppo tutto questo può provocare scompensi anche nel corpo più forte e resistente. Così è stato per Latorre che nei giorni scorsi è stato colpito da Ischemia e per questo è stato ricoverato d’urgenza in ospedale nella capitale indiana, New Delhi. In seguito a quanto accaduto i suoi legali giustamente hanno prontamente presentato alle autorità giudiziarie indiane una formale richiesta di trasferimento in Italia del marò per sottoporlo ad adeguate cure mediche. La Corte Suprema indiana si è riservata di rispondere entro pochi giorni. Nel caso venga accolta la richiesta resterebbe ostaggio in India il solo Salvatore Girone. Da quell’ormai lontanissimo 15 febbraio del 2012 LaTorre e Girone condividono speranze, paure, tensioni, umori, pensieri, giochi, cibo e tanto altro.  Sono stati entrambi coinvolti in una triste vicenda che ha avuto degli sviluppi inaspettati e inspiegabili e a causa della quale vivono le loro interminabili giornate in India lontano dalla loro Patria, dai loro affetti e dai loro cari. Chissà quante volte hanno sperato che tutto quello che gli stava capitando fosse solo un incubo e sperato di svegliarsi e di accorgersi che non era realtà. Chissà quante volte si sono fatti coraggio a vicenda. Purtroppo l’India della vicenda ne ha fatto una questione di principio. Nel Paese asiatico la vicenda è stata molto strumentalizzata soprattutto a livello politico. Ora, anche se si fossero accorti dell’errore commesso, gli indiani non possono più tornare indietro altrimenti rischierebbero di perdere la faccia di fronte all’opinione pubblica indiana e non solo. Certezze che siano stati i due marò a colpire e uccidere in mare i due pescatori al largo delle coste meridionali dell’India nessuno però, le può avere. Unica certezza è che anche se fosse che il fatto sia veramente accaduto questo si è svolto in acque internazionali e a bordo di una nave battente bandiera italiana quindi territorio italiano.

Ferdinando Pelliccia

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