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Ultraleggero precipitato all’Elba: corpi Mecucci e Sodano presto restituiti a famiglie per i funerali

news-6Aggiornamento: Errore umano associato a conseguente guasto meccanico sarebbero stati a provocare incidente (*)

Secondo le prime indiscrezioni dall’inchiesta in corso emergerebbe che l’aereo avrebbe toccato terra in maniera sbilenca da qui il danneggiamento dell’elica e di conseguenza il successivo blocco del motore. L’aereo dopo il decollo ha proseguito il suo volo, uscendo della pista lato nord dell’aeroporto di Marina di Campo, per oltre un kilometro fino al momento dell’impatto. Il motore ha prima ‘tossito’ e poi, è andato in stallo. Sembra che il pilota abbia anche tentato una virata nella speranza di raggiungere l’aeroporto. Manovra che purtroppo non gli è riuscita. L’aereo poco dopo si è avvitato su se stesso ed è precipitato al suolo con il muso in avanti. Confermato che i due occupanti del piccolo aereo sono morti sul colpo nel momento dell’impatto al suolo.

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Si è svolta oggi  l’autopsia sui corpi di Silvio Mecucci e Giuseppe Sodano. Le salme si trovano all’obitorio di Portoferraio a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il primo, 43 anni  istruttore di volo originario della provincia di Viterbo, Caprarola. Il secondo, allievo pilota di 37 anni originario della provincia di Napoli, Afragola. L’ esame post-mortem è stato disposto dal  Pubblico Ministero del Tribunale di Livorno, Fiorenza Marrara. Con l’assolvimento anche di questa triste incombenza sarà possibile restituire i corpi dei due sfortunati piloti alle rispettive famiglie. In questo modo esse potranno provvedere alla loro sepoltura. Con molta probabilità i loro funerali potrebbero essere celebrati già lunedì prossimo.  I due erano a bordo di un ultraleggero Dv 20 monoelica precipitato, il 22 settembre scorso, poco dopo il decollo dal piccolo aeroporto di La Pila di Marina di Campo sull’isola dell’Elba. Ad unire i due la passione per il volo. Per Sodano doveva essere l’ ultimo volo da allievo prima di conseguire il brevetto di pilota. Per questo aveva seguito un corso ATPL (A). Questo brevetto permette di operare con funzione di comandante o copilota su aerei plurimotore impiegati in operazioni di trasporto aereo commerciali.  Sarebbe stato per lui il coronamento di un sogno inseguito per anni e spezzato in maniera cosi drammatica. Era sposato e padre di un bambino in tenera età mentre la moglie era in attesa del secondo genito, una bambina. Mecucci invece, aveva conseguito il brevetto anni addietro, al suo attivo 2.200 ore di volo, ed ora aiutava altri a riuscirci come istruttore dell’aereo club Urbe. Una passione per il volo che condivideva con quella per la tastiera. Anche lui era sposato. Sul tragico episodio sono in corso due inchieste. Oltre quella della magistratura anche un’inchiesta dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, Ansv. Si tratta di accertare se la causa dell’incidente sia stato un errore umano o un guasto tecnico. Importante stabilire soprattutto la dinamica dell’incidente.  L’ultraleggero era un aereo scuola ed era decollato dall’aereo club Roma Urbe, che ne era il proprietario, diretto all’Elba  dove doveva compiere un ‘touch and go’ ossia planata, tocco sulla pista e poi risollevarsi all’aeroporto La Pila di Marina di Campo. Qualcosa però, non deve essere andata nel verso giusto. Poco dopo che l’aereo è ripartito dall’Elba per rientrare a Roma si è schiantato al suolo. I due occupanti del piccolo aereo non  hanno avuto scampo sono morti sul colpo nel momento dell’impatto al suolo. In Italia la passione per gli ultraleggeri ha raggiunto livelli altissimi. Si contano circa 12mila iscritti a questa categoria. Forse per l’elevato numero di appassionati, che la categoria annovera, sarebbe necessario adeguare la normativa che li regolamenta. Fino ad oggi è previsto che ci siano controlli ogni 50 ore di volo sugli aerei e ogni 12 mesi gli istruttori vengano posti sotto esame. Per quanto riguarda gli aerei invece, quelli delle scuole di volo subiscono ispezioni giornaliere firmate da un meccanico abilitato.

Ferdinando Pelliccia

(*) Ricevuto da ANSV

Con riferimento all’articolo di cui al link indicato a firma di Ferdinando Pelliccia, si ringrazia per aver provveduto tempestivamente, come da contatti intercorsi in mattinata, a rimuovere  il logo della scrivente ANSV a corredo dello stesso.

La richiesta, come detto, perché l’articolo, impaginato in quel modo, con a fianco il seguente testo:

“Aggiornamento: Errore umano associato a conseguente guasto meccanico sarebbero stati a provocare incidente

Secondo le prime indiscrezioni dall’inchiesta in corso emergerebbe che l’aereo avrebbe…”

lasciava intendere/interpretare che le nominate “prime indiscrezioni” fossero uscite dalla ANSV.

Con l’occasione, come da impegno, si precisa quanto segue.

Non tutti i “piccoli” aeromobili sono qualificabili giuridicamente come “ultraleggeri”, ma soltanto quelli che hanno delle ben precise caratteristiche definite per legge.

Prima di tutto va precisato che gli ultraleggeri rientrano, più in generale, nella categoria degli apparecchi per il volo da diporto o sportivo (VDS) di cui alla legge n. 106/1985. Tali apparecchi, come precisato nell’allegato annesso alla citata legge, si dividono in: apparecchi privi di motore (tra i quali sono ricompresi, ad esempio, i deltaplani ed i parapendio) ed apparecchi provvisti di motore (tra i quali sono ricompresi gli ultraleggeri).

Anche gli apparecchi VDS sono aeromobili, in virtù di quanto previsto dall’art. 743 del codice della navigazione, però non sono assoggettati a molte norme del codice stesso in quanto beneficiano di una normativa sostanzialmente speciale che ne ha agevolato la diffusione.

Le caratteristiche tecniche degli apparecchi VDS sono definite espressamente nell’allegato annesso alla legge n. 106/1985. Ad esempio, nel caso degli apparecchi VDS biposto provvisti di motore (tra cui rientrano moltissimi tipi di “ultraleggeri”) è prevista una massa massima al decollo non superiore ai 450 kg (che può arrivare a 495 kg nel caso in cui si tratti di anfibi/idrovolanti ed elicotteri con galleggianti) ed una determinata velocità di stallo.

La vigente normativa aeronautica in materia di inchieste di sicurezza (in ambito UE la normativa di riferimento è rappresentata dal regolamento UE n. 996/2010) esclude l’obbligo di inchiesta nel caso di incidente o di inconveniente grave occorso a certe tipologie di aeromobili, tra cui sono ricompresi quelli che in Italia vengono definiti apparecchi per il volo da diporto o sportivo. Conseguentemente, stante la predetta esclusione, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV), al momento, non svolge le inchieste di sicurezza sugli incidenti/inconvenienti gravi occorsi agli apparecchi VDS.

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