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Israele-Gaza: verso la fine della tregua senza accordo…

Non c’è ancora un accordo tra Israele e Hamas: la fine della tregua si avvicina (lunedì alla mezzanotte scade quella attuale di 5 giorni) e iniziano già le minacce di ricominciare una guerra assurda sulle spalle della popolazione civile inerme. Ultime 24 ore di sforzi, poi potrebbe tornare il conflitto senza scadenze.

tel-aviv

Domani notte, esattamente lunedì a mezzanotte, scade la tregua di 5 giorni in atto, ma non è ancora stato raggiunto in Egitto un accordo per una tregua duratura. Israele non transige sull’allentare il controllo nella striscia di Gaza, considerato però un assedio dai palestinesi, perchè il governo della Stella di David e con lui quasi l’intero paese, considera un pericolo l’apertura di maglie più larghe alle frontiere della striscia. La paura israeliana è che questa condizione posta da Hamas, serva esclusivamente per introdurre nuovi armi con le quali colpire gli israeliani. Lo stesso dicasi per la concessione della costruzione di un porto e di un aeroporto. A sintetizzare bene il concetto ci ha pensato il ministro Yuval Steinitz che ha dichiarato prima della riunione del gabinetto di sicurezza israeliano che la costruzione di “un porto o un aeroporto a Gaza sarebbe per Hamas come avere a disposizione un Duty Free per missili e razzi”. Altro punto fermo nella linea dell’esecutivo della Stella di David è la smilitarizzazione di Hamas, in cambio di un alleggerimento del blocco sulla striscia di Gaza. Per dimostrare la sua buona volontà, Israele ha revocato, per la prima volta da quando sono iniziati i combattimenti a Gaza, il divieto di pesca. Chiaro che la posizione di Hamas cozza notevolmente con le richieste israeliane e viceversa. Hamas chiede senza se e senza ma, che si tolga il blocco a Gaza e che si costruiscano porto e aeroporto. Punto.
L’occidente si prepara per chiedere a Israele, attraverso una risoluzione dell’Onu, di cessare le ostilità e cessare il blocco; ad Hamas di farsi da parte e far ritornare nella striscia le forze dell’Autorità palestinese, con la reintroduzione di osservatori internazionali ai valichi di frontiera di Gaza per controllare ed evitare la reintroduzione di armi nella Striscia.  Date le posizioni intransigenti, questo tipo di richiesta, anche se conseguente a una risoluzione delle Nazioni Unite, sarà disattesa da entrambe le parti, con le conseguenze del caso. Ora, con l’avvicinarsi della fine della tregua, iniziano nuovamente le minacce se non si arriverà ad un accordo tra le parti. Hamas ha dichiarato che se fallisce l’accordo, allo scadere della tregua i combattimenti per quel che riguarda i palestinesi, si sposteranno da Gaza sul territorio israeliano, nella zona di Ashkelon. Israele, come sempre, fa sapere che allo scadere della tregua se partirà anche un solo razzo delle Brigate Ezzedin al-Qassam verso il territorio ebraico, si triplicherà la forza che l’Idf scatenerà sopra i miliziani di Hamas. I giorni passano e veti non crollano. Quello che avanza è la paura che questo ennesimo conflitto israelo-palestinese, si trasformi in una guerra senza scadenza e in una mattanza ben peggiore di quanto già non sia stata in questi 40 giorni dall’inizio dell’operazione Margine di protezione.  

GB

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