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Yara, Bossetti e i vomitevoli media speculatori

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Chi scrive è da giorni che rimugina sulla pioggia di indiscrezioni trapelate dalle indagini sull’atroce assassinio di Yara Gambirasio trovando ormai vomitevole il «trattamento» mediatico riservato al caso. Giorni fa mi sono espresso sugli elementi emersi arrivando alla conclusione che comunque sarebbe cosa buona e giusta attendere il contraddittorio prima di emettere sentenze che possano disintegrare l’esistenza di un uomo che per ora risulta solamente indagato, né imputato e tantomeno condannato. E’ lui il mostro schifoso che ha portato via la vita alla 13enne di Brembate? Non lo sappiamo e, forse, lo sapremo dopo i tre gradi di giudizio previsti dall’ordinamento. Pertanto, senza girarci intorno, a cosa serve il sensazionalismo mediatico messo in atto da alcune testate giornalistiche? Le redazioni più spregiudicate fiancheggiano l’azione degli inquirenti cercando di indurre Bossetti al cedimento? Non credo.

Il circuito mediatico, piuttosto, non aspettava altro in tempi di magra e dunque si cerca spudoratamente di cavalcare l’onda dell’inchiesta per trarne vantaggi. Non si spiegherebbero altrimenti i titoli fuorvianti che ormai, al ritmo di tre o quattro al giorno, infestano le pagine web dei quotidiani nazionali e non. Una sconfitta per il giornalismo e per gli addetti ai lavori che sono chiamati a raccontare fatti e non a speculare su indiscrezioni e voci altamente soggette ad interpretazioni di ogni sorta che con i fatti c’entrano poco e niente allo stato attuale delle indagini. Ovvero in una condizione di estrema approssimazione su quelli che potrebbero essere in realtà gli elementi a disposizione degli inquirenti.

Ne ho lette tante di vigliaccate in questi giorni ma una su tutte ha attirato la mia attenzione accelerando il processo di ribellione nei confronti di chi specula in maniera barbara sulle indagini: la storia delle sim. Ebbene, basta farsi una ricerca a ritroso di un paio di giorni per trovare titoli che insinuano dubbi senza la minima base logica. Per entrare solo superficialmente nel merito: a Bossetti sono stati sequestrati dieci telefoni cellulari e cinque sim. Sicché, pur di alimentare il mistero si è scritto: Che fine hanno fatto le altre cinque sim?

Insomma, ribadendo che non è mia intenzione – e del giornale – difendere nessuno o trarre conclusioni su indagini per altro ancora in corso e solo all’inizio, per l’ennesima volta stiamo assistendo ad uno spettacolo ignobile che non fa bene ai protagonisti della vicenda ma anche a quegli addetti ai lavori che in realtà rappresentano una parte della stampa italiana e che provano a raccontare i fatti senza la contaminazione speculativa tipica del miserabile.

NINO LORUSSO 

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