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Caso Yara, Bossetti colpevole? Con Dna serve cautela, ecco perchè

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Ormai sono giorni che Massimo Giuseppe Bossetti è indagato per la responsabilità del barbaro omicidio di Yara Gambirasio, tuttavia ad oggi – per le stringate informazioni giunte dagli inquirenti – mi sembra effettivamente fuori luogo l’accanimento mediatico e popolare nei confronti del presunto assassino della giovane. Sbattere il mostro in prima pagina è da anni diventato sport nazionale della cronaca; basta uno spiffero delle procure per scatenare una gogna mediatica capace di distruggere vite più velocemente di una raffica di mitra. Sia chiaro, il sottoscritto non intende iscriversi al club degli innocentisti ma nemmeno salire sul carro dei giustizialisti con la bava alla bocca. La mia posizione, e quella del giornale, è chiaramente garantista e consapevole che alla fine delle indagini su Bossetti i riscontri potranno essere in grado di confermare quanto emerso nelle ultime ore, ovvero che il muratore di Mapello e l’assassino di Yara sono la stessa persona. Messo in chiaro questo punto, operazione doverosa per evitare di essere bollato ingiustamente come innocentista – pratica molto diffusa in queste ore fra chi commenta con superficialità la vicenda -, passo agli elementi che non mi convincono, o meglio agli spunti trapelati dall’inchiesta che al momento lasciano perplessi obbligandomi ad assumere una posizione di neutralità assoluta nei confronti del sospettato.

L’elemento che ha scatenato la figura imbarazzante di Alfano (un tempo garantista)  e di tutti i giustizialisti e forcaioli italici è senza dubbio rappresentato dal DNA. Le indagini scientifiche hanno stabilito che il profilo genetico di Bossetti è compatibile al 99,99% con quello dell’assassino, dunque caso chiuso come qualcuno dalla procura di Bergamo si è lasciato scappare?
Tutt’altro.
Non è mia intenzione discutere la bontà della perizia scientifica, tuttavia è necessario attendere ulteriori riscontri prima di assumere una posizione più o meno decisa in merito alla colpevolezza del muratore sulla base dell’elemento scientifico in questione. Tre i fattori che mi portano ad essere cauto: la mancata certezza, in base alle informazioni di cui disponiamo (e ricordiamo che dalla Procura non filtra tutto quello che c’è sulle carte), sull’attendibilità del test DNA per il semplice fatto che non sappiamo ancora se la traccia è stata isolata da un reperto biologico consistente e incontaminato; la possibilità che ci sia stato un errore nell’analisi tecnica della prova; infine, e certamente il fattore più importante, l’assenza al momento di nuove perizie scientifiche di parte, ovvero della difesa.

In sostanza, l’indagine non è certamente in alto mare ma sicuramente sono stati percorsi solo i primi metri della maratona processuale. Solo questo deve mettere in guardia coloro che sputano sentenze non curandosi di un doveroso criterio logico – e civile – da seguire, ma forse chiedo troppo. E allora, tornando ai fattori sopra elencati, mi permetto di fare alcune puntualizzazioni al solo scopo di portare il lettore ad una riflessione oggettiva:

attendibilità test DNA. La scienza ha dimostrato che l’individuazione del profilo genetico è in grado di rappresentare la cosiddetta pistola fumante. Nessun dubbio su questo, visto che il DNA, più delle impronte digitali, è la perfetta fotografia biologica di un individuo. Semmai le domande – in attesa di ulteriori riscontri – sorgono sull’attendibilità del reperto. Di cosa si tratta? Sangue, sperma, saliva, sudore, pelle? La consistenza del reperto biologico è tale da consentire un’analisi attendibile al 100%? La contaminazione dello stesso è ridotta al minimo tale da poter stabilire un profilo genetico certo? Nulla di tutto questo ad oggi ha il marchio della certezza, pertanto è inutile infiammarsi sulla compatibilità affermata dagli inquirenti;

errore in fase di realizzazione del test DNA. Quando un laboratorio stabilisce la serie esatta del profilo genetico di una persona ogni dubbio è destinato a cadere. Tuttavia nel caso specifico dell’omicidio di Yara è importante puntare i fari su una questione emersa in questi giorni e mai approfondita con la giusta attenzione dai media: la possibilità di errore durante le analisi del reperto biologico associato al presunto assassino. I reperti sono stati confrontati con quelli giusti? Impossibile affermarlo con certenza, ma nemmeno sostenere, ribadisco ad oggi, il contrario. Un esempio chiave: stando alle notizie trapelate pare che Bossetti non sia stato individuato prima, ovvero nel 2012, perchè quando all’epoca sua madre Ester si sottopose al test del DNA questo fu comparato non a Ignoto 1 ma al profilo della madre di Yara. Questo errore basta e avanza per usare cautela nell’elaborazione del nostro personale giudizio;

mancanza di contro-perizie della difesa. Sembrerà strano – vista la vagonata di commenti superficiali (per non essere offensivi) – ma un processo si fonda su un principio assoluto: il contraddittorio. Sia dibattimentale che probatorio. Al momento solo l’accusa è stata in grado di fornire elementi scientifici definiti incontrovertibili ma non esenti da errori, come abbiamo visto; il lavoro della difesa – entrata in scena soltanto da pochi giorni – deve ancora cominciare pertanto non è plausibile, sulla base di quanto spiegato in queste righe, far finta di niente e non considerare aperto a sorprese il lavoro peritale di chi ha in carico la difesa di Bossetti. Questo terzo fattore rappresenta il più solido e importante per tenerci alla larga da inutili trionfalismi ma soprattutto da quel giustizialismo forcaiolo, tipico delle civiltà ignoranti.

Bossetti forse a breve crollerà e confesserà tutto, o forse non lo farà mai rendendo dunque necessarie indagini più approfondite sia a livello scientifico che investigativo nel senso più classico. La Cassazione ha stabilito che le prove, anche quelle scientifiche dunque, devono rispettare il principio secondo il quale «devono dimostrare la colpevolezza di un imputato “oltre ogni ragionevole dubbio”». E noi su questo giornale questo principio lo consideriamo inattaccabile e bastevole nella costruzione di un giudizio oggettivo e responsabile sulla vicenda allo stato attuale delle cose. Senza essere innocentisti.

Nino Lorusso

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    Yara, Bossetti e i vomitevoli media speculatori | News-LR

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