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Pirateria marittima Golfo di Guinea: rilasciata petroliera greca Fair Artemis

MT Fair ArtemisNel Golfo di Guinea dopo circa una settimana è stata rilasciata la petroliera MT Fair Artemis. La nave battente bandiera della Liberia e di proprietà della società armatrice greca la  Fairdeal GROUP MANAGEMENT SA era stata catturata dai pirati nigeriani lo scorso 4 giugno.  La nave cisterna era stata cattura nelle acque del Togo insieme al suo equipaggio composto da 24 marittimi di diversa nazionalità. Il rilascio è avvenuto l’11 giugno scorso. La nave è stata dirottata da pirati nigerini allo scopo di rubarne il carico di gasolio da rivendere poi, al mercato nero. Il sequestro è infatti, durato giusto il tempo di portare la nave in un luogo sicuro dove poi, derubarla del suo carico di carburante.  Ancora un colpo dunque portato a segno dai pirati nigeriani. Si tratta dei predoni del mare che da alcuni anni impazzano nel Golfo di Guinea. Essi di fatto sono gli artefici di un fenomeno tristemente noto a tanti, quello della pirateria marittima. Si tratta di un fenomeno che ha velocemente preso piede anche al largo della costa dell’Africa occidentale ed è andato crescendo  nel tempo fino ad interessare un’area che copre una dozzina di Paesi che va dalla Nigeria al Togo. Questo ha fatto in modo che anche questo specchio d’acqua diventasse una zona a rischio pirateria marittima. Un dato di fatto che ha spinto, nell’estate del 2011, la maggiore compagnia assicuratrice mondiale, i Lloyds Association di Londra, a definire le acque che contemplano la Nigeria, il Benin e gli altri Paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea con la stessa categoria di rischio di quelle della Somalia. Un po’ come avvenne nel 2007 per il mare della Somalia questo ha comportato una forte impennata nei costi assicurativi per gli armatori. II fenomeno minaccia in particolare quello che è ormai considerato uno degli hub commerciale emergenti nel Continente africano e che diventa sempre più importante per l’approvvigionamento di petrolio, metalli e prodotti agricoli per l’Occidente. Come era accaduto per la Somalia pian piano, nel corso degli ultimi tre anni, anche nel Golfo di Guinea le tante gang del mare che vi operano ‘hanno preso coraggio’ mostrandosi sempre più audaci nel compiere le loro azioni piratesche. In questo modo il fenomeno è aumentato notevolmente e dal 2013 lentamente quello al largo delle coste occidentali dell’Africa ha conquistato il triste primato di essere il nuovo crocevia della pirateria marittima internazionale scavalcando quello al largo della Somalia. Le gang del mare che operano nel Golfo di Guinea sono in gran parte composte da guerriglieri nigeriani. Essi hanno i loro covi nella penisola di Bakassi, tra Camerun e Nigeria.  La costa frastagliata e ricca di una fitta vegetazione offre loro un valido e sicuro nascondiglio.  La produzione petrolifera della regione raggiunge il 4 per cento della produzione mondiale. Per questo mare transita il 40 per cento del petrolio destinato all’Europa e il 30 per cento circa di quello destinato agli USA.  Il crescendo del fenomeno nel Golfo di Guinea viene quindi letto in maniera negativa. Le economie dei Paesi dell’area, e non solo quelli costieri, dipendono fortemente dai porti e dalla sicurezza dei trasporti via mare. Inoltre, l’industria del greggio nella regione sta vivendo un periodo di forte sviluppo e l’aumento degli atti di pirateria marittima non gli giova per nulla. A rischio lo sviluppo e il futuro economico di molti Paesi della regione che hanno puntato tutto sulle loro ‘ricchezze’. Purtroppo nel mare al largo delle coste occidentali dell’Africa nemmeno il ricorso alle guardie armate a bordo delle navi sta riuscendo a tenere lontano i pirati nigeriani. La determinazione degli assalitori e la violenza durante gli assalti risultano essere incontenibili anche per i più esperti Security Contractor.

Ferdinando Pelliccia

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